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W la Privacy

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La privacy è sempre una pietra angolare della democrazia italiana, servono più risorse per proteggerla

La privacy è sempre una pietra angolare della democrazia italiana, servono più risorse per proteggerla
11/11/2024

È servita una sequenza inedita di episodi di violazioni della privacy in danno di interessati eccellenti o in contesti eccellenti perché il nostro Paese si accorgesse della centralità del diritto alla protezione dei dati personali nella società nella quale viviamo e della sua natura di ultimo baluardo delle libertà individuali e della nostra democrazia.

Eppure, ogni anno, al Garante per la privacy vengono notificati migliaia di data breach - come si definiscono tecnicamente le violazioni dei dati personali - ovvero episodi morfologicamente identici a quelli protagonisti degli episodi finiti alla ribalta mediatico-politica nelle ultime settimane. E, spesso, queste violazioni riguardano dati personali relativi a un numero di persone enormemente superiore a quello di cui si discute nei più “eccellenti” recenti episodi e anche dati personali particolari, ovvero, per natura e tipologia capaci di rilevare aspetti addirittura più intimi e sensibili rispetto alla vita delle persone coinvolte.

Le violazioni della privacy - Normalmente, queste violazioni non raggiungono neppure gli onori della cronaca, figurarsi l’attenzione della politica. Mai, sin qui, è accaduto che all’indomani di una di queste violazioni qualcuno proponesse sanzioni più severe o maggiori investimenti nella protezione della privacy e nell’applicazione delle regole già in vigore, per la verità, probabilmente sufficienti a governare il fenomeno a condizione, naturalmente, di garantire a chi è chiamato a applicarle risorse adeguate a una sfida che diventa ogni giorno più complessa in maniera direttamente proporzionale all’aumento delle minacce che arrivano da decine di fronti diversi e hanno altrettante diverse matrici, dal semplice - ma non meno grave - voyeurismo individuale, al perseguimento di obiettivi di autentico dossieraggio per le finalità più differenti, al dilagante cinico business della commercializzazione di ogni genere di informazione riservata.

Nel nulla, con poche limitate eccezioni, ormai da anni, cadono gli appelli a destinare più attenzione e risorse alla protezione della privacy e alla sicurezza informatica che, in maniera ricorrente, Autorità e Agenzie indirizzano ai Governi che si sono succeduti alla guida del Paese.

Un disinteresse senza colore politico -  Accade anzi in maniera ricorrente che il diritto alla privacy, nel dibattito politico, venga derubricato da diritto fondamentale a fastidioso adempimento burocratico evitabile anche perché di ostacolo al perseguimento di interessi di volta in volta considerati più importanti e urgenti, che si tratti delle esigenze di sicurezza, di quelle di tutela della salute pubblica o di promozione e protezione dell’innovazione o, forse meglio, di una congerie indistinta di fenomeni tecnologici eterogenei che spesso si etichettano frettolosamente come innovativi, anche laddove, probabilmente, non lo meriterebbero, almeno se si crede - come dovremmo - che l’innovazione sia solo quel progresso tecnologico capace di accrescere il benessere collettivo e non anche qualsiasi passo in avanti, in una qualsiasi area tecnologica, magari compiuto nell’interesse solo economico e solo di pochi, in danno di diritti e libertà dei più.

E' posibile proseguire la lettura di questo interessante articolo di Guido Scorza - Componente del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali - a questo link 


maggiori informazioni su:
www.federprivacy.org


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