lunedì, 24 settembre 2018

W la Privacy

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Rilevazioni biometriche contro i furbetti del cartellino: un'idea a prova di privacy

02/07/2018

MILANO - Al fine di combattere a monte il fenomeno dei "furbetti del cartellino" nella Pubblica Amministrazione, il ministro Giulia Bongiorno intende ricorrere alla tecnologia: rilevazioni biometriche per evitare che qualche dipendente strisci il tesserino che appartiene ad altri.

Dell’applicabilità delle impronte digitali contro questo fenomeno è consapevole in primis la stessa ministra-avvocato: “Tra i beni confliggenti deve prevalere l’interesse collettivo: che siano tutti al lavoro, al servizio del cittadino”, ha spiegato Giulia Bongiorno. E ne sono coscienti gli stessi sindacati dei lavoratori della PA, che alla ministra non hanno contestato l’annuncio dell’introduzione delle impronte digitali per contrastare l’assenteismo nella Pubblica amministrazione, ma che la questione non è la priorità, dal momento che riguarda solo “lo 0,2-0,3% dei lavoratori pubblici, i cosiddetti fannulloni, dimenticando tutti gli altri”.

Occorre fare presente che nella Pa sono già previste le nuove tecnologie per far rispettare l’orario di lavoro. L’articolo 24 del Testo unico stabilisce che per “Il rispetto dell’orario di lavoro è assicurato mediante forme di controlli obiettivi e di tipo automatico”. In gran parte delle amministrazioni pubbliche esistono già strumenti per le rilevazioni elettroniche della presenza, vanno solo applicate. Si tratta per lo più di rilevazioni (a volte anche solo il passaggio di una mano o di un dito) usate per l’accesso e l‘uscita dal posto di lavoro, ma che, per ragioni di privacy, non registrano date e orari e non conservano le informazioni raccolte.

I dati biometrici e il GDPR

Un doveroso riferimento va fatto al GDPR. I dati biometrici vengono tutelati in quanto maggiormente rischiosi per i diritti e le libertà dell’individuo. Ne viene consentito l’utilizzo per un trattamento lecito, ma il Titolare del trattamento dei dati biometrici è obbligato a effettuare una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati:“è altresì richiesta per la sorveglianza di zone accessibili al pubblico su larga scala, in particolare se effettuata mediante dispositivi optoelettronici, o per altri trattamenti che l’autorità di controllo competente ritiene possano presentare un rischio elevato per i diritti e le libertà degli interessati, specialmente perché impediscono a questi ultimi di esercitare un diritto o di avvalersi di un servizio o di un contratto, oppure perché sono effettuati sistematicamente su larga scala”.

Va osservato, infine, che le impronte digitali all’ingresso e all’uscita sono una misura di contrasto ai furbetti del cartellino, ma non certificano con piena sicurezza la presenza sul posto di lavoro. Alla nuova tecnologia è sempre opportuno affiancare le “ispezioni a campione con pool di esperti: i nostri ispettori e specialisti di modelli organizzativi”, come previsto dalla stessa ministra Giulia Bongiorno.

 

(Fonte: Key4Biz)

 

 



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