La crescente attenzione alla sovranità digitale sta spingendo governi e aziende a rafforzare la protezione degli asset critici, dall’industria alla sanità fino ai sistemi energetici. In questo contesto, la compliance in ambito cybersecurity diventa un elemento imprescindibile, ma anche una fonte di crescente complessità per le organizzazioni, chiamate a rispettare normative sempre più articolate senza disporre sempre di risorse adeguate.
Secondo quanto evidenziato da Sabrina Curti, Marketing Director di ESET Italia, alcuni settori risultano particolarmente esposti. Il manifatturiero, per il suo ruolo centrale nell’economia e nelle filiere produttive, e i servizi professionali, spesso coinvolti nella gestione di dati sensibili e attività critiche per conto di terzi, sono tra i più vulnerabili. Proprio le relazioni con partner esterni rappresentano uno dei principali punti di rischio: la condivisione di informazioni, l’accesso ai sistemi interni e il ruolo nella supply chain digitale possono trasformare un fornitore compromesso in un vettore di attacco.
I casi recenti confermano questa tendenza. Violazioni originate da fornitori terzi, come quelle legate a servizi payroll o allo sfruttamento della vulnerabilità MOVEit da parte del gruppo Cl0p, mostrano come gli attacchi alla supply chain possano propagarsi rapidamente, colpendo anche grandi organizzazioni e causando danni economici rilevanti. L’elevato livello di interconnessione tra aziende rende queste catene particolarmente fragili: in alcuni casi, basta una singola credenziale compromessa per provocare conseguenze gravi.
In questo scenario, la compliance ha il compito di definire standard comuni e migliorare la resilienza complessiva. Tuttavia, per molte aziende, soprattutto di dimensioni ridotte, l’adeguamento normativo può risultare oneroso e sottrarre risorse alle attività operative. Inoltre, come sottolineato, anche gli attori malevoli stanno iniziando a sfruttare la compliance come leva di pressione, minacciando di segnalare le vittime alle autorità per estorcere pagamenti.
Da qui l’importanza di un approccio orientato alla prevenzione. Intervenire dopo un incidente, infatti, non solo è meno efficace, ma può compromettere la fiducia di partner e clienti, soprattutto in caso di diffusione di dati sensibili. Una strategia “prevention first” consente invece di integrare sicurezza e compliance, rispondendo ai requisiti normativi senza appesantire eccessivamente i processi interni.
Soluzioni come la piattaforma ESET PROTECT, insieme ai servizi gestiti ESET MDR ed ESET MDR Ultimate, sono progettate per supportare le aziende in questo percorso, coprendo ambiti come gestione delle vulnerabilità, crittografia e risposta agli attacchi ransomware. Questo tipo di approccio permette di affrontare in modo più efficace normative come GDPR, NIS2 o DORA in Europa, così come altri framework internazionali.
L’obiettivo finale resta quello di costruire un ecosistema più sicuro e resiliente, in cui pubblico e privato collaborino per proteggere infrastrutture, dati e cittadini, riducendo i rischi legati a minacce sempre più sofisticate.
La cybersicurezza dei sistemi di videosorveglianza
Corso riconosciuto da TÜV Italia
Corsi in programmazione riconosciuti per il mantenimento e la preparazione alla certificazione TÜV Italia
WebinarScenari, tecnologia e formazione sulla sicurezza in formato audio