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Sondaggio Federprivacy: per governare l'AI, necessari più controlli e presidio della legalità

Sondaggio Federprivacy: per governare l'AI, necessari più controlli e presidio della legalità
11/07/2025

L'affermazione che "non basta l'etica per governare l'AI" pone l'accento su una questione cruciale nel campo dell'intelligenza artificiale: gli aspetti etici sono fondamentali ma da soli potrebbero non essere sufficienti a garantire un utilizzo sicuro e responsabile di queste tecnologie.

Geoffrey Hinton, la visione di un Premio Nobel

Se molti vedono l’intelligenza artificiale come un’opportunità, d’altra parte gli esperti temono che possa sfuggire di mano. Tra questi, il Premio Nobel per la fisica Geoffrey Hinton, che di recente l’ha descritta in modo sibillino dal palcoscenico del Gitex Europe a Berlino: “L’AI è come una tigre. Da cucciola sembra innocua, addirittura affascinante. Ma crescerà. E a meno che non siate certi che non vorrà uccidervi, dovreste preoccuparvi.” All’intervistatore che gli proponeva l’etica come principale rimedio scaccia incubi, il pioniere del machine learning ha risposto in modo perentorio: “Le grandi aziende perseguono il profitto, non l’etica”. 

La priorità, promuovere un uso etico dell'IA

Non mancano quindi le preoccupazioni per gli impatti che avrà l’intelligenza artificiale nei prossimi anni, e il nuovo sondaggio condotto da Federprivacy rivela l’attuale termometro della comunità dei professionisti che hanno il compito di tutelare la privacy e la protezione dei dati delle persone.

Il 63% degli addetti ai lavori ritiene che promuovere un uso etico dell’intelligenza artificiale abbia la priorità per favorire la sostenibilità della società digitale, ma tutto crede fuorché ci si possa affidare solo all’etica. Se in 7 anni di GDPR le autorità europee hanno inflitto più di 2.500 multe per un ammontare di oltre 6 miliardi di euro senza intravedere un cambio di rotta significativo, il 73,9% dei professionisti pensa però che non occorra cambiare gli attuali profili sanzionatori, bensì farli rispettare in modo più efficace. Il 43,2% di essi auspica un numero più rilevante di attività ispettive del Garante e della Guardia di Finanza a presidio della legalità. A differenza di quello che possono pensare i cittadini che vedono minacciata la loro privacy come mai prima, il 63,5% dei professionisti che vede le aziende dall’interno ritiene che dal 2018 ad oggi la situazione sia migliorata, grazie alle sanzioni più severe introdotte dal Regolamento UE sulla protezione dei dati.

Si parla tanto di etica per affrontare le sfide dell’intelligenza artificiale, ma attualmente essa costituisce un principio troppo astratto per offrire una guida concreta per lo sviluppo della società digitale – commenta di Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy – È quindi comprensibile che la comunità di addetti ai lavori invochi punti riferimento più concreti come il rispetto delle regole. E i risultati del sondaggio mostrano obiettività e coerenza, perché non chiedono una società digitale basata esclusivamente sulla privacy solo perché una manciata di Big Tech non la rispetta come dovrebbe, ma ben il 78,3% indica la necessità di trovare un equilibrio per conciliare i diritti fondamentali con l'innovazione, e questo non dovrebbe andare a discapito delle piccole realtà imprenditoriali.

Il ruolo del GDPR

Al riguardo, se le semplificazioni proposte dalla Commissione Europea non si stanno rivelando le agevolazioni tanto attese, il 56,9% dei professionisti riconosce che il GDPR ha effettivamente introdotto regole uguali per tutti, ma lamenta che esso avrebbe dovuto agevolare maggiormente le micro, piccole e medie imprese, che costituiscono la stragrande maggioranza del tessuto imprenditoriale italiano.

“Le piccole aziende non possono permettersi né di dedicare budget importanti alla privacy né di assumere un Data Protection Officer, e se non adottano le dovute contromisure rischiano sia di esporsi a sanzioni che di perdere competitività – spiega l’Avv. Paola Casaccino, docente di diritto di internet e tutela dell’innovazione all’Università Cattolica del Sacro Cuore – Le soluzioni più efficaci per la compliance GDPR vengono proprio dagli strumenti di intelligenza artificiale, che sono in grado di far risparmiare a un professionista fino a 12 ore di lavoro settimanali. Nella società che sta cambiando profondamente, concentrarsi solo sulle criticità dell’AI e rifiutarsi di avvalersene sarebbe come intestardirsi di voler continuare a fare i conti con carta e penna mentre gli altri usano la calcolatrice”. 


maggiori informazioni su:
www.federprivacy.org


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