Le piccole e medie imprese mostrano una crescente fiducia nella propria capacità di affrontare le minacce informatiche, ma continuano a guardare con attenzione ai rischi legati all’intelligenza artificiale. È quanto emerge dall’“Indice di preparazione informatica delle PMI nel 2026” pubblicato da ESET, basato su un’indagine condotta su 4.400 responsabili decisionali di aziende con 25-1.000 endpoint in 13 Paesi tra Nord America, Europa e Asia.
Secondo il report, il 45% delle PMI ha subito almeno un incidente di cybersecurity negli ultimi dodici mesi, mentre il 14% ne ha registrati più di uno. Il 61% degli intervistati si dichiara seriamente preoccupato per gli attacchi informatici e il 75% considera guerre cibernetiche e conflitti globali come minacce concrete per il business.
Tra i principali timori spicca il malware basato sull’intelligenza artificiale, indicato come la minaccia più preoccupante nonostante, al momento, episodi di questo tipo risultino ancora sporadici.
L’indagine evidenzia tuttavia segnali positivi sul fronte della preparazione. Il 68% delle PMI si dice ottimista riguardo alla capacità di prevenire gli attacchi, mentre il 75% ha fiducia nella propria resilienza informatica in caso di incidente. Anche gli investimenti sembrano seguire questa tendenza: il 65% si dichiara soddisfatto del budget destinato alla sicurezza informatica e un ulteriore 15% afferma di esserne più che soddisfatto.
Particolare attenzione viene riservata alla formazione del personale. L’87% delle aziende considera il training dei dipendenti molto importante o fondamentale per la resilienza informatica, mentre il 67% organizza attività formative più di una volta all’anno. Solo il 6% si affida esclusivamente a programmi di sensibilizzazione di base e appena il 2% non offre alcuna formazione sulla cybersecurity.
Nonostante i progressi, ESET segnala che molte PMI continuano a sottovalutare alcuni rischi, in particolare quelli legati agli attacchi alla supply chain e all’utilizzo di strumenti basati sull’intelligenza artificiale, inclusi i fenomeni di “shadow AI”.
Il report completo è disponibile a questo link
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