martedì, 26 maggio 2020

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Coronavirus e comparto Sicurezza

Coronavirus e mercato della sicurezza: progettare il “dopo” secondo Axel

08/04/2020

Limena (PD) - Il Coronavirus ha segnato uno spartiacque tra prima e dopo il 23 febbraio. Da lì è storia, una storia che scriviamo giorno dopo giorno e di cui non sappiamo il finale. Quello che è chiaro è che il mondo come lo conoscevamo prima non esisterà più: dovremo riscriverlo noi, insieme. Il comparto sicurezza è solido e compatto, si adatta alle nuove emergenze e si prepara alla prevedibile impennata di domanda del "dopo". Un "dopo" che tutti siamo chiamati a disegnare mettendo a fattor comune professionalità, intelligenze e knowhow. Abbiamo intervistato alcuni operatori per un primo brain storming di idee.


“Rischiamo di fare la fine di quel paese che, invaso da una potenza piccolissima, perse la guerra perché non trovava il timbro per dichiararla..”, intervista a Patrizio Bosello, President e CEO di Axel


Come vi siete riorganizzati per gestire l’emergenza?

Per la gestione dell'emergenza immediata, come fabbrica siamo stati obbligati a chiudere l'attività come ci è stato imposto. Precedentemente avevamo messo in atto le procedure per tutelare al massimo la salute dei collaboratori, aggiungendo una polizza specifica individuale a copertura di eventuali problematiche da Covid-19. Abbiamo, nel poco tempo concessoci a marzo, ultimato un buon volume di produzione, accrescendo le scorte per essere pronti a spedizioni immediate alla ripresa. Abbiamo attivato ordini di materia prima importanti, aumentando quelli già pianificati per tutto il 2020, perché l'impressione è che molta componentistica elettronica diventerà merce rara nella seconda parte dell'anno, e vogliamo essere in grado di affrontare anche lavorazioni in aumento, che prevediamo di attivare da Giugno in poi, perché si concretizzeranno a livello industriale parecchi nuovi progetti in fase di sviluppo avanzato. Finanziariamente, pure essendo un'azienda a capitalizzazione elevata e finanziariamente solida, avendo riscontrato tra febbraio e marzo un consistente rallentamento, abbiamo attivato tutte le misure possibili e previste dal decreto Covid-19, a scopo di cautela, perché oggi nessuno ha certezze sulle riaperture e su come e in che tempi il mercato reagirà a questo shock pressoché istantaneo e non pianificato.


Quali sono le sue previsioni e le aspettative per il post Coronavirus?

I meccanismi messi in atto denotano un affanno a prendere decisioni poco "coscienti" della portata della cosa. Non faccio accuse: nessuno in assenza di situazioni simili pregresse, e quindi di dati e modelli, probabilmente sarebbe riuscito a fare qualcosa di meglio. Sapendo che l'Italia vive e nutre una struttura burocratica ricchissima di orpelli, che in situazioni normali è già decisamente pesante, e si è ben visto già nelle performance di paese di questi anni, va da sé che in condizioni di emergenza imprevista e di tempi strettissimi la cosa diventi un Leviatano terribile. Rischiamo di fare la fine di quel paese che, invaso da una potenza piccolissima, perse la guerra perché non trovava il timbro per dichiararla... Quindi le misure sbrigativamente messe in piedi finora sono solo cerotti messi ad una situazione economica futura della quale, spero e mi auguro, al governo abbiano un'idea realistica. Se ce la caveremo bene avremo un PIL a -10% (molto ottimistico). Io temo sarà più grave. Quando fino a un paio di mesi fa si ragionava in termini di +0,1%, si capisce di che disastro (anche di entrate fiscali, e dunque di risorse allocabili) stiamo parlando.


Di quale messaggio secsolution.com si deve fare portavoce?

Mi limiterò a qualche considerazione. Le risorse economiche messe finora in campo sono minimali, appena atte ad attutire - ma non certo a scongiurare - un disastro economico produttivo e di conseguenza sociale. Faccio l'esempio di un treno, magari in viaggio in Siberia: l'energia della quale ha bisogno un treno per viaggiare a 50km/ora è nota. Le risorse e l'energia che consuma un treno per a) fermarsi (anche fermarsi correttamente consuma risorse); b) stare fermo per un periodo X (nutrire i passeggeri, pagare i danni da mancato arrivo di persone e merci, manutenzione del treno fermo ecc.); c) ripartire e riportarsi alla velocità di 50Km/ora sono risorse enormemente superiori. O il treno è perfettamente manutenuto, ha risorse energetiche sufficienti, e i binari saranno rimasti dove dovrebbero essere (e questo non si sa, perché qualcuno di compagnia concorrente potrebbe averli spostati o danneggiati) oppure il treno non ce la farà e nell'ipotesi migliore dovrà staccare parecchi vagoni e lasciarli al loro (triste) destino. Comprendo l'ansia di far fronte con il massimo delle risorse allocate al disagio sociale, ma curare primariamente e nel dettaglio quello, senza badare al treno che porta nelle proprie carrozze tutti, significa condannare il mezzo che ti porta a destinazione al fermo definitivo, e tutti alla morte per fame o assaliti dai lupi nella tundra Siberiana.



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