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L'Italia aderisce alla partnership europea per la blockchain

04/10/2018

MILANO - Lo scorso 27 settembre, l’Italia ha aderito alla partnership europea per la blockchain, diventando così il 26° Paese che parteciperà a questa cooperazione, utile a sviluppare nuovi servizi e soluzioni per cittadini, imprese, amministrazioni pubbliche.

Il Ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, a margine della firma del documento, ha anche annunciato nuove misure: “Nella prossima legge di Bilancio nascerà un fondo al Ministero dello Sviluppo economico per la blockchain, l’intelligenza artificiale e l’Internet delle cose. Si avrà in questo modo la possibilità di tutelare e difendere il Made in Italy dalla contraffazione, utilizzando proprio la blockchain. Daremo il via a una serie di progetti di sperimentazione a cui parteciperanno le aziende italiane”.

Al centro dell’azione del Governo vi è l’attenzione al mondo delle imprese e in particolare delle piccole e medie imprese (Pmi). Diverse le novità:

“Stiamo cercando di riscostruire uno storico di tutti i fondi europei non utilizzati. In generale, ci sono diversi fondi da sfruttare per le imprese e vogliamo partire dal confermare e rinnovare i programmi i programmi per il superammortamento, l’iperammortamento e lo sviluppo dell’industria 4.0, che per noi significa sviluppare impresa 4.0”.

“Dobbiamo però abbassare il tetto di accesso a questi fondi in modo tale da spostare superammortamento, iperammortamento e industria 4.0 verso le piccole e medie imprese, perché in questi anni le grandi realtà aziendali hanno già avuto accesso a questi strumenti e hanno avuto modo di innovare, mentre le più piccole, soprattutto del Sud, sono state tagliate fuori da questi programmi. Rinnoveremo gli strumenti a nostra disposizione e tutto sarà ricalibrato sulle piccole e medie imprese”.

In riferimento alla Strategia Banda Ultra Larga (Strategia BUL), il MiSE ha informato di aver stabilito una rimodulazione finanziaria dell’Asse II del Programma Operativo Nazionale Imprese e Competitività FESR 2014-2020 relativo all’implementazione della Strategia BUL al solo fine di non perdere 177 milioni di euro di finanziamenti europei.

Queste risorse hanno corso il rischio di essere perse a causa dei ritardi accumulati negli ultimi anni nell’avvio dei lavori di posa della fibra. Per questa ragione il Ministero dello Sviluppo Economico ha proposto una rimodulazione dell’intervento spostando le risorse sull’Asse III relativo alle piccole e medie imprese e che comprende anche interventi per la digitalizzazione delle stesse. Questo asse presenta un fabbisogno finanziario superiore all’Asse II in relazione a interventi già attivati.

Sul sito del Ministero c’è la call 4 expert per l’intelligenza artificiale (artificial intelligence, o AI), un piano pluriennale per portare questa tecnologia tra le imprese, all’interno della nostra economia. Entro l’anno, ha spiegato il titolare del dicastero, riguardo all’AI italiana, sarà sviluppato dal Ministero un piccolo software, “un piccolo bot”, che risponderà ai cittadini che porranno domande sugli incentivi alle imprese.

Non meno importante il tema dell’Internet of Things (IoT) o Internet delle cose, e certamente del 5G: “tecnologia su cui in questi giorni si sta svolgendo un’asta da record e che non è destinata tanto ai telefonini, quanto a imprese e Pubblica Amministrazione per trasferire grandi quantità di dati”.

Un'altra grande partita ricordata da Di Maio è il cloud pubblico: “Che fine fanno i big data nel mondo, come vengono gestite le nostre informazioni? Tutto va sui cloud privati, le imprese detengono tutto sulla nostra vita, tutto quello che facciamo in rete, da telefonini e pc, è depositato su questi grandi cloud privati aziendali. Per questo motivo occorre un database pubblico, un cloud pubblico, garantito dallo Stato, dove depositare informazioni sensibili”.

Presto in ogni ministero nascerà un presidio digitale, così che la PA centrale possa procedere più speditamente alla trasformazione digitale. In legge di Bilancio, inoltre, finirà un fondo per il venture capital e per le startup innovative: “Un giovane innovatore italiano non deve più per forza emigrare all’estero per sviluppare le proprie idee, potrà rimanere nel nostro Paese e farle diventare made in Italy, grazie anche a nuovi fondi ed incentivi che stimoleranno gli investimenti privati. Lo chiameremo ‘Fondo non parto più’”.

 

(Fonte: key4biz)



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