venerdì, 14 giugno 2024

W la Privacy

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Indagine della Commissione UE, 37% dei siti usa pratiche ingannevoli per raggirare gli utenti

17/04/2023

Sono molto numerose sul web le pratiche ingannevoli - il loro nome è “Dark Pattern" - a cui siti e app di shopping online fanno ricorso per indurre i consumatori a fare acquisti d'impulso, quindi non ragionando sulla convenienza effettiva del prodotto reclamizzato. Sono altrettanto abbondanti i trucchi studiati affinché gli utenti rinuncino alla loro privacy, non essendo ad esempio date le informazioni in modo trasparente, come richiederebbe invece il GDPR.

Tali pratiche sono studiate per far leva sull’emotività delle persone: generano in esse un senso di urgenza o il timore di perdere un’occasione irripetibile, oppure la loro attenzione viene distolta perché siano indotte a rinunciare a un’opzione più vantaggiosa.

A tratteggiare questo quadro poco confortante e che che mina la fiducia degli utenti, è un’indagine condotta dalla Commissione Europea. Sono stati sottoposti a un controllo 399 siti di acquisti online ed è emerso che 148 di essi (37%) contenevano almeno una pratica manipolativa e ingannevole. Anche sul 26,5% delle app dei siti di shopping online (27 su 102 app esaminate) è stata riscontrata la presenza di Dark Pattern.

In maggiore dettaglio: 42 dei siti esaminati utilizzavano conti alla rovescia fittizi (10,5%) per indicare presunte scadenze di offerte promozionali, 54 siti orientavano invece i consumatori su determinate scelte di abbonamenti o metodi di consegna più costosi (13,5%), e 70 piattaforme (17,5%) celavano informazioni importanti o le rendevano meno visibili agli utenti.

L'esposizione a sanzioni

Andrea Chiozzi, Ceo di PrivacyLab - che sul proprio blog mette a disposizione una serie di best practices per aiutare gli addetti ai lavori a rispettare la normativa - mette in guardia le aziende digitali dall’uso di Dark Pattern e di altre pratiche non lecite, tra cui quella di non rendere visibili informazioni importanti o presentarle agli utenti in modo non chiaro.

“Spesso i web designer progettano siti e piattaforme online per ottenere i massimi risultati nel modo più rapido possibile, ma poi in caso di mancato rispetto del GDPR l’azienda si trova esposta suo malgrado a pesanti sanzioni, e tra certi trabocchetti diffusi sul web vi sono anche i famigerati cookie banner, molti dei quali sono studiati per non far visualizzare distintamente importanti informazioni sul trattamento dei dati personali e le relative opzioni sul consenso, oppure la funzione per negarlo è addirittura imboscata nella grafica, così che gli utenti sono costretti a proseguire la navigazione senza reale possibilità di scelta. Di recente però i garanti europei hanno avviato una Cookie Banner Taskforce, e chi persiste in queste pratiche scorrette adesso rischia grosso”.

Chiozzi interverrà al Privacy Day Forum, l'evento organizzato da Federprivacy, in programma il 25 maggio al CNR di Pisa, per affrontare proprio i temi della trasparenza sul web e dei Dark Pattern, che stanno mettendo a rischio lo sviluppo dell’economia digitale. Il Privacy Day Forum sarà infatti incentrato su “Protezione dei dati personali inclusiva e sviluppo sostenibile della società digitale”.

L'urgenza di un "approccio sostenibile"

Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy a questo proposito osserva: “Uno dei principali scopi dell’introduzione del GDPR era quello di creare il clima ideale per lo sviluppo del mercato unico digitale, ma a distanza di 5 anni il web è ancora zeppo di trabocchetti che rischiano di causare la perdita di fiducia della maggioranza degli utenti. i dati personali vengono spesso sfruttati in modo scellerato con l’obiettivo di ottenere i massimi profitti senza badare al rispetto delle regole.

Se è vero che i dati personali sono stati definiti come il nuovo petrolio - conclude Bernardi -  i giacimenti rischiano però di esaurirsi presto. Ora è più che mai urgente adottare un approccio sostenibile della normativa sulla protezione dei dati personali.”

 

 


maggiori informazioni su:
www.federprivacy.org



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