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Cyber Security

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Cybersecurity e carenza di competenze: perché l’AI sta diventando un alleato strategico per la difesa digitale

Cybersecurity e carenza di competenze: perché l’AI sta diventando un alleato strategico per la difesa digitale
05/02/2026

Il settore della cybersecurity si trova oggi ad affrontare un paradosso sempre più evidente: le minacce informatiche crescono per numero e sofisticazione, mentre il numero di professionisti qualificati non riesce a tenere il passo. Secondo il 2025 Cybersecurity Skills Gap Report di Fortinet, questa carenza non rappresenta solo un problema organizzativo, ma un vero e proprio rischio per la sicurezza delle aziende.

Il 62% delle organizzazioni intervistate riconosce che la mancanza di competenze in ambito cybersecurity sta aumentando l’esposizione ai rischi informatici. Non sorprende quindi che l’86% abbia subito almeno una violazione della sicurezza negli ultimi 12 mesi, con oltre un terzo che ne ha registrate cinque o più. Le conseguenze sono rilevanti anche sul piano economico e manageriale: il 59% degli incidenti ha generato costi pari o superiori a un milione di dollari, mentre oltre la metà dei dirigenti coinvolti ha subito sanzioni o ripercussioni professionali.

Le lacune più critiche riguardano aree chiave come data security, cloud security e threat intelligence. Nonostante l’87% delle aziende preferisca assumere personale certificato, il mercato del lavoro non riesce a soddisfare questa domanda con la necessaria rapidità. In questo scenario, caratterizzato da minacce ad alto volume e risorse limitate, l’automazione intelligente sta emergendo come una risposta concreta.

La carenza di personale qualificato ha un impatto diretto sulla gestione degli incidenti: i Security Operations Center, spesso sotto organico, sono sommersi da migliaia di alert quotidiani, con il rischio di trascurare minacce critiche o di ritardare le risposte. Inoltre, la mancanza di competenze rallenta le attività di remediation e compromette pratiche fondamentali come la gestione delle patch e delle configurazioni di sicurezza. Il risultato è una maggiore esposizione agli attacchi e tempi di recupero più lunghi: il 62% delle organizzazioni ha impiegato oltre un mese per riprendersi da una violazione.

A complicare ulteriormente il quadro è l’uso crescente dell’intelligenza artificiale da parte dei cybercriminali. Il 46% degli intervistati teme che l’AI contribuirà ad aumentare volume e complessità degli attacchi, ampliando ulteriormente il divario tra capacità offensive e difensive.

Proprio per questo, l’AI sta assumendo un ruolo sempre più centrale anche sul fronte della difesa. Automatizzando il triage degli alert e le prime fasi di risposta, le soluzioni basate sull’intelligenza artificiale permettono di ridurre drasticamente il rumore operativo e di focalizzare l’attenzione umana sugli incidenti realmente critici. Inoltre, gli assistenti AI generativi supportano gli analisti meno esperti durante le indagini, facilitando l’analisi degli eventi di sicurezza e suggerendo azioni correttive in linguaggio naturale.

Secondo il report, il 96% delle organizzazioni prevede di adottare soluzioni di cybersecurity che sfruttano l’AI, con una crescente attenzione verso piattaforme integrate in grado di condividere dati e automatizzare i workflow di sicurezza lungo l’intera infrastruttura, dal perimetro di rete fino al SOC.

Il futuro della cybersecurity, dunque, non passa dalla sostituzione delle competenze umane, ma dal loro potenziamento. L’intelligenza artificiale si configura come uno strumento chiave per ridurre l’impatto del gap di competenze, migliorare l’efficienza operativa e consentire ai team di sicurezza di affrontare un panorama di minacce sempre più complesso con risorse limitate.


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