martedì, 17 luglio 2018

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Videosorveglianza nelle scuole: una questione di importanza per il nuovo Parlamento

03/05/2018

MILANO - Ogni giorno la cronaca riferisce di video registrati con lo smartphone nelle classi, a filmare episodi di bullismo sia nei confronti di studenti, sia aggressioni contro gli insegnanti. Non fanno purtroppo più notizia le violenze sui bambini in molti asili nido, in ogni parte d'Italia.

Nella corso della precedente legislatura sono una decina i disegni di legge presentati per introdurre la videosorveglianza negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia, nonché nelle strutture socio-assistenziali per anziani, disabili e minori in situazioni di disagio. Queste proposte di legge sono state accorpate nel disegno di legge n.2574 approvato alla Camera dei deputati il 19 ottobre 2016 e trasmesso al Senato.

Nell’articolo 4 il Ddl prevede per gli asili nido, scuole dell’infanzia e strutture sociosanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità “l’introduzione sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso, le cui immagini sono cifrate, al momento dell’acquisizione all’interno delle telecamere, con modalità atte a garantire la sicurezza dei dati trattati e la loro protezione da accessi abusivi”.

Il testo affida al Garante per la protezione dei dati personali la verifica preliminare dell’idoneità tecnica dei dispositivi adottati. Chi può accedere ai filmati? Solo l’autorità giudiziaria “in caso di una notizia di reato”. Le telecamere, prevede il Ddl, possono essere installate solo con l’assenso della rappresentanza sindacale e in mancanza di accordo con l’autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro. Infine gli utenti e il personale delle strutture hanno il diritto a una informativa sulla raccolta delle registrazioni dei sistemi di videosorveglianza, nonché sulle modalità e sulle condizioni per accedervi.

 

Maggiore controllo anche nelle scuole secondarie grazie alla videosorveglianza

 

Gli ormai numerosi e ripetuti episodi di bullismo nella scuola secondaria renederebbero opportuno estendere la proposta di installazione delle telecamere anche nelle classi delle medie e superiori. La presenza di un impianto di videosorveglianza nelle classi rappersenterebbe un efficace deterrente alle violenze e aggressioni sia nei confronti dei compagni di classe sia verso gli insegnanti.

 

Telecamere a scuola, i pareri dei Garanti per l’infanzia e privacy

 

Nel corso del 2016 sono stati espressi gli ultimi pareri in Parlamento dal Garante per l’infanzia e dal Garante Privacy proprio sul disegno di legge in questione.

Il Garante per l’infanzia, Filomena Albano, durante l’audizione del 27 luglio 2016 presso le Commissioni riunite Affari costituzionali e lavoro della Camera, si è detta a favore della videosorveglianza, ma “con telecamere a circuito chiuso accessibili solo su autorizzazione dell’autorità giudiziaria e in presenza di una segnalazione”. Fondamentale però, è intervenire sulla prevenzione, con la formazione di qualità degli educatori, ha concluso Albano.

Il Garante per la privacy, Antonello Soro, è stato audito lo stesso giorno dalle Commissioni riunite e poi anche il 22 novembre 2016 dalla Commissione Lavoro proprio sul testo del disegno di legge n. 2574

Il parere espresso da Soro è partito dalla considerazione che segue: “La tecnologia e le telecamere non risolvono tutti i problemi”. Tuttavia il Garante Privacy ha aggiunto che “… la finalità, perseguita dalla videosorveglianza, di tutela di soggetti caratterizzati da particolare fragilità e di agevolazione della ricostruzione probatoria in caso di procedimenti volti ad accertare reati commessi negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia, nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e disabili, a carattere residenziale, semiresidenziale o diurno, è in via generale lecita…”.

Il Garante Privacy ritiene quindi “fondato” l’impiego della videosorveglianza per tutelare i bambini (in particolare in età di nido) e per agevolare la ricostruzione probatoria rispetto a reati commessi nei confronti dei minori.

Del disegno di legge, l’Autorità per la protezione dei dati personali critica la legittimazione dell’impiego delle telecamere (no webcam) in modo sistematico e generalizzato quando la tutela dei soggetti fragili può avvenire efficacemente anche con mezzi meno invasivi.

In definitiva, per l’Authority le registrazioni possono essere ammesse soltanto in presenza di fattori di rischio specifici per l’incolumità dei bambini, perché, ha concluso nell’audizione del 22 novembre 2016, “la tecnica non potrà mai sostituire ‘l’uomo’, nessuna telecamera potrà mai sopperire a carenze insite nella scelta e nella formazione del personale deputato all’educazione e all’assistenza di soggetti particolarmente vulnerabili. In questo senso, sono certamente da condividere le norme del disegno di legge approvato alla Camera ad investire sulla formazione degli operatori, ad introdurre sistemi di controlli più articolati ed efficaci che coinvolgano attivamente il personale tutto e, se del caso, le famiglie stesse senza comprometterne il rapporto fiduciario”.

 

Il nuovo Parlamento è ora chiamato a pronunciarsi sul tema.

 

(Fonte: Key4biz)

 



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