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Rapporto Clusit 2020, l'ambiente aziendale è cambiato, necessari formazione e aggiornamento

17/12/2020

MILANO - Il 2020, come è noto a chiunque, è stato un anno difficile da molti punti di vista e la situazione che si è venuta a creare ha costituito un terreno fertile per tutti i cyber criminali. Il fatto che la maggior parte della forza lavoro sia da tempo collegata alla rete aziendale da remoto ha fatto crescere i rischi legati alla perdita dei dati e agli attacchi informatici di qualsiasi natura.

In questo scenario, sembrerebbe evidente l’importanza di dotarsi di innovativi sistemi di sicurezza e, contestualmente, creare una maggiore consapevolezza sul mondo Cyber, formando professionisti aggiornati sulle nuove minacce e i moderni pericoli per la rete.

Quanto emerge dal Rapporto Clusit 2020 disegna però una realtà diversa. I dati, infatti, evidenziano che solo il 55% delle aziende ha strutturato un piano pluriennale di formazione che coinvolge tutti i lavoratori, mentre il restante 45% prevede corsi di aggiornamento e formazione sul tema solo una tantum.

Questo tipo di strategia non può risultare vincente, in quanto le persone rappresentano ormai il vero focus: i dipendenti devono poter svolgere il proprio lavoro in modo efficace e sicuro, essendo consapevoli dei rischi che corrono. Nonostante questo, la maggior parte delle soluzioni di sicurezza è ancora strutturato come se gli utenti fossero un dettaglio poco rilevante.

Un cambiamento irreversibile che deve essere affrontato dalle aziende

Emiliano Massa, Vice President Sales Southern Europe & Benelux Forcepoint spiega che l'ambiente aziendale odierno è cambiato in modo determinate in modo irreversibile. La pandemia da COVID-19 ha introdotto nuovi rischi per la sicurezza difficili da gestire e legati al lavoro da remoto e, di conseguenza, alla protezione degli utenti. 

"Quindi, non è un caso che, come confermato dal Clusit, le minacce legate all’Account Cracking siano aumentate esponenzialmente, come quelle relative al phishing e agli attacchi DDoS. Secondo i dati, però, l’Italia rappresenta ancora il fanalino di coda per quanto riguarda la Cybersecurity, anche se, grazie alle statistiche negative in continua crescita, negli ultimi anni qualcosa si è mosso e attualmente gli investimenti per la sicurezza sono al secondo posto nella lista delle priorità delle aziende.

Questi si concentrano principalmente nell’area degli endpoint, ovvero tutti i dispositivi collegati alla rete, inclusi smartphone, tablet e pc portatili dei dipendenti. Forcepoint da anni è focalizzata su un approccio di sicurezza Human-Centric per aiutare le aziende a comprendere che gli utenti sono il nuovo perimetro da proteggere, nonché per supportarli in una progressiva migrazione dei propri sistemi di sicurezza nel cloud, il luogo dove ormai risiedono realmente i dati e tutte le applicazioni legate ad essi".



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