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Privacy Day Forum: Protezione dei dati personali inclusiva e sviluppo sostenibile della società digitale

30/05/2023

Sono trascorsi esattamente 5 anni - era infatti il 25 maggio 2018 - dall'introduzione del GDPR. Nello stesso giorno di questo importante anniversario, esperti e rappresentanti delle istituzioni si sono ritrovati a Pisa per il Privacy Day Forum, dedicato quest’anno a “Protezione dei dati personali inclusiva e sviluppo sostenibile della società digitale”.

Gli addetti ai lavori che hanno partecipato all'evento in presenza sono stati oltre 1.000 e altrettanti lo hanno seguito via streaming. Circa 50 gli interventi, di cui 15 speech nella plenaria e oltre 30 workshop in tre rispettive sale meeting del CNR di Pisa.

Ginevra Cerrina Feroni, Vice Presidente del Garante della protezione dei dati personali, era tra gli autorevoli relatori intervenuti. Le sue osservazioni hanno messo in luce i punti di forza di questo  provvedimento, confermando come i temi della protezione dei dati personali e della loro sicurezza abbiano avuto una crescente attenzione da parte del mercato e delle stesse autorità di controllo.

"Dopo cinque anni il GDPR deve dimostrare di essere all'altezza degli obiettivi per i quali è stato pensato: rappresentare un modello etico e giuridico su scala globale; proteggere i diritti degli interessati europei dentro, ma anche oltre i confini dell'UE; avere un orizzonte temporale di lungo periodo, adattandosi efficacemente a nuove tecnologie dirompenti sempre più invasive. La sua forza sono proprio la flessibilità, ma da sfruttare senza perdere di rigore, ed una governance esigente. Le singole autorità di controllo nazionali ed il Comitato europeo in queste settimane hanno dimostrato di saper fronteggiare sfide importanti dando applicazione coerente, cogente e credibile alle norme del GDPR, al momento l'unica difesa fra il cittadino europeo e i Leviatani digitali".

Necessaria una maggiore consapevolezza

Nell'arco di questi cinque anni le autorità di controllo dell’UE hanno svolto il loro compito comminando 5 miliardi di euro di sanzioni per violazioni della privacy. E' emersa anche la necessità che le persone acquisiscano una maggiore consapevolezza su questi temi.

Lo ha sottolineato Guido Scorza, componente dell’Authority per la protezione dei dati personali, nel suo intervento dal titolo "Privacy inclusiva nella nuova civiltà digitale".

"L’educazione al valore dei dati e la difesa del diritto alla privacy - ha affermato - rappresentano le migliori risorse delle quali disponiamo per liberare la società dalle discriminazioni e diseguaglianze che l’affliggono e fare in modo che la società digitale sia migliore di quella analogica, più egalitaria, più partecipata e più inclusiva e non drammaticamente peggiore".

Il rischio che uno sviluppo del digitale non coerente possa penalizzare le persone svantaggiate, è stato messo in evidenza anche uno studio condotto da Federprivacy, nel quale si mostra come il 98,7% dei siti web italiani non mette a disposizione i contenuti delle informative privacy sotto forma di video, audio, icone e altre modalità agevolate per chi ha una qualche forma di disagio, come un rifugiato di guerra, una persona con un basso livello di istruzione, un ipovedente, un adolescente.

Il dibattito sull'Intelligenza Artificiale

Non poteva mancare, tra i temi trattati al Privacy Day Forum, anche quello dell’Intelligenza Artificiale, per il qiuale si attende dall’UE l’approvazione di un Regolamento che si pone l'obiettivo di favorire l’innovazione tecnologica senza penalizzare i diritti delle persone.

Francesco Pizzetti, Presidente emerito del Garante della protezione dei dati personali si è espresso al riguardo con molta fermezza: "Non basta l’informativa sul trattamento dei dati, pure prevista del GDPR, a tutelare i diritti fondamentali delle persone nella società digitale. Occorre operare anche per garantire la “conoscibilità” effettiva dei soggetti operanti e presenti sulla rete, anche per adottare le misure psicologiche e comportamentali da parte degli utenti che li pongano al riparo da rischi che altrimenti possono diventare elevatissimi, come nel caso di chatbot che mirino a manipolare la psicologia degli interlocutori o a diffondere informazioni del tutto false e costruite proprio per manipolare gli utenti, come già la vicenda di Cambridge Analytica dimostrò alcuni anni fa."

Un cambio di mentalità

I dati personali possono essere utilizzati per influenzare le decisioni delle persone e avere su di esse dei rilevanti impatti psicologici, ed è pertanto necessario cambiare mentalità rispetto a una materia che non di reado e da tempo è considerata una burocrazia inutile. Si è soffermato su questo Nicola Bernardi, Presidente di Federprivacy:

"Quando l’operato degli algoritmi è talmente invasivo da avere ripercussioni negative sulla psiche delle persone o da condizionare le loro opinioni non si può più parlare del rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali come di un mero adempimento burocratico, ma specialmente con la diffusione dei sistemi di intelligenza artificiale ci troviamo di fronte a una vera e propria questione sociale di portata planetaria a cui vanno trovate soluzioni sostenibili".

Guarda il trailer realizzato da secsolution 


maggiori informazioni su:
www.federprivacy.org



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