di Elvy Pianca
Le nostre città si avviano a diventare sempre più “smart”. Ma l’intelligenza non può mai prescindere dalla sicurezza. Oggi la tecnologia, che parte dalle telecamere, “occhi elettronici” sempre più diffusi, consente tramite i sistemi VMS e PSIM di ricavare una visione d’insieme del panorama urbano e, in molti casi, di intervenire ancora prima che si verifichi un evento critico. Indispensabili, quindi, e richiesti a gran voce dai cittadini, sono tutti i sistemi di riconoscimento, da quelli video a quelli facciali a quelli delle targhe dei veicoli. Perché se è vero che i reati urbani, almeno in Italia, calano, aumenta però la percezione e il bisogno di un luogo in cui vivere sempre più sicuro.
La sicurezza nelle città è una questione, ovviamente, molto sentita. In particolare oggi, quando si parla sempre più spesso di dare ai centri urbani un’intelligenza perfezionata. E la prima caratteristica di una città smart è, logicamente, quello di essere anche, anzi, soprattutto, sicura. Ma cosa vuol dire veramente “sicurezza urbana”? Ormai, dobbiamo andare ben oltre le telecamere di sorveglianza, anche se tutti sappiamo che quegli “occhi elettronici” che ci guardano dagli angoli delle strade, nei parcheggi, dai semafori sono e restano un ottimo deterrente per le attività criminali. Basta sfogliare le cronache locali: “i rapinatori incastrati dalle videocamere”; “il borseggiatore filmato dalla vicina telecamera di una banca”...e via dicendo. Questi sono i titoli più ricorrenti in tutte le città d’Italia. Bene, anzi, benissimo, ma la tecnologia oggi ci permette di andare avanti ed oltre. Vediamo come, ma, prima, qualche dato sui reati nelle città.
UN PO’ DI NUMERI
Il quadro che annualmente presenta il Sole 24 Ore in base ai dati forniti dal Ministero dell’Interno, Dipartimento della Pubblica Sicurezza, e che riporta le statistiche provinciali e regionali sull’attività delittuosa, per quanto riguarda il 2015 è abbastanza soddisfacente e i numeri sono positivi – quindi in questo caso negativi, nel senso che si è registrato un generale arretramento delle denunce. Aldilà dell’ovvia questione che, purtroppo, il quadro generale si basa solo sui reati che, effettivamente, vengono denunciati all’autorità preposta, non essendo possibile tracciare tutto il “sommerso delittuoso”, il totale dei reati è calato del 4,5% (2,7 milioni contro i 2,8 dell’anno precedente), in misura superiore che nel 2014 (-2,7%). Andando a vedere un po’ più nel dettaglio, i furti totali sono calati del 7% e i furti in casa, pur essendo la categoria più numerosa, ben dell’8,3% “Anche i borseggi, i furti d’auto, le rapine nei negozi e gli scippi sono decisamente in calo, così come le rapine e gli omicidi volontari, a dispetto della piaga sempre crescente del cosiddetto femminicidio. Aumentano, invece le truffe e le frodi informatiche e, più in generale, tutti i crimini legati al mondo virtuale - ma, purtroppo, ben reali per i malcapitati che ne sono oggetto. Interessante la distribuzione geografica dei reati, con Emilia Romagna, Liguria e Lazio che conducono la classifica dei più “cattivi”. La situazione migliore, invece, in Basilicata. Se si continuano a scorrere i dati, si scopre anche che a Milano vengono denunciati più reati che a Roma e che in entrambe le metropoli è in testa alla “hit parade” del crimine il furto con destrezza…mentre Napoli, che registra, incredibilmente, un minor numero di reati (la “maglia nera” fra le province è Rimini…) ha al top il tradizionale furto d’auto. Aldilà dei dati, in ogni modo molto significativi, e del loro “miglioramento”, resta il fatto che, in Italia, ogni giorno vengono denunciati oltre 7500 reati e che, quindi, la fame di sicurezza continua a essere molto alta.
OLTRE IL MONITORAGGIO
In premessa dicevamo che è indispensabile andare oltre le telecamere…anche perché, in un progetto di sicurezza urbana, i dispositivi in campo possono molto facilmente superare le migliaia. E’ quindi basilare un software di gestione video (VMS) per dare un senso ai dati che vengono forniti dagli “occhi elettronici” e guidare gli operatori a un intervento che sia davvero “pronto”, in particolare in caso di eventi critici. Non tutti i VMS, logicamente, sono uguali…e qui gioca un ruolo veramente chiave il system integrator, che può scegliere, fra le molteplici soluzioni disponibili, quella più adatta alle esigenze, all’architettura di sistema, alla scalabilità, e, visto che comunque si parla di solito di Enti Pubblici con margini di investimento molto limitato, al bilancio. Ad esempio, una delle voci più incisive, in termini di costi, è quella dello storage, o memoria, dei dati. Le principali tecnologie di VMS per la sicurezza urbana oggi riducono i fotogrammi al secondo: a parere degli esperti, un rate che oscilla tra gli 8 e i 12 fotogrammi al secondo consente di tagliare l’investimento almeno della metà. Altro must è la scalabilità. Dato che ci sarà sempre l’esigenza di aggiungere nuovi dispositivi nel corso del tempo, è indispensabile pensare, fin dall’inizio, a un sistema aperto. Per i siti molto grandi, i produttori di VMS consigliano di attuare il progetto per fasi, con i vari test di funzionamento per confermare le configurazioni ottimali. Poi, nel corso del tempo, è possibile espandere la soluzione con gli aggiornamenti di sistema, le integrazioni e le novità che man mano si rendono disponibili. Inoltre, il VMS non gestisce solo la videosorveglianza, ma anche i dati del controllo accessi, dell’antintrusione e di tutti gli altri sottosistemi della sicurezza urbana. E’ pertanto indispensabile che i vari dispositivi possano dialogare tra di loro e interagire attraverso una piattaforma realmente aperta, che consente, tra le altre cose, di lavorare con tutti i sistemi già esistenti, quali, per fare solo un esempio, le infrastrutture di cablaggio. Non tutti gli operatori, poi, sono di necessità esperti di IT. E’ per questo motivo che l’interfaccia utente deve essere semplice. Le principali applicazioni, ad esempio, il desktop, il web e i dispositivi mobili, sono veramente “user friendly” se l’operatore riesce a utilizzarle senza problemi fin dalla prima volta che vi accede. Certo, ci sono poi delle funzioni molto avanzate, che vanno però riservate ai tecnici, perché quello che realmente serve, in prima analisi, è la visualizzazione dei flussi video, la risposta alle notifiche del sistema e la ricerca rapida di un determinato video.
LETTURA TARGHE
E a proposito di funzioni e funzionalità dei vari sistemi per la sicurezza urbana, secondo gli esperti la vera e propria “killer application” sembra essere l’ALPR, il riconoscimento targhe automatico, che non solo identifica, ovviamente, il veicolo, ma può servire per il controllo, i parcheggi e la prevenzione dei crimini più diffusi. La tecnologia, oggi, prevede il riconoscimento ottico dei caratteri (OCR) e l’immediato confronto con i dati presenti nei vari data base. Il perfezionamento dei dispositivi di riconoscimento consente non solo di distinguere tra lettere che, fino a non molti anni fa, potevano venire confuse, come la P e la R, ma anche di identificare le sfumature di colore presenti nelle targhe di diversi Stati e i vari font dei caratteri che vengono utilizzati. Il problema del controllo notturno, a sua volta, viene risolto con gli illuminatori IR. Secondo una recente analisi condotta da Accenture, i cittadini statunitensi si sentono più sicuri se vengono utilizzati sistemi di riconoscimento di tutti i tipi, da quello delle targhe, appunto, a quello facciale alla più generica videosorveglianza per ciò che riguarda la sicurezza urbana. In effetti, questi sembrano essere i migliori deterrenti e, nello stesso tempo, i mezzi più affi- dabili per bloccare una potenziale minaccia…almeno, in attesa di ulteriori novità tecnologiche.
La cybersicurezza dei sistemi di videosorveglianza
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