lunedì, 25 maggio 2026

W la Privacy

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Privacy: da obbligo normativo a leva strategica per la competitività

Privacy: da obbligo normativo a leva strategica per la competitività
24/02/2026

Per molte imprese la privacy continua a essere percepita come un adempimento burocratico imposto dal GDPR, necessario soprattutto per evitare sanzioni e contenziosi con il Garante. Una visione riduttiva che, come evidenzia Nicola Bernardi, Presidente di Federprivacy, in un contributo pubblicato su Economy (febbraio 2026), non tiene conto di un dato ormai evidente: la tutela dei dati personali sta diventando un vero fattore competitivo.

Un’indagine realizzata da NielsenIQ fotografa con chiarezza l’orientamento dei consumatori italiani: il 69% dichiara di voler affidare i propri dati esclusivamente ad aziende che li trattano in modo corretto e trasparente. Non si tratta di una posizione teorica, ma di un comportamento concreto: 7 intervistati su 10 affermano di aver rinunciato almeno una volta ad accedere a un sito o a un’app per non condividere informazioni personali con piattaforme ritenute poco affidabili.

Le scelte dei clienti premiano dunque le organizzazioni percepite come trasparenti e responsabili nella gestione dei dati, mentre penalizzano quelle che danno l’impressione di considerare le informazioni personali come una risorsa da sfruttare senza adeguate garanzie. Allo stesso modo, non convince un approccio puramente formale al GDPR, fatto di informative lunghe e complesse e di consensi obbligatori, senza offrire reali alternative a tutela dell’utente.

L’impatto della gestione dei dati personali non riguarda solo il rapporto con i clienti. Lo studio “The Impact of Data Breaches on Stock Performance”, condotto dal Glucksman Institute, evidenzia come le violazioni dei dati possano avere effetti concreti sulla performance economica e finanziaria delle aziende coinvolte. La comunicazione pubblica di un data breach rilevante è spesso seguita da un calo del valore azionario, con ribassi medi stimati tra il 5% e l’8%. Anche quando il titolo recupera nel medio periodo, l’evento continua a influenzare negativamente la percezione del rischio da parte dei mercati, rendendo la società meno attrattiva per gli investitori. Una violazione segnala infatti criticità nei sistemi di governance e nella gestione dei rischi operativi.

Se il dibattito pubblico tende a concentrarsi sulle sanzioni milionarie inflitte dalle autorità di controllo, il danno più rilevante per un’azienda è spesso di natura reputazionale. La perdita di fiducia può compromettere in modo duraturo il rapporto con clienti e partner commerciali.

Diventare credibili nel mercato digitale, tuttavia, non significa limitarsi a dichiarare la conformità al GDPR o a utilizzare slogan sulla centralità della privacy. Messaggi promozionali generici rischiano anzi di alimentare diffidenza in utenti ormai abituati ai complessi meccanismi di consenso legati ai cookie.

Alcune realtà hanno scelto di fare della privacy un elemento distintivo della propria strategia. Tra gli esempi citati da Bernardi figurano Apple, che ha impostato campagne promozionali sulle funzionalità degli iPhone dedicate alla protezione dei dati personali, e MSC Crociere, che ha modificato le proprie policy vietando l’uso di occhiali smart nelle aree pubbliche delle navi per garantire maggiore riservatezza ai clienti.

Fare della privacy una leva strategica richiede impegno concreto e coerenza tra dichiarazioni e pratiche operative. Ma, alla luce delle evidenze richiamate dal Presidente di Federprivacy, può rappresentare un investimento capace di rafforzare reputazione, fiducia e competitività.

 


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