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W la Privacy

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Accordo sul Digital Services Act: il mercato unico digitale europeo è più vicino

03/05/2022

Pubblichiamo l'articolo di Francesco Pizzetti, Presidente dell'Autorità per la protezione dei dati personali dal 2005 al 2012, relativo al Digital Services Act, raggiunto nei giorni scorsi.

Il 23 aprile 2022 la Presidente Ursula Van der Leyen ha annunciato, con un tweet già storico, che dopo quasi un anno e mezzo di trattative tra il Parlamento e il Consiglio, è stato raggiunto l’accordo tra le istituzioni europee sul Digital Services Act (DSA), la proposta di regolazione dei servizi digitali e, in particolare, dei servizi offerti dalle grandi piattaforme digitali USA che, insieme al Digital Market Act (DMA), sul quale già si era trovato un accordo il tra Consiglio e Parlamento il 28 marzo 2022, costituisce il Digital Services Act Package presentato dalla Commissione fin dal 15 dicembre 2020, in adesione al programma elettorale della Presidente della Commissione.

L’accordo trovato sul Digital Services Act, che segue di circa un mese quello trovato sul Digital Market Act fa ben sperare che, come dal programma del Presidente Macron, il Digital Services Act Package potrà essere approvato in via definitiva prima della fine della attuale presidenza francese dell’UE, fissata per la fine del 2022.

Una tappa di fondamentale importanza

Si tratta dunque di una notizia molto importante, che segna una tappa essenziale nell’attuazione dell’ambizioso programma della UE per il quinquennio 2020-2025.

In sostanza lo scopo del Digital Services Act e del Digital Market Act è quello di costruire nuove regole per l’economia digitale, assicurando da un lato la costruzione di un effettivo mercato unico digitale europeo, e dall’altro uno spazio economico europeo digitale nel quale anche nell’economia digitale siano protetti e tutelati i diritti fondamentali degli utenti dei servizi digitali e la competizione tra i diversi fornitori di servizi e imprese industriali connesse possa avvenire secondo regole certe capaci di costruire un terreno comune sul quale il business possa svilupparsi in una competizione leale e regolata.

In particolare il DSA segue il principio che “ciò che è illegale offline deve essere illegale anche online”, mirando a proteggere lo spazio digitale dalla diffusione di contenuti illegali e a garantire la tutela dei diritti fondamentali degli utenti. Esso riguarda soprattutto gli intermediari di servizi online e le piattaforme online: vi rientrano così le attività online necessarie per i marketplaces, i social network, le piattaforme online che consentono di condividere le informazioni e i dati che esse contengono, gli app stores, ed i servizi necessari per organizzare viaggi on line.

Una riduzione dei rischi

Il Digital Services Act introduce l'obbligo per piattaforme e servizi digitali molto grandi di analizzare i rischi sistemici che creano e di effettuare analisi di riduzione del rischio. Tale analisi dovrà essere svolta con cadenza annuale e consentirà un monitoraggio continuo volto a ridurre i rischi associati a:

- diffusione di contenuti illegali

- effetti negativi sui diritti fondamentali

- manipolazione di servizi che incidono sui processi democratici e sulla sicurezza pubblica

- effetti negativi sulla violenza di genere e sui minori e gravi conseguenze per la salute fisica o mentale degli utenti.

Per le piattaforme e le interfacce online, il DSA vieta le interfacce ingannevoli note come "Dark Pattern" ed altre pratiche volte a fuorviare gli utenti.

Le piattaforme accessibili ai minori dovranno mettere in atto misure di protezione speciali per garantire la loro sicurezza online, in particolare quando vi è la consapevolezza che un utente è un minore, e sarà vietato alle piattaforme presentare pubblicità mirata basata sull'uso dei dati personali di minori come definito dal diritto dell'UE.

Il Digital Market Act, invece, ha il suo centro nelle regole che disciplinano i rapporti tra fornitori di servizi e utenti che le piattaforme che hanno almeno 45 milioni di utenti devono rispettare. Regole che hanno lo scopo di evitare che le piattaforme gatekeeper, approfittando del loro ruolo di “colli di bottiglia” tra business e utenti di importanti servizi digitali operino di fatto come poteri privati di regolazione dell’economia digitale.

Importante, a questo proposito, sottolineare che le regole del DMA relative alle grandi piattaforme e alle loro attività trovano un completamento importante nel Digital Services Act: il che spiega anche il rilievo della notizia relativa all’accordo trovato anche su questo apparato regolatorio specifico,

Uno sviluppo dell'economia digitale

Per capire l’importanza del Digital Market Act e del Digital Services Act occorre tenere presente che lo sviluppo dei servizi digitali è centrale nel quadro dei mutamenti al nostro modo di vivere che lo sviluppo sempre più invasivo dell’economia digitale ha sulle nostre vite.

Intorno a noi si moltiplicano le modalità digitali di scambio delle informazioni e soprattutto si moltiplicano gli scambi commerciali e i servizi acquistabili online.

In questo contesto, che vede, come è noto, l’enorme e rapidissima espansione del potere regolatorio privato delle Big Tech e delle grandi piattaforme online, l’Unione Europea intende costruire uno spazio unico digitale europeo nel quale sia possibile garantire che lo sviluppo dell’economia e dei servizi digitali non comprometta il rispetto dei diritti fondamentali degli utenti e non limiti o ostacoli la capacità di concorrenza tra i fornitori di servizi digitali, e quindi anche la creatività di sempre nuovi servizi e modalità di comunicazione.

L’Unione Europea è infatti ben consapevole che le grandi piattaforme online hanno creato nuove opportunità e offerto nuovi servizi ai cittadini, rendendo così anche il mercato interno dell’UE più efficiente.

Non solo: lo sviluppo dell’economia digitale ha facilitato sia lo sviluppo dei commerci interni all’Unione che di quelli tra la Unione e le altre ecosfere del pianeta, aprendo nuove opportunità di espansione a forme sempre nuove di business anche per gli europei e facilitando l’accesso a nuovi mercati e, quindi, anche l’espansione e la crescita del mercato europeo.

Tuttavia l’Unione Europea è anche consapevole che in questo quadro di crescente consenso pe l’economia digitale vi sono numerose e importanti conseguenze per l’economia europea e così come per l’economia globale.

Al centro vi è il timore che crescano attività di scambio e commercio di beni e servizi illegali o illeciti. Inoltre la UE è consapevole che i servizi online possono essere manipolati da algoritmi finalizzati ad amplificare il livello di disinformazione e di inganno delle opinioni pubbliche o utilizzati illecitamente per altre finalità.

La conseguenza di questi fenomeni è per la Unione Europea il crescente rischio di un impatto devastante sui diritti fondamentali. Questo rischio è aggravato dal fatto che la UE deve garantire che l’economia digitale si sviluppi nel quadro di uno spazio unico digitale europeo, conforme e coerente al mercato unico che è alla base della nascita stessa della Unione ma allo stesso tempo deve proteggere lo spazio digitale europeo dai rischi legati a una regolazione privata decisa dalle grandi piattaforme che così assumono il controllo della economia digitale e diminuiscono le garanzie e le opportunità di scelta per i consumatori.

Il prossimo passo: il Digital Package Act

Avendo chiaro questo quadro e volendo operare anche per costruire un mercato unico digitale europeo che possa essere attrattivo, grazie alle sue regole, anche rispetto a operatori di altri ecosistemi a livello globale, la UE vuole, col Digital Package Act, ormai prossimo ad essere adottato, costruire un quadro regolatorio che garantisca la tutela degli utenti online, protegga i diritti fondamentali dei protagonisti dell’economia digitale, siano essi fornitori o utenti, e infine obblighi le piattaforme online a comportamenti corretti, leali e aperti.

Tra gli obiettivi della Commissione, apertamente dichiarati, vi è anche quello di costruire un quadro regolatorio che garantisca un’economia digitale così sicura per gli utenti e così rispettosa dei diritti fondamentali dei consumatori da diventare attrattiva per tutti gli operatori proprio perché basata sulla fiducia che tutti possono avere nel rispetto dei diritti e dei doveri di ciascuno. Di qui, ovviamente, la volontà di sottoporre anche le grandi piattaforme e soprattutto quelle che, avendo più di 45 milioni di utenti sono definite gatekeeper, a regole e vincoli che rendano l’economia digitale dello spazio digitale europeo una economia aperta e sicura, nella quale i diritti degli operatori, compresi quelli di sviluppare nuove tecnologie e nuove modalità di servizi, siano tutelate e difese in un quadro di competitività rispettosa però dei diritti degli utenti e, soprattutto, dei diritti fondamentali europei.

La Commissione ha svolto numerose attività di consultazione con gli stakeholders, comprese le Big Tech, durante l’estate 2020 e poi di nuovo nel 2022. I risultati di queste consultazioni sono stati tenuti ben presenti nella redazione delle proposte e soprattutto nell’ambito degli accordi che hanno costituito l’ultima fase di cui ora stiamo parlando.

Responsabilità degli utenti bilanciate e irrobustite

Le nuove regole della UE, che dovranno ora essere definitivamente approvate entro la fine di quest’anno sono proporzionate rispetto agli obiettivi perseguiti e mirano ad assicurare una più rapida, aperta e affidabile crescita tecnologica consentendo anche alle imprese più piccole di sostenere oneri proporzionati alla loro attività in un contesto che consente la scalabilità delle prestazioni offerte. Nel nuovo quadro regolatorio inoltre le responsabilità degli utenti e dei fornitori di servizi sono bilanciate e irrobustite per renderle compatibili con la tutela dei diritti fondamentali dell’Unione in una prospettiva che vede centrale la posizione dei cittadini consumatori.

In questo quadro le nuove regole assicurano una maggiore tutela dei diritti fondamentali e rendono quindi più affidabile l’economia digitale. Inoltre si rafforzano gli obblighi di trasparenza dell’attività delle piattaforme in un contesto che ha come scopo proprio quello di renderle più affidabili per i cittadini utenti, in un quadro complessivo che definisce rigorosamente le responsabilità dei fornitori dei servizi e quelle degli utenti e assicura agli utenti il controllo dei propri dati e la loro portabilità da una piattaforma all’altra e da un fornitore di servizi all’altro.

Ai fornitori di servizi e agli sviluppatori di tecnologie le nuove regole garantiscono una maggior possibilità di crescita e di competizione nell’ambito del mercato unico digitale europeo. Ai cittadini maggiori capacità di scelta, legate appunto: alla garantita e facilitata portabilità dei dati da un fornitore di servizi all’altro; a una maggiore protezione da usi illegali dei loro dati o a servizi e forniture illegali; a una migliore protezione dei loro diritti fondamentali.

Per gli utilizzatori dei servizi digitali nell’ambito delle loro attività economiche digitali le nuove regole assicurano: maggiore facilità di scelta tra i diversi fornitori; prezzi più bassi grazie alla maggiore competitività tra i fornitori di servizi; un accesso più facile e più ampio al mercato europeo; tutela dai contenuti illegali che circolano in rete. Alla società nel suo complesso le nuove regole assicurano: un maggiore e più penetrante controllo democratico anche sulla attività delle grandi piattaforme; maggiore protezione dal rischio di manipolazioni dei dati e delle forniture di servizi; più tutela dalla disinformazione circolante sulla rete, social compresi.

Per quanto riguarda i providers coinvolti dalle nuove regole essi sono gli intermediari di servizi online usati da milioni di europei ogni giorno e le regole che li riguardano, come gli obblighi posti a loro carico, sono calibrate sul loro ruolo e la grandezza delle loro attività nell’ecosistema online. Nuove regole riguardano anche gli hosting services, comprese le grandi piattaforme online che servono contemporaneamente i fornitori e gli utilizzatori dei servizi in rete come i marketsplace online, gli app store, i social media e le piattaforme online.

In questo quadro, come già si è detto, regole specifiche e particolarmente orientate a garantire trasparenza e tutela sull’uso dei dati sono quelle relative alle grandi piattaforme che estendono la loro attività al 10% o più dei 450 milioni di utenti nell’ambito del mercato unico digitale europeo.

Aspetto molto importante del nuovo quadro regolatorio è che esso si applica a tutti coloro che offrono servizi digitali nel mercato unico digitale europeo, indipendentemente dal fatto che operino o meno in territorio UE. Sono previste regole specifiche per le piccole e medie imprese in modo da garantire ad esse di poter crescere e sviluppare la propria capacità competitiva pur fornendo adeguate garanzie a utenti e consumatori.

Uno spazio unico digitale

In sostanza, e attendendo di conoscere meglio e nel dettagli le regole oggetto dell’accordo e soprattutto il testo finale che sarà approvato dall’Unione, la grande scommessa che sottostà al Digital Single Market è quella di costruire uno spazio unico digitale europeo capace di meritare e ottenere la fiducia dei consumatori e degli utenti soprattutto rispetto alla tutela dei loro diritti fondamentali, assicurando anche una competitività forte tra le imprese e anche misure adeguate alle piccole e medie imprese in modo da favorire lo sviluppo costante delle tecnologie e dell’economia digitale nell’ambito della UE.

La UE punta a garantire al medesimo tempo un mercato digitale unico, competitivo, tutelato e protetto, nel quale utenti e fornitori di servizi possano operare liberamente, sviluppare una sana competitività e sentirsi tutelati e protetti da regole che garantiscono i diritti di tutti i protagonisti dell’economia digitale.

In questo quadro la grande scommessa della UE è quella di sviluppare una sovranità digitale UE effettiva e forte, capace di offrire sul piano globale agli operatori e dei servii digitali e agli utenti un ecosistema affidabile e tutelato, attrattivo per tutti gli operatori dell’economia digitale e per questo in grado di competere con successo anche con l’ecosistema americano e cinese.

In questo senso il Digital Services Package è il nocciolo della sovranità digitale europea e della sfida che, rivendicando tale sovranità, la UE lancia agli altri due grandi ecosistemi che governano il pianeta: quello USA e quello cinese.

Solo il tempo dirà se la scommessa UE sarà vinta o no. Pe ora però la notizia che l’approvazione finale del Digital Services Package è più vicina e che le tappe del percorso che l’UE ha disegnato fin dalla sua Comunicazione del 2019 intitolata “Un’Europa pronta per l’era digitale. Più opportunità grazie a una nuova generazione di tecnologie” è certamente una ottima notizia.

 

 


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