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Smart toys con intelligenza artificiale, i rischi per la privacy

Smart toys con intelligenza artificiale, i rischi per la privacy
19/12/2025

Quello che stiamo vivendo è un periodo di acquisti e regali in vista del Natale. Anche se non è facile da riconoscere, tra le corsie dei supermercati e le vetrine online quest’anno si distingue un ospite speciale: l’intelligenza artificiale generativa. Nel volgere di alcuni anni, i giocattoli con IA generativa - i cosiddetti smart toys - hanno sostituito il bambolotto con chip. Qualche esempio: orsetti capaci di creare storie, robot che memorizzano abitudini e console sempre connesse.

In nome del profitto

Siamo di fronte a un tema non soltanto tecnologico ma anche, e soprattutto, economico. Il giocattolo non è più il prodotto finale, è il terminale di una filiera di raccolta dati. I report Trouble in Toyland 2025 e Privacy Not Included di Mozilla mettono in evidenza come, in molti smart toys, sicurezza e tutela dei minori cedano il passo ai margini di profitto e alla necessità di lancio sul mercato in tempi rapidi. Questa categoria di giocattoli è interattiva, connessa via Wi Fi o Bluetooth, dotata di microfoni, fotocamere, geolocalizzazione e sensori. Il bambino non si limita a interagire con un semplice peluche, interagisce con server remoti che accumulano dati su comportamenti e voce, sollevando dubbi sulla privacy.

Uno studio dell’Università di Basilea ha valutato 12 smart toys presenti sul mercato europeo, riscontrando criticità rilevanti di conformità al GDPR, dall’assenza di crittografia adeguata nel traffico dati di alcuni dispositivi alle app che richiedono permessi (microfono, geolocalizzazione) non sempre necessari al funzionamento del gioco.

IA generativa per creare favole personalizzate

Una della novità è “Poe l’Orso Peluche Racconta Storie”, distribuito da Giochi Preziosi: un peluche che utilizza l’IA generativa per creare favole personalizzate, appoggiandosi all’app “Plai Ai Story Creator” e a un’infrastruttura cloud per l’elaborazione del linguaggio. Il produttore ha dichiarato, nelle Faq di supporto, che i dati non vengono venduti e che le informazioni inserite nell’app hanno il solo scopo di personalizzare la storia. Questo scambio continuo di input abitua però il bambino all’idea che l’accesso all’intrattenimento passi attraverso la condivisione di dati.

Anche le icone del passato si trasformano: il Tamagotchi Uni di Bandai, erede dell’ovetto degli anni ’90, è in grado oggi di connettersi al Wi Fi per entrare nel Tamaverse, metaverso proprietario dove si incrociano personaggi, oggetti virtuali ed eventi globali. Quello che un tempo era un circuito chiuso sul piccolo display diventa un nodo di rete, aggiornato da remoto e immerso in uno scambio costante di dati, che impone ai genitori attenzione e competenza digitale molto maggiori.

Se si volge lo sguardo al segmento low cost, il quadro è più allarmante: robot interattivi che replicano funzioni e design dei modelli di punta (come i cani robot come "Dog E") vengono venduti su piattaforme e-commerce. Il rischio privacy, in questo segmento, si intreccia con la scarsa chiarezza di produttori extra Ue e con informative non di rado difficili da ricostruire. Le app proprietarie che gestiscono gli smart toys, come ricordano anche le schede informative del Garante, hanno la tendenza a richiedere permessi estesi – ad esempio accesso a microfono, memoria del dispositivo o geolocalizzazione – non sempre proporzionati alle effettive esigenze di funzionamento del gioco.

Un cavallo di Troia digitale

Si può dunque conludere che di fatto si regala un giocattolo e si porta in casa un “cavallo di Troia” digitale, con il rischio che i dati finiscano su server al di fuori dallo Spazio economico europeo, dove valgono regole diverse dal GDPR. La mercificazione dell’utente parte, letteralmente, dalla culla. Non è elevato il valore economico di un robot con IA generativa: il vero margine è nel profilo digitale del futuro consumatore, costruito sulle sue interazioni. La cameretta, un tempo rifugio sicuro e privato, diventa una miniera di dati, in cui l’intimità del gioco si scambia, byte dopo byte, con l’efficienza degli algoritmi di profilazione.


maggiori informazioni su:
www.federprivacy.org


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