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Gas, energia, acqua, rifiuti: viaggio nella security delle multiutility

Gas, energia, acqua, rifiuti: viaggio nella security delle multiutility
03/09/2025

secsolutionforum2025 si è confermato un incubatore di idee e suggestioni con particolare focus sul mondo del security management. Tra le esperienze riportate, segnaliamo il talk show “Fare security management in un mondo governato dal caos: analisi del rischio, governance e tecnologie al servizio delle infrastrutture critiche”. L’attualità ci consegna del resto un mondo governato dal caos con asimmetrie finanziarie e normative che influenzano l’industria, i mercati, le normative e lo stesso modo di fare impresa. E questo vale a maggior ragione per la governance di sicurezza, che non può essere più relegata alla difesa degli assett ma deve pensare vieppiù in termini di resilienza. Soprattutto in quel delicato comparto che assembla le infrastrutture critiche.

Considerata la complessità delle tematiche trattate, ci concentreremo qui sul mondo delle multiutility assieme a Claudio Coltelli - Responsabile Servizio Salute Sicurezza Emergenze del Gruppo HERA - e rimandiamo al numero successivo il focus sul mondo dei trasporti (con i contributi di Fabrizio Di Staso - Responsabile Funzione Security Trenord e Marco Stramaccioni - Chief Human Resources, Organization, Safety e Security Officer presso ATAC S.p.A) e sul ruolo delle tecnologie per la sicurezza con Santi Maurizio Grasso - Direttore Commerciale di Dab Sistemi Integrati. 

Gesti quotidiani come accendere la luce, aprire un rubinetto o far bollire l’acqua sul fornello nascondono un lungo percorso di cui il cittadino vede, purtroppo, soltanto la bolletta. Ma la bollettazione è solo l’espressione finale di un procedimento che coinvolge diversi attori e che parte assai da lontano. Ing. Coltelli, ci spiega come funzionano le filiere del gas e dell’energia elettrica in Italia?

Possiamo immaginare la filiera del gas come un lungo percorso che parte prevalentemente da paesi extra Europei e ancora in parte dalla Russia. Il gas estratto dai giacimenti arriva in Italia attraverso grandi condotte interrate in acciaio (anche sottomarine) ed enormi impianti di compressione. SNAM lo consegna poi ai vari distributori, tra cui si annovera HERA, con cabine di regolazione e misura (REMI), ossia impianti di riduzione dove la pressione del gas viene ridotta tipicamente da 60-70 bar a 5 bar. A quel punto il gas viene distribuito nel territorio attraverso ulteriori reti interrate. Nel territorio vi sono poi ulteriori impianti di decompressione che riducono la pressione del gas dai 5 bar fino ai 20 millibar, la pressione tipica del gas ad uso domestico.

E l’energia elettrica?

Per la distribuzione dell’energia elettrica il percorso è concettualmente analogo. Dalle grandi centrali di produzione di energia (a gas, idroelettriche o geotermiche) caratterizzate da grandi alternatori, l’energia viene portata attraverso reti elettriche in alta tensione (132 KV) a TERNA, che la porta poi ai distributori fino alle loro centrali di riduzione da alta e media tensione. Lì la tensione viene ridotta a 15KV e distribuita nei vari distretti delle città, dove sono presenti altre cabine con trasformatori che portano ulteriormente la tensione fino a quella che entra nelle nostre case (bassa tensione).

In questi complessi cicli, che tipo di contributo possono portare le funzioni di security e safety?

Partiamo dagli aspetti safety. Si tenga presente che ogni giorno migliaia di persone lavorano lungo centinaia di km di rete e centinaia di impianti per garantire il regolare funzionamento dell’erogazione di questi servizi – che sono assolutamente essenziali per il sistema paese. Queste persone vanno tutelate nella loro integrità psicofisica, formate ed addestrate per gestire al meglio i rischi lavorativi e dotate di tutti gli strumenti, compresi quelli culturali-comportamentali, per eseguire al meglio e sempre in condizione di sicurezza il loro lavoro.

E lato security?

Lato security, parliamo di asset estremamente rilevanti ai fini del funzionamento delle nostre società, che esigono di essere protetti rispetto ad eventi naturali o di natura antropica che ne possano compromettere il regolare funzionamento. In Emilia Romagna abbiamo purtroppo sperimentato eventi naturali estremi come allagamenti o frane, ma non bisogna sottovalutare gli atti criminali come vandalismi, sabotaggi o furti. Contro queste tipologie di minaccia, sempre partendo da un processo strutturato di analisi di rischio, è essenziale pianificare, realizzare e soprattutto mantenere nel tempo una serie di difese - tecniche ed organizzative - che tengano conto anche delle minacce cyber e ibride.

E l’acqua? Da dove parte e come arriva, limpida e potabile, direttamente nei rubinetti delle nostre case? 

Il ciclo di potabilizzazione delle acque destinate al consumo umano parte del prelievo dalle varie fonti presenti nei territori (sorgenti, acque superficiali come bacini artificiali, fiumi, oppure dai pozzi che prelevano l’acqua dalla falda profonda). Queste acque grezze vengono poi collettate negli impianti di potabilizzazione dove, attraverso complessi processi chimico-fisici, vengono rese potabili e sicure per il consumo umano. Una volta completato il trattamento negli impianti di potabilizzazione, le acque vengono trattate con biossido di cloro per dare una copertura per la sicurezza batteriologica ed immesse nella rete di distribuzione per raggiungere gli utenti e gli eventuali serbatoi presenti nei vari territori.

In che modo adempimenti come il Water Safety Plan sotto l’egida del ministero della Salute, possono contribuire alla gestione di un ciclo idrico integrato, efficiente e sicuro? 

L’acqua è un settore infrastrutturale fondamentale che serve quotidianamente comunità e imprese: la sicurezza delle infrastrutture idriche è dunque una priorità assoluta. L’obiettivo del Water Safety Plan, redatto nel 2022 dalla Commissione Europea, è aiutare i gestori del ciclo idrico a rafforzare la resilienza delle infrastrutture idriche contro le minacce chimiche e biologiche trasmesse dall’acqua, migliorando le capacità di rilevamento e le azioni di risposta tempestiva. L’implementazione di misure di sicurezza per contrastare azioni ostili contro l’integrità fisica e informatica dei sistemi di approvvigionamento idrico richiede un adeguato processo di pianificazione, che include un processo strutturato di valutazione del rischio, l’istituzione di strategie di comunicazione, protocolli e metodi di screening periodico dell’efficacia delle misure introdotte. Si tratta di misure tecniche ed organizzative dove il fattore umano è sempre centrale. 

Il report 2024 di HERA “Sulle tracce dei rifiuti” ci dice che l’88% della raccolta differenziata dal Gruppo HERA è stata avviata ad effettivo recupero. Quali sono gli asset critici in termini di raccolta e smaltimento rifiuti?

Gli impianti principali presenti nel ciclo dello smaltimento e recupero dei rifiuti sono i grandi termovalorizzatori (che, utilizzando l’energia termica derivata dalla combustione controllata dei rifiuti, producono anche calore per il teleriscaldamento ed energia elettrica immessa in rete), ma anche i tanti impianti per il trattamento dei rifiuti raccolti con il sistema differenziato, ad esempio gli impianti per il recupero ed il riciclo della plastica, oppure i grandi impianti di compostaggio per la trasformazione dei rifiuti organici raccolti dai cittadini in compost per l’agricoltura e biogas da immettere nelle reti cittadini o da usare come combustibile green per il trasporto pubblico locale. 

Questi impianti hanno necessità di un’attenzione particolare per la loro protezione, ad esempio contro azioni criminali legate ai furti di materiali pregiati come il rame degli impianti elettrici di potenza presenti, oppure contro sabotaggi e vandalismi. Tra i rischi preminenti segnaliamo l’incendio, soprattutto per i termovalorizzatori, ma anche tutto ciò che è legato alla criminalità organizzata (gli impianti di recupero della parte differenziata dei rifiuti, ricchi di rame, sono collocati in aree non urbane e spesso non presidiati h24), e non meno gravi i sabotaggi e le minacce ibride o i furti di parti funzionali dell’impianto che possono comprometterne il funzionamento.

Si avvicina la scadenza di Luglio 2026 per l’individuazione dei soggetti critici ai sensi della direttiva CER: come si stanno muovendo le aziende?

Premesso che l’attuazione dei contenuti della direttiva CER è un’opportunità che il paese deve saper cogliere in modo efficace ed efficiente per dare un ulteriore contributo allo sviluppo della resilienza degli asset critici, è in corso un’interlocuzione con le autorità competenti (ad esempio con il MASE ministero ambiente e sviluppo economico) per quella fase di “consultazione aperta” con le parti interessate che lo stesso D.lgs 134/2024 all’articolo 6 prevede. In particolare, le multiutility - attraverso la loro federazione Utilitalia - hanno avviato un gruppo di lavoro che ha come obiettivo quello di confrontarsi con le autorità competenti su alcuni temi rilevanti quali: la definizione delle minacce alle infrastrutture critiche; la stima del loro impatto sulla continuità della erogazione dei servizi essenziali e la definizione delle soglie degli effetti degli incidenti rilevanti. Queste interlocuzioni sono anche propedeutiche alla definizione dei criteri per l’individuazione dei soggetti critici che il Governo dovrà effettuare entro gennaio 2026. 


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