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Controllo accessi veicolare: targa o transponder?

Controllo accessi veicolare: targa o transponder?
16/05/2025

della Redazione

Si chiama ANPR (Automatic Number Plate Recognition), legge a distanza le targhe dei veicoli per estrarne il numero in automatico e renderlo disponibile in diverse applicazioni (accessi ZTL, traffico stradale ecc.). Adottarla nei sistemi elettronici di controllo accessi aziendali basati su badge, per regolare i movimenti nelle aree di sosta e parcheggio, sembrerebbe la soluzione ideale, la più semplice e logica. Invece non è proprio così. Nella maggior parte dei casi, il transponder (attivo o passivo, applicato sul parabrezza o sul telaio) ha ancora la meglio sull’occhio elettronico. Perché mai?

Oltre alle persone (dipendenti, visitatori ecc.), un sistema elettronico di controllo accessi aziendale basato su badge, transponder o impronta biometrica, installato in un’impresa pubblica o privata, può includere anche la gestione dei veicoli nell’ambito delle aree adibite alla sosta e al parcheggio. Così come avviene per ciascuna persona, l’automezzo che desidera accedere (sia esso personale che appartenente alla flotta aziendale) deve essere innanzi tutto identificato in automatico in prossimità del varco veicolare. Solo a riconoscimento avvenuto e verifica positiva dei diritti di accesso effettuata (chi, dove e quando può entrare o uscire), il sistema comanda l’apertura della barriera (sbarra, cancello, bascula, pilonetto retrattile ecc.) che impedisce fisicamente il transito.

Transponder o targa?

Diversi sono i metodi per riconoscere in modo automatico i veicoli (autovetture, furgoni, camion ecc.). Ancora oggi, il più diffuso ed economico è basato su un badge, transponder, dispositivo mobile o radiocomando codificato in dotazione al conducente. In questo caso, però, a essere identificato non è l’automezzo ma chi è alla guida (riconoscimento indiretto). Il più efficace e sicuro, tuttavia, consiste nella lettura a distanza (fino a circa una dozzina di metri) di un transponder (passivo o attivo) applicato all’interno del parabrezza, sul paraurti o sul telaio anteriore. Meno frequente, invece, è la lettura delle targhe mediante unità ANPR (Automatic Number Plate Recognition). A prima vista sembrerebbe la soluzione più naturale. La targa è un identificativo univoco, difficile da rimuovere e contraffare. Non richiede la fornitura e l’installazione a bordo del veicolo di ulteriori dispositivi (con conseguente eliminazione dei costi per utente). Semplifica in modo significativo le procedure di registrazione, inizialmente e in caso di cambio o sostituzione del veicolo. Basta, infatti, inserire un codice ID a livello di anagrafica senza che sia necessario ogni volta, codificare, consegnare, applicare e attivare un dispositivo specifico. Nonostante questi e altri indubbi benefici, pratici ed economici, la soluzione ANPR, sempre più diffusa in altre applicazioni civili, non riscuote grande successo nei sistemi di controllo accessi aziendali. Vediamo il perché.

Le ragioni del ni

I motivi della mancata diffusione sono soprattutto da ricercarsi nel tasso di errore di lettura. Alcuni produttori di ANPR dichiarano un «valore di confidenza» (precisione nell’estrazione del numero di targa) del 98%, altri del 95%. In realtà, la percentuale è spesso decisamente inferiore. Nonostante i sofisticati algoritmi di elaborazione, infatti, numerosi sono i fattori che incidono sulla qualità della lettura e il conseguente riconoscimento dei caratteri (Optical Character Recognition). Innanzi tutto il contesto ambientale in cui la targa deve essere catturata e interpretata, il quale, oltre che variabile, è a volte difficile se non ostile. Le condizioni climatiche avverse (nebbia, grandine, pioggia ecc.), così come i riflessi luminosi causati dai raggi solari, l’illuminazione ambientale (eccessiva di giorno o carente di notte) possono incidere sensibilmente sulla qualità della lettura. Il tipo di veicolo, la sua targa (nazionalità, dimensioni, posizione, altezza dal suolo, stato di pulizia ecc.), la velocità di avvicinamento e il suo posizionamento rispetto all’occhio della videocamera, rappresentano ulteriori fattori di criticità. E ancora: le prestazioni e le caratteristiche tecniche non sufficientemente avanzate dell’apparecchiatura, la corretta impostazione e taratura dei parametri di funzionamento, il sito dove è installata, l’orientamento rispetto al veicolo in arrivo, la pulizia dell’obiettivo ecc. La necessità di canalizzare correttamente il traffico, infine, può incidere sul costo del varco veicolare di per sé già un’opera onerosa. Tirando le somme: se non riconoscere un veicolo su 10 in un ingresso ZTL può essere tollerabile, in un varco veicolare aziendale, specie negli orari di punta, l’errore può comportare notevole disagio.

La versione integrale dell’articolo riporta tabelle, box, figure, per visualizzarle apri il pdf allegato.

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