In un bagno dell'ospedale San Giuseppe di Empoli era stata nascosta una telecamera con l'obiettivo di spiare infermiere e dottoresse mentre facevano la doccia. I responsabili: tre tecnici di una ditta esterna addetti alla manutenzione, per i quali il giudice Franco Attinà, al termine dell'udienza predibattimentale, ha disposto l'apertura della fase istruttoria il 5 maggio 2025, accogliendo la richiesta della Procura.
I tecnici avrebbero violato la privacy delle professioniste sanitarie installando la telecamera negli spogliatoi dell'ospedale. L'accusa è "interferenze illecite nella vita privata altrui", il cui reato di cui all’art 615 bis del Codice Penale, prevede la reclusione da sei mesi a quattro anni, con l’aggravante dei motivi abietti ai sensi dell’art. 61 del Codice Penale in ragione del “movente spregevole, ignobile e rivelatore di un tale grado di perversità da destare un profondo senso di ripugnanza in ogni persona di media moralità". (Cassazione Sez. 5, n. 33250 del 02/07/2017).
Esito positivo dell'udienza
Il caso era emerso nel maggio dello scorso anno, quando un'infermiera si era accorta della presenza della minuscola telecamera inserita nel muro della doccia. Le indagini avevano in seguito rivelato che i tre tecnici avevano collegato la telecamera a un monitor, collocato in un magazzino attiguo, riservato ai tecnici impegnati nella struttura. Le indagini hanno escluso che le immagini siano state registrate diffuse in rete. Dopo che questa notizia ha iniziato a circolare, altre 70 denunce firmate da altrettante infermiere e operatrici sociosanitarie erano giunte in Procura (al processo si sono costituite parte civile una cinquantina di sanitarie e la Asl Toscana Centro).
“L’udienza ha avuto esito positivo” – commenta l’avvocato Silvia Polli al quotidiano La Nazione – "C’era il rischio che l’esito delle indagini fosse insufficiente a proseguire e invece, di fatto, è stato disposto il rinvio a giudizio dei tre imputati. Superata questa udienza filtro, ci auguriamo ora che il processo possa andare avanti spedito”.
Nel corso della prossima udienza, alcune infermiere saranno ascoltate come testimoni. Come parte civile è stato chiesto un risarcimento di 80mila euro per ciascuna di loro.
I tre tecnici invece rischiano invece il carcere.
(Fonte immagine: hdblog.it)
maggiori informazioni su:
www.fedeprivacy.org
La cybersicurezza dei sistemi di videosorveglianza
Corso riconosciuto da TÜV Italia
Corsi in programmazione riconosciuti per il mantenimento e la preparazione alla certificazione TÜV Italia
Webinar