domenica, 21 ottobre 2018

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Il controllo accessi guiderà l’integrazione dell’edificio

15/11/2017

della Redazione

Per definire un modello intelligente di edificio occorre agire sulle persone: sono loro la vera forza motrice dell’intelligenza tecnologica e non possono essere considerati come dei supini utilizzatori di oggetti smart. In molti luoghi di lavoro l’edificio connesso è già una realtà, ma resta ancora tanto da fare: manca infatti una corretta percezione dei vantaggi offerti da un’integrazione spinta tra sistemi. Una recente indagine, targata IFSEC Global e sponsorizzata da HID Global, mette in evidenza le sfide che gli operatori dovranno superare per rendere l’intelligenza dell’edificio più pervasiva e il ruolo propulsore che potrebbe giocare il controllo degli accessi.

Tra le prime sfide dell’edificio connesso si annoverano la sicurezza e la protezione dei dati, visto che le minacce informatiche sono ormai entrate a gamba tesa anche nel mondo fisico. Occorrerà poi trovare un modello di diffusione ed adeguamento delle tecnologie intelligenti: per questo servono protocolli condivisi, standard industriali e prima ancora chiarezza lessicale sulle stesse definizioni, non sempre univoche. Una volta superate queste sfide, i benefici saranno però enormi: più sicurezza in primis, ma anche più efficienza operativa, risparmio energetico e minore impatto ambientale. In definitiva: minor costo totale di proprietà. Il mercato è assolutamente aperto: molti edifici cominciano ad essere connessi e sono quindi propensi a proseguire nell’integrazione. In questo processo il controllo degli accessi è un primo e fondamentale step che potrebbe stimolare un’integrazione più spinta.

INTEGRAZIONE DEL CONTROLLO ACCESSI

L’indagine IFSEC Global ha chiesto ad un panel di risponditori - in prevalenza security manager - quali, tra gli impianti presenti nell’edificio, erano già stati integrati con altri e, in caso negativo, quali sistemi si sarebbero voluti integrare nel breve e medio periodo. La risposta è stata netta: time e attendance guidano infatti la classifica con il 51% di intervistati (vedi grafico 1). Si è poi chiesto se il sistema di controllo accessi sia già integrato con altri sistemi dell’edificio o se si desidererebbe integrarlo. Anche qui la risposta è stata netta: tra quanti hanno dichiarato di disporre di un sistema di controllo accessi in parte integrato (41%) e quanti lo hanno definito profondamente integrato (19%), si assomma infatti un notevole 60% di rispondenti che conoscono e vivono già un modello di integrazione (grafico 2, nella pagina successiva).

IL CONTROLLO ACCESSI AL TIMONE

Combinando poi le risultanze dei due grafici, si rileva che le integrazioni tecnologiche più frequenti sono legate o comunque connesse al sistema di controllo fisico degli accessi, che è quindi destinato ad assumere un ruolo guida nel processo. Del resto, quando il sistema di time & attendance e quello di gestione degli accessi dei visitatori vengono integrati con i sistemi di sicurezza esistenti (lettura targhe, incendio, intrusione e TVCC), i costi si comprimono sensibilmente, quindi il vantaggio è immediatamente tangibile. Lo stesso risultato si può ottenere dall’integrazione con sistemi di building management dedicati al comfort (es. HVAC). Anche il terzo sistema più frequentemente integrato - sistemi per controllare gli accessi logici – è ormai strettamente legato al controllo accessi fisico, mentre serrature e altri sistemi di chiusura vengono integrati soltanto nel 28% dei casi. Il fatto che il controllo degli accessi sia dunque già oggi più integrato rispetto a molte altre soluzioni (non di sicurezza) per l’edificio, potrebbe finalmente minare l’affermazione – piuttosto diffusa, invero - che il controllo degli accessi sia un segmento tecnologicamente “conservatore”. Tuttavia, il 56% degli intervistati che dispongono di sistemi di controllo accessi non integrati dichiara di non aver intenzione di procedere all’integrazione, dimostrando ancora un discreto conservatorismo.

VANTAGGI DELL’INTEGRAZIONE

Se messa in opera correttamente, l’integrazione può portare una vasta gamma di vantaggi. Ma quanti, tra gli intervistati di questa ricerca, conoscono e soprattutto riconoscono questi vantaggi? Solo tre su cinque per ciascun beneficio (efficienza operativa (62%), convenienza per l’utente (61%), aggiunta di valore ai sistemi esistenti (60%) e sicurezza totale degli edifici (57%), quindi non una maggioranza schiacciante. C’è quindi ancora molto lavoro da fare per ottimizzare l’integrazione tecnologica e portare significative argomentazioni agli utenti finali sui vantaggi della stessa. Una fetta significativa degli intervistati - il 37% - ritiene che disporre di un edificio intelligente potrebbe essere d’aiuto per attirare e trattenere i dipendenti più talentuosi, mentre il 42% sarebbe più propenso a scegliere un determinato fornitore se questi gli offrisse un sistema integrato (è il caso, ad esempio, degli ascensori “smart” o dei sistemi di parcheggio integrati con il controllo accessi). Del resto, se si chiedesse ad un’autorità governativa, al proprietario di un palazzo, al gestore delle strutture e ad un occupante dello stesso edificio di elencare i principali vantaggi di utilizzare una tecnologia intelligente, si otterrebbero quattro risposte totalmente diverse. La prospettiva di chi risponde è dunque essenziale, ben più della tecnologia usata. Ma una cosa è certa: anche se l’efficienza operativa resterà sempre l’argomentazione dominante per la scelta di tecnologie integrate e intelligenti, tanto più gli edifici diventeranno connessi, anche grazie allo sviluppo dell’IoT nella gestione dell’edificio, tanto più evidenti diventeranno i benefici sia agli occhi dei proprietari, sia a quelli degli occupanti. E anche per l’ambiente circostante, che è un bene e una responsabilità di tutti.

SMART RETROFIT E SOSTENIBILITÀ

Si stima che oltre l’80% del materiale edilizio britannico del 2050 risulterà essere stato costruito oggi: è dunque essenziale pensare già adesso a tecnologie intelligenti con un forte valore retrofit, utilizzabili cioè in ambienti esistenti. Attualmente l’integrazione rappresenta una sfida non indifferente: la maggior parte degli edifici commerciali, tanto per fare un esempio, utilizza ancora termostati pneumatici, che non sono in grado di “comunicare” a livello tecnologico. Ma i numeri parlano chiaro: se l’upgrade di un singolo sistema all’interno di un palazzo potrebbe generare risparmi energetici per il 5-15%, un edificio intelligente dotato di sistemi completamente integrati potrebbe arrivare ad un risparmio del 30-50%. E i sistemi di controllo accessi potrebbero giocare un ruolo particolarmente attivo anche in questo processo. Pensiamo solo agli smartphone: si potrebbero sfruttare i sistemi di controllo accessi per monitorare il sistema di time& attendance o per gestire i sistemi di stampa sicura. La prospettiva di ridurre il consumo di energia attraverso l’analisi dei dati e l’apprendimento automatico è del resto stata indicata come una forte motivazione all’upgrade da un ragguardevole 36% degli intervistati.

DALL’UPGRADE ALL’INTEGRAZIONE

Agli intervistati è stato infatti chiesto quale funzionalità o esigenza potrebbe persuaderli ad aggiornare il proprio sistema di controllo accessi (vedi grafico 3). Com’era ovvio, dato che il 37% degli intervistati rientrava nel novero dei professionisti della sicurezza, il driver che è emerso con più forza è un aumento della sicurezza (65%). Ma le altre motivazioni descrivono comunque un livello di conoscenza notevole: forse non è dunque un caso se l’analista Markets & Markets ha stimato la crescita globale di questo segmento ad un CAGR del 7,49%, per un totale di 9.8 miliardi di dollari di valore da raggiungere entro il 2022. Meglio tenere gli occhi aperti, dunque.

La versione integrale dell’articolo riporta tabelle, box o figure, per visualizzarle apri il pdf allegato.  



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