domenica, 24 gennaio 2021

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La sicurezza delle banche ai tempi del Covid

12/01/2021

di Pierdavide Scambi - Studio Scambi Vicenza

La progettazione della sicurezza, in ambito bancario, rappresenta la “Summa Theologiae”, in quanto ha come fine il proteggere beni di grande valore e quello inestimabile delle persone che si trovano all’interno dei locali. Per una più chiara visione è come se dovessimo fare una sezione anatomica, scoprendo una serie di livelli concentrici, aventi lo scopo di rendere inviolabile il nucleo centrale. Ciò trova espressione nelle norme CEI 79-3 e EN 50131, che spiegano le performance che questi livelli debbono garantire contro gli intrusi.

Si parte dunque dalle protezioni esterne, dette tali in quanto debbono essere più sofisticate per distinguere un potenziale attacco da un falso allarme e molto più solide perché esposte agli agenti climatici. Ne deriva che le protezioni esterne sono imprescindibili dalla videosorveglianza per contestualizzare la causa dell’allarme. In ogni situazione di pericolo, la rapidità con cui si rileva la minaccia è un fattore determinante; individuare la presenza di un criminale nei livelli più esterni del sito è salvifico in quanto si possono mettere in campo contromisure e bloccare le azioni repentinamente. Le soluzioni adottate debbono essere ad alta reiezione agli allarmi ambientali (NAR), presentare minimi tassi di falso allarme (FAR), generare una alta probabilità di rilevazione (POD).   

Sensori di pressione

Quando si parla di sistemi antintrusione perimetrale nel caso bancario, oltre alle classiche barriere, si utilizzano sensori di pressione che, inglobati nel massetto (sotto il pavimento), rivelano il transito o la permanenza di una o più persone sull’area sensibile; si installano generalmente antistanti gli accessi all’edificio (tipicamente porte, finestre e vetrate) o in corrispondenza di vialetti, marciapiedi, accessi carrai. 

Proteggere le pareti

Visto che la famosa “banda del buco” è sempre in azione, si devono assolutamente proteggere le pareti in muratura da azioni di rottura, sfondamento e perforazione, dotandole di sensori antimanomissione per la segnalazione dei tentativi di rimozione, apertura e sabotaggio, sia questa ad esempio anche una fonte di escursione termica. Di queste soluzioni, a fare la differenza, sono le parametrizzazioni che si possono ottenere con la programmazione dei rivelatori, che agiscono sulle regolazioni legate alle singole modalità di effrazione (danneggiamento, abbattimento e irruzione).

Occhio ai vetri

Come per i muri, anche le vetrate costituiscono un’ulteriore via d’accesso, pertanto non solo si deve rispondere alla norma UNI EN 12600 “Prova del pendolo - Metodo della prova di impatto e classificazione per il vetro piano”, ma vi sono specifici allarmi che analizzano la minima vibrazione fino alla rottura, chiaramente aiutati da telecamere di contesto che possono stabilire l’accidentalità o meno dell’evento.

Bussole: attenti al camouflage

Le bussole stesse, inoltre, contribuiscono alla funzione di controllo accessi. Le migliori soluzioni in commercio dispongono di software di controllo che effettuano l’autogestione del sistema di interblocco. Emettono comandi vocali per la guida dell’utente in transito, attivano al passaggio anche il metal detector, effettuano la pesatura per garantire che non si stiano trafugando valori e garantiscono l’unicità di passaggio quale funzione anti-ostaggio. Una criticità al momento risulta sui sistemi anti camuffamento, in quanto all’interno della bussola l’interessato viene invitato, con un messaggio, a voltarsi verso una o più telecamere inserite nella struttura (ad esempio, per migliorare la visione). Il sistema può essere integrato da uno schermo video che trasmette l’immagine ripresa, in maniera da agevolare l’inquadramento. In questo modo il software è in grado di valutare se, nell’immagine inquadrata dalla telecamera, siano esistenti un numero sufficiente di componenti tipo (tratti somatici), tali da fare individuare la generica esistenza di un volto.

Diversamente il soggetto risulterebbe potenzialmente camuffato e il sistema non consentirebbe l’ingresso in banca. 

La mascherina è un camuffamento?

In questo momento però risulta evidente che è il “camuffamento” stesso una necessità di sicurezza anti covid-19 , in quanto se il soggetto togliesse la mascherina in favore dell’inquadratura, ad ogni passaggio si sarebbe costretti ad un’igienizzazione totale della cabina, in quanto spazio ridotto e con particolare ricircolo d’aria, probabilmente non effettuabile. Un capitolo a parte, peraltro, si dovrebbe dedicare, alla sicurezza in termini di misure anti Covid-19, come ci hanno mostrato le nazioni orientali, che dal totem che misura la temperatura alla scansione di qr code, hanno fondato le loro politiche anti pandemia e sicurezza nazionale.



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