MILANO - Si sente sempre parlare di innovazione: “bisogna adeguarsi all’innovazione, sfruttare l’innovazione, accettare l’innovazione” (spesso supinamente, come qualcosa che deriva da un mondo che non possiamo controllare).
Abbiamo reparti specifici che studiano, affinano tecniche e processi affinché i prodotti siano sempre più performanti. Ma siamo certi di interpretare bene il termine innovazione? Siamo sicuri di applicarlo correttamente a tutte le aree dell’azienda?
Molto spesso il termine innovazione viene limitato al suo approccio di processo, ovvero alle implementazioni del prodotto che lo rendono del tutto nuovo o significativamente migliorato. Il termine "innovazione" ha però un significato ben più ampio. Il vocabolario Treccani fornisce questa definizione:
1a. L’atto, l’opera di innovare, cioè di introdurre nuovi sistemi, nuovi ordinamenti, nuovi metodi di produzione.
1b. In senso concreto, ogni novità, mutamento, trasformazione che modifichi radicalmente o provochi comunque un efficace svecchiamento in un ordinamento politico o sociale, in un metodo di produzione, in una tecnica, ecc.: un’innovazione felice, ricca di conseguenze e di risultati; le innovazioni sinora introdotte si sono dimostrate insufficienti; proporre, progettare, tentare innovazioni; i. tecnologica; i. organizzativa (in un’azienda); incentivare le i. dei processi produttivi; anche in particolari meccanismi o prodotti dell’industria: nell’ultimo modello sono state apportate interessanti innovazioni. (...)
Giuseppe Ligotti - Consulente in gestione HR Profittevole, Presidente di Federlavoro Varese, prosegue nel suo articolo la trattazione di questo tema.
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