Internet of Everything: la rivoluzione è cominciata.
Non solo persone connesse, ma cose. Lavatrici, telecamere, autobus, palazzi: tutto potrà scambiare dati in rete o con i device dell’utente.
Si chiama IoT, Internet of Things.
L’espressione si deve a Kevin Ashton, visionario e pioniere dell’RFID, e si riferisce all’evoluzione dell’uso della rete che connette e fornisce intelligenza a qualsiasi device, rendendolo capace di acquisire informazioni, comunicarle e riceverle da altri oggetti, altrettanto smart. L’espressione Internet of Everything (IoE) è poi nata in Cisco per significare un’infrastruttura intelligente, che supporti miliardi di dispositivi sensibili al contesto.
Con campi di applicazione svariati e che hanno molto a che fare con la sicurezza: pensiamo alla sorveglianza e alla rilevazione di eventi avversi, alle reti wireless di sensori, alla domotica, allo smart grid e più in grande alle smart city.
Ma pensiamo anche al controllo della produzione industriale, all’RFID e alla robotica (coi droni in testa, che già si legano a doppio filo al tema sicurezza). E pensiamo a numeri giganti: per l’analista Gartner, nel 2020 ci saranno 26 miliardi di oggetti connessi a livello globale. Nel comparto sicurezza, Homeland Security Research individua nell’IoE il maggiore fattore di crescita dell’Intelligent Video Surveillance e della diffusione della Video Imaging of Everything.
Memoori parla di Building Internet of Things (BioT), con riferimento all’automatizzazione completa dell’edificio. Insomma, l’espressione coniata da Ashton nel 1999 è già una realtà anche nel nostro settore. Ma il comparto si trova di fronte ad una sfida complessa: non perdere la sua integrità.
La mancanza di standard e di un approccio coordinato che metta gli utenti al riparo dai cyber-attacchi riverbera anche sulla security fisica e i rischi abbracciano pure la privacy e altri aspetti. E se da un lato ci sono gruppi già al lavoro per definire dei protocolli standard, l’IoT è una lavagna tecnologica ancor tutta da scrivere.
Stay tuned!

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