In Italia, la compliance è ancora prevalentemente vista da manager e imprenditori come un onere formale piuttosto che come un investimento strategico per la resilienza aziendale. Questa diffusa ritrosia culturale, particolarmente radicata nelle Piccole e Medie Imprese (PMI), genera un'applicazione frammentaria e superficiale delle normative, esponendo le organizzazioni a rischi sistemici che travalicano i confini nazionali.
Alla radice del problema c’è un approccio miope che limita la compliance al minimo indispensabile, finalizzato a evitare sanzioni o perdere opportunità commerciali, eludendo così ogni reale impatto sull'organizzazione, sulla sicurezza dei dati, sui processi interni e sui criteri di selezione di fornitori e prodotti.
Le conseguenze: serie carenze operative
Questa visione riduttiva si traduce in carenze operative significative: mancanza di competenze interne, scarsa supervisione della supply chain e dipendenza da soluzioni di facciata lasciano le imprese vulnerabili. L’attacco ransomware del settembre 2025, che ha paralizzato gli aeroporti europei a causa della compromissione di un fornitore critico, ne è un chiaro esempio su larga scala. Non si tratta di un caso isolato, ma di una manifestazione macroscopica delle stesse debolezze che affliggono molte PMI italiane.
Le conseguenze di questa sottovalutazione sono tangibili: interruzioni operative, danni reputazionali e costi finanziari elevati. Per questo è fondamentale interpretare l’incidente aeroportuale come un monito universale che evidenzia l’urgenza di un approccio strategico alla compliance. Solo così le imprese potranno trasformare un obbligo normativo in un vantaggio competitivo, garantendo resilienza e sostenibilità nel mercato globale." Solo così le imprese possono trasformare un obbligo normativo in un vantaggio competitivo, garantendo resilienza e sostenibilità nel mercato globale.
Un caso concreto
Dalla teoria alla pratica: il caso aeroportuale come specchio delle debolezze strutturali - Nella tarda serata del 19 settembre 2025, un attacco ransomware attribuito al gruppo “HardBit” ha colpito i sistemi di Collins Aerospace, una sussidiaria di RTX Corporation, innescando un effetto domino che ha paralizzato alcuni dei principali aeroporti europei. L’attacco ha compromesso la piattaforma cloud MUSE, utilizzata per gestire operazioni critiche come check-in, imbarco e gestione bagagli in diversi hub internazionali. Entro il 20 settembre, gli aeroporti di Londra Heathrow, Bruxelles e Berlino Brandeburgo hanno segnalato gravi disservizi, costringendo il personale a ripiegare su procedure manuali obsolete. Solo a Bruxelles, nella prima giornata, si sono registrate 10 cancellazioni, salite a 40 lunedì 22 settembre.
L'incidente di Collins Aerospace non è solo un evento isolato su scala globale, ma rappresenta un microcosmo delle vulnerabilità che caratterizzano molte Piccole e Medie Imprese italiane. Le carenze strutturali evidenziate nell'attacco ransomware trovano riscontro quotidiano nelle pratiche di gestione del rischio e della compliance delle PMI, rendendo il caso uno specchio potente per riflettere sulle sfide del tessuto imprenditoriale nazionale.
Per proseguire la lettura di questa interessante analisi di Felice Amelia - Chief Privacy Officer Estra Spa, membro del Gruppo di lavoro di Fedeprivacy per la privacy nel marketing e nel commercio elettronico - questo è il link
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