Lo scorso 14 maggio si è svolta a Palazzo Ripetta, a Roma, la prima Conferenza Nazionale sul cloud Italiano. Organizzata dal Consorzio Italia Cloud - organismo che raggruppa le aziende italiane attive nella filiera del cloud computing, quali ISV, MSP, System Integrator, Software House e telco - l’evento ha riunito aziende italiane, rappresentanti politici e stakeholder strategici per un confronto su come costruire un ecosistema nazionale coeso, in grado di valorizzare le competenze, promuovere indipendenza e sovranità digitale e rafforzare la competitività del Paese.
Alla base dell’incontro è la convinzione, insita nella missione stessa del Consorzio, che sia necessaria una cooperazione strutturata tra politica, industria, accademia e centri R&D per affrontare in modo congiunto le sfide geopolitiche, tecnologiche e di mercato, perché oggi è più che mai necessario che innovazione e interesse nazionale "camminino" insieme.
I relatori che hanno partecipato all'evento: Antonio Baldassarra di Seeweb, Roberto Bondavalli di CloudFire, Gianluca Bottaro di Netalia, Vincenzo Cammarata di Lutech, Alessio Cecchi di Qboxmail, Lucia Fioravanti del Polo Strategico Nazionale, i membri della Camera dei Deputati, Onorevoli Marco Furfaro e Alberto Pandolfo, Vincenzo Giannattasio Dell'Isola di Dedalus Italia, Paola Girdinio di START 4.0, Maurizio Goretti di Namex, Dario Lucatti di Italtel, Vincenzo Pinto di Almaviva, Arturo Possidente di Exprivia, Laura Rovizzi di Open Gate Italia.
Chi controlla il cloud riesce a controllare i mercati
Nell’intervento di apertura il Presidente del Consorzio e Amministratore Delegato di Netalia, Michele Zunino (in foto durante l'evento) ha ribadito istanze e obiettivi dell’azione di promozione del cloud nazionale portati avanti dal Consorzio. Le conclusioni sono riassunte nella lettera aperta inviata contestualmente al Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana Meloni, ai Ministri Bernini, Urso, Zangrillo, al Sottosegretario Butti e a tutto il Parlamento italiano.
“Chi controlla il cloud riesce a controllare i mercati, le persone e le stesse istituzioni. Sul cloud si riversano tutte o quasi le attività di rete e le azioni industriali e produttive delle filiere dell’innovazione. Se il controllo del cloud rimane nelle mani di soggetti esteri, il Paese vede minati i propri interessi nazionali” sottolinea Zunino, che ritiene quello del cloud un fattore decisivo nello sviluppo digitale, ma anche un settore nel quale, in assenza di nuove direttrici da parte del governo, l’Italia rischia di trovarsi in deficit di asset, di competenze e di iniziative d’impresa nazionali. Sono, questi ultimi, tutti elementi che frenano la crescita del Paese in un contesto di indipendenza e sovranità nazionale unanimemente auspicato.
Aree di scontro cruciali
L’attuale fase di de-globalizzazione, congiuntamente alle crescenti tensioni internazionali e all’allargamento di conflitti regionali in ogni parte del mondo, confermano che le tecnologie digitali e il controllo dei dati rappresentano aree cruciali di scontro. Le tecnologie digitali più in vista (l’AI, la robotica, i controlli da remoto, l’elaborazione e la valorizzazione dei flussi di dati), sono tutte operazioni che vengono gestite nel cloud. Oggi in Italia si registrano entusiasmi a proposito di ingenti investimenti da parte di multinazionali su data center che non porteranno al Paese alcun potere territoriale di controllo (funzioni cloud gestite con sistemi che operano da remoto), né risorse reali (la messa in opera è frutto di transazioni estero su estero), né occupazione o competenze (risiedono tutte nei centri di controllo basati all’estero). Nel frattempo, decine e decine di PMI italiane che operano nel cloud, insieme a software vendor e system integrator locali, agiscono in solitudine, senza una politica nazionale che valorizzi le risorse imprenditoriali e le competenze nazionali.
“Il Consorzio Italia Cloud vuole lanciare una chiamata a raccolta”, ribadisce Zunino. “Temiamo che il persistere di questa situazione possa portare a un definitivo depauperamento delle nostre capacità a livello nazionale di innovazione e rischia di consegnare, in molto meno di un decennio, i destini del Paese nelle mani di poche multinazionali. Si può ancora agire per una inversione di tendenza e il contesto internazionale attuale, fondato anche su una accentuazione del ruolo degli Stati nazionali in seno alla UE, ci aiuta a definire e gestire scelte anche in controtendenza rispetto al recente passato. Ma non c’è più molto tempo”.
Il Consorzio Italia Cloud deve e vuole crescere, per poter avere sempre più voce in capitolo rispetto alle scelte politiche e regolatorie che normano il settore: le aziende italiane del digitale sono invitate a dare il loro contributo di idee, esperienze e possibili sinergie.
maggiori informazioni su:
https://www.consorzioitaliacloud.it/
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