domenica, 20 maggio 2018

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Il controllo elettronico degli accessi attento ai lavoratori disabili

16/05/2018

della Redazione

L’attenzione verso i lavoratori disabili è sensibilmente aumentata negli ultimi decenni. Raramente nelle imprese vengono disattese o violate le leggi, in particolare quelle che riguardano gli accessi. Tutto funziona se le porte si aprono e si chiudono a mano. Ma se, per ragioni di sicurezza e controllo, entra in azione un sistema elettronico basato su badge e altre credenziali, le cose si complicano. Qual è, in questo caso, la tecnologia più adatta per riconoscere gli utenti con disabilità? Quali sono i varchi che più agevolano il transito dei dipendenti disabili? Che cosa può offrire di più, rispetto alle soluzioni tradizionali, un sistema elettronico di controllo accessi inclusivo e avanzato?

Negli ultimi decenni, la sensibilità nei confronti dei lavoratori disabili è notevolmente aumentata. Per il loro inserimento e mantenimento nel mondo del lavoro, tuttavia, le imprese devono sostenere oneri non trascurabili. Dalle vie di accesso agli ascensori, ai servizi igienici, ai posti di lavoro, ad esempio: tutto deve essere – giustamente - concepito in modo da soddisfare le esigenze dei dipendenti portatori di handicap. L’abbattimento (o comunque la riduzione) delle barriere architettoniche è oggi considerato del tutto normale, sia nelle nuove costruzioni sia in sede di ristrutturazione. Tra le strutture più delicate vi sono i varchi attraverso i quali transitano le persone disabili. Non tanto le porte che si aprono e si chiudono manualmente quanto quelle che, per ragioni di sicurezza e controllo, devono essere gestite da un sistema elettronico basato su badge o altre credenziali di accesso. In questi casi, il sistema elettronico – capace di riconoscere gli utenti (quindi anche i disabili), verificare i diritti di accesso, consentire o negare il transito – non sempre viene progettato e realizzato in sintonia con le necessità dei lavoratori disabili e nel rispetto delle normative di legge vigenti.

IN CINQUE PUNTI

Cinque sono i punti fondamentali da considerare quando si adotta un sistema elettronico di controllo accessi in cui sono coinvolte persone disabili: la tipologia di disabilità, la tecnica di riconoscimento, le strutture fisiche di accesso, la procedura e i tempi di transito attraverso il varco controllato, eventuali funzioni particolari. Nel nostro caso, quando si parla di disabilità si fa sempre riferimento a persone comunque in grado di svolgere un’attività lavorativa. Nella maggior parte si tratta di soggetti che, a causa di una menomazione, temporanea o permanente, presentano una ridotta o totale capacità motoria (motulesi). Alcuni di questi lavoratori accedono con difficoltà attraverso i varchi automatici riservati ai normodotati (tornelli, bussole ecc.); altri, costretti a ricorrere a un ausilio per deambulare (carrozzine, bastoni, stampelle ecc.), sebbene non abbiano bisogno di essere accompagnati, necessitano di varchi speciali. Ulteriori deficit da considerare sono le ridotte capacità operative, visive e uditive. Queste persone possono incontrare difficoltà nell’azionare dispositivi di manovra o comando e nel percepire segnali di avvertimento (anche di emergenza). Sono da trattare a parte, invece, le disabilità psichiche e intellettive, e altre patologie gravi in cui è normalmente previsto l’accompagnamento o l’adozione di particolari procedure.

IL RICONOSCIMENTO AUTOMATICO

L’identificazione automatica dei soggetti affetti da disabilità può avvenire utilizzando le tecniche abitualmente in uso quali: la digitazione di un codice numerico, comune o individuale (PIN), la lettura di una credenziale di accesso (badge, transponder ecc.) o la verifica di una caratteristica biometrica (impronte digitali, geometria della mano ecc.). Non tutte queste tecniche, però, sono da ritenersi ottimali in presenza di persone disabili. Si pensi, ad esempio, alle difficoltà che determinati soggetti con menomazioni fisiche o patologie agli arti superiori (come l’artrite) possono incontrare nel digitare una sequenza di tasti, far scorrere un badge a velocità uniforme in un lettore o inserirlo ed estrarlo da una feritoia, posizionare correttamente il dito sullo scanner ottico che legge il polpastrello e così via. La tecnologia che più si presta a soddisfare le esigenze delle persone disabili è certamente la RFId (Radio Frequency Identification). In questo caso è sufficiente che l’utente – munito di un badge o di un transponder (portachiavi, braccialetto ecc.) – presenti la credenziale di accesso al lettore. La lettura, in base al modello usato, può avvenire a “contatto”, “a prossimità” (qualche centimetro) o “a vicinanza” (alcune decine di centimetri). É anche possibile, ove necessario, utilizzare tecnologie RFId ad alta frequenza (868 MHz e 2,45 GHz) capaci di leggere a breve o media distanza la credenziale di accesso appuntata sul vestito o fissata sulla carrozzina, senza coinvolgere operativamente l’utente. Analoghi vantaggi si possono ottenere assegnando alla persona un “radiobadge” (radiocomando codificato a 433 MHz) che, azionato in prossimità della porta, permette di verificare prima i diritti di accesso e poi di aprire il varco.

I VARCHI HANDICAP

Se non occorre garantire un certo livello di sicurezza antintrusione e non sussistono problemi d’installazione, la porta più indicata per i disabili è quella ad ante scorrevoli, oppure quella dotata di bracci motorizzati. I varchi destinati a controllare gli accessi dei motulesi e di altri disabili, tuttavia, sono comunemente costituiti da strutture speciali. Il mercato offre una discreta scelta di prodotti: portelli, sbarre a sollevamento, varchi motorizzati e simili. La maggior parte di queste strutture è derivata dai modelli standard in cui è stata aumentata la luce di passaggio per facilitare il transito di persone che si muovono a bordo di carrozzine. I varchi automatici di questo tipo possono essere installati isolati oppure integrati nelle barriere perimetrali di accesso (esterne o interne all’edificio), generalmente costituite da uno o più passaggi affiancati, ciascuno dei quali permette il transito di una persona alla volta. In alcuni casi i varchi riservati ai disabili vengono anche utilizzati per il passaggio di materiali ingombranti o come vie di fuga in caso di emergenza.

UN CONTROLLO INCLUSIVO

Nella quasi totalità degli impianti, il controllo elettronico degli accessi nei confronti delle persone disabili è esercitato alla stessa stregua degli altri lavoratori. I portatori di handicap sono raggruppati in una “categoria” e la stessa viene abilitata a transitare attraverso i varchi speciali secondo uno o più profili spaziali (dove) e temporali (quando). Le soluzioni più evolute, invece, offrono ulteriori prestazioni dedicate ai lavoratori affetti da disabilità. Innanzitutto questa tipologia di soggetti non è solo classificata come un “gruppo” di utenza (al quale attribuire i diritti di accesso), ma è anche contrassegnata in modo da poter, all’occorrenza, ricevere servizi dedicati. In alcune situazioni, ad esempio, al soggetto che chiede di entrare o uscire da un’area sottoposta a controllo, vengono accordati tempi di sblocco e di transito più lunghi senza che venga generato un evento di allerta (varco non aperto in tempo utile, varco non richiuso entro il tempo massimo consentito ecc.). In altri casi, ancora, in corrispondenza con l’accesso di un soggetto portatore di handicap è possibile richiamare l’attenzione del personale di guardia (attivazione di una segnalazione ottico/acustica) affinché sorvegli a vista il transito o presti assistenza.

Le persone affette da problemi visivi o uditivi possono avere difficoltà a relazionarsi con i lettori delle credenziali di accesso installati sui varchi, la cui interfaccia uomo-macchina è sovente costituita da semplici segnalazioni ottiche (led), non abbastanza grandi e luminose, oppure acustiche (beeper) il cui volume non è sufficientemente alto.

Un aspetto non marginale, infine, è la posizione che occupano i dispositivi di comando e segnalazione in prossimità del varco handicap come un pulsante di apertura o di emergenza, l’azionamento del maniglione antipanico, la tastiera o il lettore. Questi dispositivi, oltre a essere idonei, devono essere posti in modo facilmente accessibili ed essere ben visibili.

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