domenica, 25 agosto 2019

W la Privacy

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Il Garante Antonello Soro tra privacy, social media e politica: "In gioco c'è la libertà"

03/06/2019

ROMA - Riportiamo i contenuti di un'intervista ad Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali (autore: Andrea Iannuzzi, "La Repubblica", 22 maggio 2019), riportata dal sito del Garante. 

Tra poco più di due settimane il mandato del collegio da lui presieduto scade e il Parlamento nominerà altri quattro esperti per raccoglierne il testimone.

Alla richiesta di come ci si possa difendere, sul fronte della cybersicurezza, alla luce dell'ultimo caso riguardante WhatsApp, infettata da un software spia in grado di entrare nei telefoni degli utenti, Soro ha risposto: 

"La sicurezza cibernetica è un problema di sicurezza nazionale, se dovesse scoppiare una guerra la minaccia non arriverebbe dai carri armati ma dagli attacchi ai sistemi digitali, dalle torri di controllo agli acquedotti. E poi ci sono le banche dati, private e pubbliche. Non si può pensare di proteggere solo il perimetro esterno, il dato va protetto fin da quando viene caricato nel database. E' comunque una sfida in divenire. Serve un'educazione digitale, fin da bambini. Una delle nostre prime iniziative è stata proporre al ministro dell'istruzione l'educazione civica alla società digitale all'interno della formazione scolastica. Insegniamo ai nostri figli ad attraversare la strada, stiamo in ansia quando vanno in discoteca, ma non ci preoccupiamo dei pericoli che devono affrontare quando gli diamo lo smartphone".

Sulla proprietà dei dati

Il giornalista ha quindi domandato a Soro se, dal suo osservatorio, gli sembra che sia aumentata la consapevolezza sul valore dei dati e se a suo parere i cittadini capiscano che intorno alla proprietà dei dati si gioca una partita delicatissima.

"Il livello di consapevolezza è cresciuto - osserva Soro -  anche grazie a vicende come il Datagate di Snowden o Cambridge Analytica, ma è ancora primitivo. Bisogna far capire anche alla politica che il dato da una parte rappresenta un valore economico straordinario; ma dall'altra è un oggetto di diritto fondamentale, la proiezione della nostra persona nella dimensione digitale. Si tende a considerare la privacy come residuale, anteponendole altre esigenze come la sicurezza, il controllo: telecamere, impronte, dati biometrici dei lavoratori. In gioco c'è il diritto alla libertà, che non si può monetizzare. Proteggere i dati significa libertà di non essere assoggettati a un'opera di profilazione prima e poi di indirizzamento occulto nelle scelte che facciamo".

Sul'uso della profilazione e sui tentativi di influenzare l'opinione pubblica e gli elettori con campagne poco trasparenti, il Garante ha osservato: 

"Ci sono diverse frecce teoriche da usare. Per esempio l'Unione Europea ha previsto che le violazioni in campagna elettorale saranno sanzionate togliendo i contributi ai futuri gruppi parlamentari europei. Io penso che ci voglia una collaborazione fra diritto e tecnologia. Preoccupa l'utilizzo di reti automatiche, i cosiddetti bot, per veicolare la propaganda, perché è difficile per l'utente capire se un messaggio arriva da un account reale o da un attore robotizzato che può essere russo, cinese o italiano. La tecnologia potrebbe aiutare a riconoscere e segnalare i messaggi automatizzati".

A proposito di Facebook in Italia, che ha chiuso decine di pagine che interagivano con milioni di utenti, anche per fare propaganda politica a favore di Lega e 5 Stelle, il pensiero di Soro è nitido: "È il sintomo di quanto siamo in ritardo nell'affrontare il problema della democrazia digitale. I gestori delle grandi piattaforme si sono dati le regole da soli e ne pretendono il rispetto, ma sono loro gli unici giudici e questo non va bene. Certo, i provider vanno responsabilizzati, ma il bilanciamento tra diritti fondamentali spetta all'autorità pubblica".

"È emblematico che Zuckerberg in quest'ultimo anno abbia ribaltato il suo punto di vista, da "la privacy è morta" a "il futuro è la privacy". Ciò avviene perché il diritto europeo si fa strada nel mondo. Il Gdpr è diventato un paradigma per oltre 100 paesi in tutti i continenti. Ora la vera sfida da affrontare riguarda la Cina, con la quale, a differenza degli Stati Uniti, siamo all'anno zero in materia di regolamentazione e reciprocità".

GDPR e futuro della privacy 

Sul fatto che in Italia il Garante non abbia fatto sconti alla pubblica amministrazione e neppure alla politica e alla richiesta se si notino miglioramenti a seguito del GDPR, il Garante ha risposto che sì, ce ne sono stati. E ha fatto un esempio: "L'Agenzia delle entrate, con la quale abbiamo portato a termine un percorso che oggi - ha detto Soro - dopo l'ultimo parere sull'anagrafe dei conti correnti, ci consente di mettere in sicurezza il contrasto all'evasione fiscale senza violare i diritti di tutti i cittadini che evasori non sono. Adesso anche le amministrazioni pubbliche dovranno adeguarsi al Gdpr. Sappiamo che non tutte sono a posto, ma dopo il rodaggio sta partendo un piano di ispezioni, a cominciare dalle grandi banche dati pubbliche e private".

La democrazia digitale è un'utopia? 

"La democrazia diretta e digitale - ha proseguito il Garante - è figlia di una cultura antica, io stesso mi ero appassionato al tema da parlamentare, che merita di essere approfondito. Se però parliamo di piattaforme private, ciascuno è libero di usarle ma deve rispettare le regole generali. L'Associazione Rousseau ha pagato la sanzione che gli era stata comminata, riconoscendo la fondatezza dei rilievi visto che non vi è stata impugnazione. Non voglio fare altre polemiche".

Soro ha quindi espresso la sua opinione sul concorso Vinci Salvini, con il quale il ministro raccoglie i dati dei suoi fan sui social media. "In quella che Rodotà chiamava la la più grande agorà mai esistita bisognerebbe comportarsi con la stessa responsabilità con cui lo si fa in una piazza fisica. Ma non è così. Gli algoritmi selezionano i contenuti non solo per aggregare intorno agli amici ma contro i nemici. La spinta all'intolleranza è uno degli aspetti peggiori della società digitale, il linguaggio della rete è molto brutto. Un politico dovrebbe dare l'esempio: sono i bravi cittadini a saper scegliere i bravi politici".

L'intervista si è conclusa con la richiesta, da parte del giornalista, di un eventuale consiglio per il successore. Soro ha però replicato: "Non ne do mai, posso solo sperare che chi viene dopo di noi abbia la stessa passione che abbiamo avuto noi. Ma servono gli strumenti per fare gli sceriffi di una società digitale così complessa, non lo si può fare con le risorse e le strutture che hanno oggi le autorità come la nostra. Tra le grandi sfide del nostro tempo, insieme all'ambiente, alle migrazioni, alla dinamica demografica, c'è la protezione dei dati: un diritto universale".

    


maggiori informazioni su:
www.garanteprivacy.it



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