giovedì, 19 settembre 2019

W la Privacy

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Antonello Soro: si può garantire cybersecurity e privacy insieme

13/03/2017

ROMA - Non si può affrontare il tema della cybersecurity senza considerare anche la privacy dei cittadini. É quanto affermato dal Garante per la protezione dei dati personali dinanzi alle Commissioni riunite “Affari costituzionali e Difesa”.

“Il diritto alla protezione dei dati è tutt’altro che antagonista rispetto alla sicurezza collettiva nella dimensione cibernetica, rappresentandone anzi una delle principali componenti”, ha precisato Antonello Soro, che ha aggiunto: “In una prospettiva di sicurezza e difesa, è l’ambiente digitale che offre la principale superficie di attacco, contenitore di tutte le informazioni che riguardano le infrastrutture strategiche, dalla rete elettrica agli ospedali fino agli aeroporti. In questa nuova dimensione della vita, così come si è andata configurando, le persone sono più vulnerabili”.

Per questo la protezione dei dati personali è un presupposto essenziale non solo della cybersecurity ma, più in generale, della sicurezza pubblica. In questi anni il cybercrime ha superato il mercato del narcotraffico. Lo dicono i dati. “L’istituto interregionale delle Nazioni Unite per la ricerca su crimine e giustizia (Unicri) ha stimato in oltre 500 miliardi di dollari l’entità annua dei danni al business mondiale”, ha ricordato Soro, che poi ha aggiunto: “Secondo le stime dell’associazione Clusit, il 72% degli attacchi verificatisi nell’ultimo anno a livello globale sarebbe stato effettuato a fini estorsivi o di sfruttamento di dati personali”.

Questi danno dovrebbero spronare soggetti pubblici e privati a investire con risorse umane e finanziarie sull’informatica, “perché le minacce cibernetiche si snodano attraverso il flusso dei dati, la protezione dei quali è l’elemento fondativo della cybersecurity”, ha sottolineato il Garante per la privacy nel corso dell’audizione. Soro ha poi aggiunto “è significativo che la sicurezza cibernetica sia stata definita bene comune, “non rivale”, la cui tutela avvantaggia tutti, proprio perché attiene a una realtà, quale quella digitale, fondata sull’interdipendenza (oltre che sulla condivisione)”.

L’Autorità garante per la protezione dei dati personali ha posto particolare attenzione sui principali nodi d’interscambio internet, gestiti da consorzi privati, perché ha verificato “evidenti criticità nelle misure di sicurezza già segnalate anche al Governo”.

Soro ha ritenuto “ineludibile” un’organica razionalizzazione del patrimonio informativo, in primo luogo pubblico, essendo “la riduzione della superficie d’attacco e del suo intrinseco rischio sociale la migliore difesa, contro chi intende sfruttare le vulnerabilità inevitabilmente proprie di masse di dati difficilmente gestibili e, oltretutto, poco utili perché scarsamente selettive”.

Questo vale sia per i big data, di cui sempre più si alimenta la pubblica amministrazione, quanto per la “signal intelligence” e in generale l’attività di indagine di tipo strategico, non immune dalla tentazione di allontanarsi da quel principio di proporzionalità tra privacy ed esigenze investigative ribadito più volte dalla Corte di Giustizia.

 


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