martedì, 17 luglio 2018

Privacy

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Raccolta differenziata, i sacchi trasparenti violano la privacy

08/05/2018

MILANO - L’estensione sul territorio nazionale del servizio di raccolta dei rifiuti “porta a porta” sta facendo aumentare la percentuale di raccolta differenziata, con conseguente diminuzione dei rifiuti che finiscono in discarica, in una logica di economia circolare. Stanno però emergendo alcune criticità, tra cui la possibile violazione del diritto alla privacy del cittadino-utente e la tendenza di affidare a terzi le procedure per sanzionare comportamenti difformi da quelli disciplinati dai singoli enti.

Per quanto riguarda la prima questione, è piuttosto diffusa la pratica di imporre, per la raccolta domiciliare dei rifiuti, l’utilizzo di buste trasparenti o semitrasparenti lasciate dagli utenti in prossimità delle loro abitazioni in base al calendario previsto dal Comune. L’operatore ecologico ha quindi la posibilità di verificare se il contenuto dei sacchetti è conforme alla frazione da ritirare e di segnalare all’utente eventuali anomalie, con avvisi applicati sulle buste, attività che in genere si effettua nella fase di start-up del servizio.

Nel 2005, il Garante della Privacy ha affermato che "deve considerarsi in termini generali non proporzionata" la prescrizione che impone l’utilizzo di sacchetti trasparenti nella raccolta porta a porta dei rifiuti, posizione che il Garante ha confermato nella relazione annuale del 2014 presentata a Roma il 23 giugno 2015.

Bollette, estratti conto, lettere personali, confezioni di medicinali non devono finire nelle mani di chiunque o essere esposti a sguardi indiscreti. Il parere del Garante non scioglie però tutti i dubbi e riguarda in ogni caso solo le buste trasparenti, non quelle semitrasparenti, per cui sarebbe necessario un chiarimento sul punto. Alcuni Comuni approfittano infatti dell’incertezza per effettuare scelte che sembrerebbero bocciate dal Garante.

A preoccupare i comuni è anche l'aspetto sanzionatorio: una corretta gestione del servizio presuppone infatti che vengano rispettate le modalità di conferimento dei rifiuti. È chiaro che la procedura sanzionatoria può essere curata solo dal personale dell’Ente, quindi dai soggetti individuati dalla legge 689/81 (organi addetti al controllo, ufficiali e agenti di polizia giudiziaria), quindi neppure l’operatore ecologico può elevare sanzioni ma deve piuttosto richiedere l’intervento della polizia locale.

Non è possibile neppure fare leva sugli amministratori di condominio per controllare il comportamento dei propri condòmini: è possibile chiedere loro soltanto di essere collaborativi, sensibilizzandoli, senza però imporre nulla. Questa collaborazione non può trasformarsi in un’attività di controllo sull’operato del singolo condòmino, un compito che invece spetta all’ente locale.

 

(Fonte: Il sole 24 ore)

 

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