lunedì, 22 ottobre 2018

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Interoperabilità, sorveglianza e Big Data nelle Smart City

05/04/2017

di Per Björkdahl, Presidente dell’ONVIF Steering Committee www.onvif.org

Spesso le amministrazioni cittadine utilizzano sistemi di gestione video o altre piattaforme per visualizzare filmati, proteggere persone e proprietà, analizzare incidenti, valutare il livello di sicurezza urbano e determinare le misure adeguate rispetto ad eventi specifici (disastri naturali, interruzioni nei trasporti o in altri servizi municipali) o altre minacce alla sicurezza pubblica. Per gestire la sicurezza della città vengono anche utilizzati dati provenienti da sistemi antintrusione, controllo accessi, building automation e antincendio, assieme ovviamente alla videosorveglianza.

Le città che implementano questo approccio “connesso” nei confronti della sicurezza e che utilizzano numerose fonti di dati sono denominate safe city. La maggior parte di esse possiede un’infrastruttura comune ed opera utilizzando sensori e/o telecamere in una rete municipale condivisa. Con l’utilizzo di questi sensori e dei dati sintetizzati provenienti dai numerosi e diversi dispositivi attraverso un’unica interfaccia, i rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell’ordine possono disporre di una panoramica completa della sicurezza nelle loro aree di competenza.

LE TANTE FACCE DELLA SAFE CITY

L’integrazione di tutti questi sistemi permette ad un’Amministrazione Comunale di gestire la sicurezza nella sua globalità e da un unico punto di osservazione: il centro di comando. Ci sono però diverse sfide operative tecniche che accompagnano lo sviluppo dei sistemi che assieme danno corpo ad una safe city. L’interoperabilità continua a rappresentare una delle sfide più grandi, specialmente con i sistemi di gestione video, i dispositivi per la registrazione e le telecamere. Lo scenario più frequente è che i Comuni dispongano di diversi sistemi di gestione per il funzionamento della città prodotti da diversi costruttori, ognuno dei quali dotato di interfacce proprietarie per l’integrazione. Per connettere tutti questi sistemi, le Amministrazioni in genere adottano l’approccio “costruire una volta e mantenere all’infinito”, anche quando il costo per l’integrazione dei diversi impianti si rende di fatto proibitivo. In un mondo in cui la tecnologia e le caratteristiche dei prodotti cambiano molto rapidamente, si tratta di un approccio poco proficuo: richiede infatti un impegno finanziario importante verso i produttori originari ed impedisce all’utente finale di cercare nuove soluzioni da vendor magari più evoluti, adatti allo scopo o semplicemente convenienti.

STANDARD D’ENTRATA

Ecco perché è utile disporre di standard solidi e ben definiti, in special modo per la videosorveglianza, che è in genere il cuore tecnologico delle safe city, visto che genera una grande quantità di dati. Gli standard, come quelli di ONVIF, offrono un link comune fra i diversi componenti di questi sistemi. Progettata specificamente per superare le sfide tipiche di ambienti multi-vendor, l’interfaccia comune di ONVIF semplifica la comunicazione tra le tecnologie di diversi produttori e promuove un ambiente interoperabile in cui i componenti del sistema si possono utilizzare in maniera intercambiabile, purché i dispositivi siano conformi alle specifiche ONVIF. Immaginiamo questo scenario: in un ambiente tecnologico multimarca le autorità spesso ricevono materiale video esportato in una moltitudine di formati e con una moltitudine di registratori per rivedere i filmati. Qui un approccio standardizzato – come quello ipotizzato dalle specifiche ONVIF - sia per il formato dei file che per i registratori associati aumenterebbe l’efficienza del processo ed aggiungerebbe la possibilità di includere metadati nei materiali esportati e nei report, tali da determinare, ad esempio, ora e luogo esatti dell’incidente registrato. ONVIF ha rilasciato una specifica che definisce un formato di file univoco per un’esportazione efficace del materiale registrato e ad uso forense. L’insieme di queste specifiche non solo rende possibile l’integrazione dei dispositivi in un sistema di sicurezza multimarca realizzato per contesti di safe city, ma offre anche un formato efficace per l’esportazione di file, che può velocizzare un’indagine post-evento quando le autorità stiano cercando di reagire il più velocemente possibile per identificare dei sospetti o diffondere informazioni.

CASI CONCRETI

Nel 2014, l’azienda appartenente ad ONVIF Meyertech ha aiutato la città di York (U.K.) a realizzare una soluzione safe city per gli spazi pubblici e il sistema dei trasporti. Usare un software di gestione video e delle informazioni Meyertech ha permesso alla città di integrare le telecamere IP con i tanti sistemi preesistenti nel centro di comando York Travel and Control Centre. La centrale di controllo della città monitora oltre 150 telecamere di diversi produttori dislocate in città e le istituzioni affermano che il nuovo sistema ha avuto un impatto immediato sui tassi di criminalità. L’integrazione di telecamere preesistenti e IP con un nuovo VMS, che si interfaccia con il software di gestione informazioni, è stato possibile grazie alla specifica video di ONVIF. Un altro membro ONVIF, Huawei, è considerato leader nelle soluzioni smart city. Huawei ha realizzato soluzioni smart city a Nairobi, Kenya, e nelle città cinesi di Nanjing e Shanghai. Il sistema di gestione video di Huawei è stato utilizzato nel progetto di Shanghai come parte integrante dell’iniziativa della costruzione di safe cities del Ministero Cinese per la Sicurezza Pubblica. Una sfida importante del progetto è stata integrare nuove e vecchie tecnologie. Il VMS di Huawei ha utilizzato ONVIF per integrare le telecamere di produttori quali Dahua, Haikang, AXIS, SONY e altri.

UNO STANDARD MULTIDISCIPLINARE?

Nel futuro, ONVIF vede tutti i sistemi di sicurezza fisica adottare le stesse interfacce per l’interoperabilità, pertanto si sta adoperando per semplificare il lavoro dei membri nello sviluppo di uno standard multidisciplinare. Tale interfaccia omnicomprensiva potrebbe fornire un approccio esaustivo al tema dell’interoperabilità, coinvolgendo tutti gli elementi chiave (videosorveglianza, controllo accessi e altre operazioni essenziali) per un centro di comando di una safe city. Dal momento che la realizzazione della safe city e il concetto di Internet of Things operano sugli stessi principi che prevedono di connettere diversi sistemi e dispositivi, uno standard multidisciplinare per la sicurezza fisica giocherebbe un ruolo di rilievo nell’ulteriore sviluppo dell’Internet of Things. Molti all’interno dell’industria considerano gli standard un elemento importante sia per le safe city che per l’IoT. L’IEEE (Institute of Electrical and Electronics Engineers) sta già lavorando su standard IoT per le industrie tecnologiche e alcuni prevedono addirittura che potremmo vedere l’introduzione di standard globali per l’IoT entro la fine di quest’anno. Dalla predisposizione di standard minimi di interoperabilità si passerà quindi col tempo alla definizione di uno standard multidisciplinare per la sicurezza fisica perché elaborare sistemi multidisciplinari proprietari avrà sempre meno significato. L’industria non è certamente ancora a questo punto di maturazione, ma uno standard multidisciplinare per la sicurezza fisica si intravvede già all’orizzonte.



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