domenica, 5 aprile 2020

W la Privacy

W la Privacy

"La nostra cultura della privacy? Ancora carente", il pensiero del Garante

09/01/2020

ROMA - Il comune di Roma ha messo in rete le graduatorie di un concorso riservato ai disabili con tanto di nome, cognome e tutte le informazioni del caso sui vincitori. Una serie di piccoli comuni ha invece annunciato nella propria bacheca i trattamenti sanitari obbligatori comminati indicando soggetto e motivazioni. La provincia di Verbania ha licenziato un dipendente dopo aver scoperto su Facebook una serie di particolari intimi sulla sua vita sessuale che non gradisce.

E si potrebbe proseguire. Sulla scrivania del Garante per la privacy sono sempre più numerosi i casi di discriminazione sul posto di lavoro a carico, paradossalmente, di quelle categorie che le leggi susseguitesi in questi anni vorrebbero tutelare e difendere da ulteriori abusi. "Non bisogna andare molto lontano", commenta il presidente dell'Autorità garante, Antonello Soro. "Fermiamoci alla Costituzione, che all'articolo 3 recita: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali". Vede, nel concetto di pari dignità sociale c'è un "nucleo fondativo" del diritto antidiscriminatorio".

Occorre quindi chiedersi il motivo di tante violazioni. "Purtroppo è la cultura della privacy, malgrado anni di battaglie e sentenze, ad essere ancora carente - oserva il Garante. L'equazione fra diritto alla riservatezza, dignità personale, tutela sul posto di lavoro, in ultima analisi libertà democratiche, viene continuamente fraintesa. Eppure è uno dei fondamenti della democrazia stessa. Oggi che il mantra, favorito dalla digitalizzazione, sembra essere la trasparenza ad ogni costo, tutto è diventato ancora più difficile".

Le risposte da parte dell'Autorità Garante

A fronteggiare questa situazione sono le "risposte", date "con la massima attenzione alle molte segnalazioni che riceviamo dai cittadini e provvedendo con i nostri poteri cogenti, che comprendono la facoltà di imporre la rimozione dalla rete dei dati sensibili nonché di comminare sanzioni, e spesso interessando l'autorità giudiziaria"

Il caso del Comune di Roma era stato segnalato da una delle signore "schedate" nelle graduatorie in questione. Sul sito della Regione Abruzzo, nella sezione "concorsi in atto" erano contenuti gli elenchi dei candidati alle prove per un profilo professionale riservato esclusivamente alle categorie dei disabili. Centinaia di nominativi associati alla disabilità, con data, luogo di nascita e l'indicazione "ammesso/non ammesso".

Altre volte, nel privato come nel pubblico, al momento dell'assunzione si sottopone il candidato a un test psico-attitudinale con domande del tutto arbitrarie. E poi c'è un caso di una cooperativa che usava gli emoticon per valutare su una bacheca il rendimento dei dipendenti, con il rischio - perché lo squilibrio fra i dati che possiede il datore di lavoro e quelli del dipendente resta fortissimo - di rivelare situazioni assolutamente da non divulgare".

Casi ancora più delicati 

Il Garante si è espresso in merito a questioni ancora più delicate. in una sua recente intervista ha fatto riferimento al problema delle "disabilità occulte" o, ancora più spinoso, a quello delle vicende, personalissime, inerenti la sfera sessuale.

"Una delle nostre pronunce più delicate e sofferte - osserva ancora Soro - ha riguardato un neolaureato che aveva ovviamente bisogno del titolo di studio per avviare la sua vita lavorativa. Aveva subito un intervento chirurgico di cambiamento di sesso e voleva ottenere il diploma di laurea con indicati solo i nuovi dati anagrafici. La stessa università ha proposto il rilascio di un secondo diploma di laurea con la nuova identità escludendo qualsiasi ipotesi di annotazione della motivazione della ristampa che potesse ledere la riservatezza. Cosi abbiamo imposto il principio che la ristampa del diploma per gli studenti che hanno cambiato sesso non deve contenere alcun elemento idoneo a rivelare l'avvenuta rettifica come il nome originario. O peggio ancora l'annotazione della motivazione della ristampa".

    


maggiori informazioni su:
www.garanteprivacy.it



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