martedì, 4 agosto 2020

W la Privacy

W la Privacy

Rischia il penale chi fotografa le persone che violerebbero il divieto di uscire di casa e posta le immagini sui social

22/04/2020

MILANO - Occorre prestare molta attenzione alla "giustizia fai da te" in tempo di quarantena.  Potrebbe infatti rivelarsi pericolo segnalare sui social network, ad esempio, chi esce di casa  violando le misure restrittive imposte dal Governo.

Dall’inizio dell’emergenza Coronavirus fino ad oggi, sono sempre più frequenti i casi di gruppi pubblici, privati, ma anche singoli profili social che condividono fotografie di chi fa jogging o di chi uscirebbe di casa violando le regole. Si tratta di una grande quantità di fotografie in chiaro, targhe di veicoli e numeri civici di abitazioni private che viene resa pubblica nel web e che costituiscono dati personali, che per legge non possono essere diffusi da privati, neanche al fine di denunciare presunti illeciti.

I rischi di questi comportamenti

L’emergenza sanitaria non sospende le norme che disciplinano il rispetto dell’altrui riservatezza e reputazione. Alla luce di questo, oltre a un eventuale risarcimento in sede civile, si rischia di dover rispondere del reato di diffamazione aggravata se la fotografia è accompagnata da post che qualificano come trasgressori o anche in modo peggiore chi avrebbe violato le disposizioni anti contagio.

Non conosciamo il vero motivo per cui quella persona sta uscendo di casa e occorre sempre ricordare che, in ogni caso, eventuali condotte illecite devono essere segnalate alle autorità competenti, polizia o carabinieri, come precisa il decreto legge n.19 del 25 marzo 2020. Sarà compito delle autorità competenti dare esecuzione alle misure prescritte.

Dal punto di vista tecnico, tutto ciò che identifica una persona fisica è un dato personale che, a parte alcune eccezioni, non può essere divulgato senza il consenso dell'interessato. Il mezzo non conta, il reato di diffamazione si può infatti configurare anche se vengono condivisi i contenuti su gruppi WhatsApp o via mail, comunicando con più persone.

Segnalare alle autorità i casi sospetti

Si possono segnalare i casi sospetti alle autorità competenti, anche ai vigili urbani, che poi trasmetteranno la segnalazione stessa e un’eventuale documentazione fotografica, alla polizia o ai carabinieri per le valutazioni del caso.

I diretti interessati possono chiedere l’immediata rimozione della fotografia che li riguarda e, in caso di diffamazione, arrivare a sporgere querela nei confronti di chi ha pubblicato la fotografia e di quanti aggiungono commenti offensivi. Per alcune Procure, infatti, anche chi mette un like potrebbe dover rispondere del medesimo reato. Allo stesso modo, chi gestisce il gruppo social, se messo a conoscenza del fatto e non si attiva, potrebbe rischiare di pagarne le conseguenze.

È infine possibile presentare un reclamo al Garante per la Protezione dei dati personali per chiedere la cessazione immediata del trattamento dati che ci riguarda e quindi la rimozione della fotografia.

(Fonte: Il Sole 24 Ore)

 

 


maggiori informazioni su:
www.fedeprivacy.org



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