Le polemiche suscitate dalla trasmissione televisiva Report sul Garante per la protezione dei dati personali hanno fatto emergere molti interrogativi sui requisiti e sulle aspettative che dovrebbero soddisfare i componenti dell'Autorità, compresi vari aspetti che riguardano la loro indipendenza e l'assenza di conflitti d'interesse, la gestione delle ingerenze esterne, i rapporti con la politica, i compensi percepiti, il passato professionale, oltre che il background e le competenze che chi deve guidare l’Authority dovrebbe possedere.
Per conoscere l'opinione della comunità di addetti ai lavori e offrire spunti alle istituzioni per valutare quali possano essere i punti fermi dei meccanismi che regolano il funzionamento del Garante - e quali invece potrebbero essere le criticità da arginare per evitare situazioni che possano metterne in discussione l'indipendenza e l'autorevolezza necessarie per assicurare la tutela della privacy dei cittadini - Federprivacy ha realizzato il sondaggio "Il Garante che verrà: caratteristiche e requisiti attesi dal prossimo Collegio dell'Autorità per la protezione dei dati personali".
“Naturalmente, l'obiettivo del nostro sondaggio non è quello di giudicare la correttezza dell'operato dell'attuale Autorità – sottolinea Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy - ma alla luce delle asserzioni fatte da Report che auspichiamo possano essere totalmente smentite, ritenevamo però doveroso conoscere l’opinione della comunità di addetti ai lavori per fare le opportune riflessioni sulle caratteristiche che dovrebbero avere i futuri membri del Collegio che dovranno essere eletti a luglio 2027 e fornire il nostro contributo alle istituzioni”.
Qualche dato
Dall’indagine svolta dall’Osservatorio di Federprivacy su un campione di 1.164 partecipanti, è emerso che la maggioranza dei professionisti della protezione dei dati (81,9%) ritiene che un componente dell’Autorità debba possedere sia competenze giuridiche che informatiche, e secondo il 78% degli addetti ai lavori in nessun caso dovrebbe essere eletta una persona senza i requisiti richiesti dal Codice della Privacy. Priorità quella del profilo professionale che non dovrebbe cedere il passo neppure a eventuali “quote rosa” per evitare discriminazioni di genere, in quanto il 71% ritiene che un candidato per il Garante debba essere valutato soprattutto per le sue competenze, e non in base al sesso. Per il 61,3% degli intervistati sarebbe perciò preferibile che ad andare all’Authority fosse un tecnico esperto della materia, e praticamente nessuno (0,1%) vorrebbe vedere seduto su una poltrona dell’Autorità un personaggio con background politico. Sulla stessa linea, il 72% degli addetti ai lavori ritiene che ex parlamentari e militanti di partiti politici non dovrebbero far parte del Collegio del Garante.
Un Garante scelto per le sue peculiari caratteristiche
Per il prossimo mandato, l’80,4% dei professionisti si aspetta inoltre un presidente del Garante per la privacy con spessore etico e morale e un profondo senso delle istituzioni (60,3%), che non venga scelto per ricoprire tale carica semplicemente perché è la persona più anziana del Collegio (79,5%), bensì per le sue peculiari caratteristiche. La maggioranza (70,9%) pensa che il trascorso professionale non debba precludere la possibilità di diventare un membro del Garante, a condizione che durante il mandato venga troncato ogni rapporto con la precedente attività (29,4%) e che non vi sia un evidente conflitto d’interessi (41,5%). Poco più della metà dei professionisti (53,8%) pensa infine che il compenso per la carica dovrebbe essere parametrato agli stipendi dei dirigenti delle pubbliche amministrazioni.
Il mandato dell’attuale Collegio del Garante per la protezione dei dati personali scadrà tra poco più di un anno e mezzo. Per questa ragione, Federprivacy ha portato il rapporto con i risultati della propria indagine all’attenzione del Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri, nonché ai presidenti di Camera e Senato.
maggiori informazioni su:
www.federprivacy.org
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