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Stop alla sorveglianza biometrica di massa, parte la raccolta delle firme dopo l'ok dell'Europa

15/01/2021

BRUXELLES - La Commissione Ue, ritenendola “giuridicamente ammissibile”, accoglie l'appello ad arrestare la sorveglianza biometrica di massa, lanciato, attraverso la registrazione dell’”iniziativa della società civile”,  da gruppi di cittadini europei che fanno richeista di una regolamentazione che impedisca la violazione di diritti fondamentali per l’uomo. In prima fila vi è l’associazione no profit Hermes Center for Transparency and Digital Human Rights.

Fino a questo momento la proposta non è stata ancora analizzata nel merito. Gli organizzatori hanno sei mesi per avviare una raccolta di firme: se entro un anno l’iniziativa otterrà un milione di dichiarazioni di sostegno in almeno sette Stati membri, la Commissione potrà reagire, anch'essa entro 6 mesi, e stabilire se dare seguito alla richiesta o meno, giustificando in entrambi i casi la sua decisione.

A prevedere questa possibilità per i cittadini è il trattato di Lisbona, uno strumento che consente loro di influire sul programma di lavoro della Commissione. Per risultare ammissibile, l’azione proposta “non deve esulare manifestamente dalla competenza della Commissione di presentare una proposta di atto giuridico e non deve essere manifestamente ingiuriosa, futile o vessatoria né manifestamente contraria ai valori dell’Unione”. La Commissione, fino ad oggi, ha registrato un totale di 76 iniziative, 26 delle quali sono state respinte poichè non sussistevano le condizioni di ammissibilità.

I contenuti della proposta

La proposta chiede alla Commissione europea "di regolamentare rigorosamente l’uso delle tecnologie biometriche al fine di evitare indebite interferenze con i diritti fondamentali”.

Viene richiesto, in maggiore dettaglio, di vietare, nella legge e nella pratica, usi indiscriminati o arbitrari della biometria, che possono avere come esito una sorveglianza di massa illegale. "Questi sistemi intrusivi non devono essere sviluppati, implementati (anche su base sperimentale) o utilizzati da enti pubblici o privati ​​nella misura in cui possono portare a interferenze inutili o sproporzionate con i diritti fondamentali delle persone”.

Vengono anche portate, a sostegno della richiesta prove che dimostrano “che gli usi della sorveglianza di massa biometrica negli Stati membri e da parte delle agenzie dell’Ue hanno portato a violazioni della legge sulla protezione dei dati dell’Ue e hanno indebitamente limitato i diritti delle persone, compresa la loro privacy, il diritto alla libertà di parola, il diritto di protestare e di non essere discriminati. L’uso diffuso della sorveglianza biometrica, della profilazione e della previsione è una minaccia per lo Stato di diritto e per le nostre libertà fondamentali”.

L'affermazione delle tecnologie di sorveglianza

In base ai dati di un'indagine svolta dall’Agenzia per i diritti fondamentali, l’83% degli europei è contrario alla condivisione dei dati del proprio volto con le autorità e il 94% alla condivisione con soggetti privati.

Nell’iniziativa si legge anche: “i dati biometrici sono sempre più utilizzati dalle forze dell’ordine nazionali e dell’Ue, dalle autorità pubbliche e da enti privati ​​per l’identificazione o la profilazione delle persone negli spazi pubblici. L’uso indiscriminato o arbitrariamente mirato di tali tecnologie costituisce sorveglianza di massa biometrica e rappresenta un’interferenza intrinsecamente inutile e sproporzionata in un’ampia gamma di diritti fondamentali, tra cui la privacy e la protezione dei dati, e può avere un “effetto raggelante” sulle libertà fondamentali come l’espressione e l’assemblea”.

(Fonte: www.corrierecomunicazioni.it)

 



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