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Coronovirus: Big data e tecnologia contro l'epidemia, il modello sud coreano

24/03/2020

MILANO - Pur non potendo ancora sentirsi "tranquilla" rispetto all'emergenza Coronavirus, la Corea del Sud si distingue nel panorama mondiale come un modello unico e alternativo alle misure messe in campo dalla Cina. 

Il programma si basa su una combinazione di trasparenza, impiego di nuove tecnologie e test a tappeto per evitare il contagio. Grazie all'esperienza maturata nel contrasto all’epidemia di Mers (la sindrome respiratoria acuta del Medio Oriente) che nel 2015 fu causa della morte di 38 persone e di circa duecento contagi, il Paese è più preparato, anche dal punto di vista legislativo, a fronteggiare in modo rapido ed efficace la nuova epidemia, che oltre ad avere costi elevatissimi di vite umane ha conseguenze economiche e sociali pesanti.

Un'azione tempestiva e di successo

Il Paese asiatico conta oggi  il maggiore numero di contagi in Asia - 8.326 con 75 morti - al di fuori della Cina, ed è stato tra i primi Paesi a verificare casi accertati, già a gennaio scorso. Grazie alla collaborazione degli enti statali, dei laboratori privati e delle aziende produttrici è riuscito in modo rapido a mettere in piedi un sistema in grado di fronteggiare l’epidemia.

Il modello nazionale ha avuto successo grazie a stazioni mobili per il test, visite nelle abitazioni, e punti di controllo in strada, agli automobilisti. In tema di test, la Corea del Sud è il Paese che ne ha fatto il maggiore numero rispetto al totale della popolazione, superando quota 240 mila in un mese e mezzo. 

Il supporto della tecnologia

Oltre a queste azioni, indubbiamente importantissime, un valido auto nella lotta al Coronavirus è arrivato dalla tecnologia e dai Big Data. Si sono diffuse app che permettono di localizzare aree o edifici dove si trovano persone contagiate. E' stato osservato che quando i dati sui nuovi contagi subivano un’impennata, una app chiamata “Corona 100m” ha avuto un boom di download sugli smartphone dei sud-coreani.

La perplessità destata dall'adozione di queste strategie è relativa alla privacy. Le app, sviluppate anche in Cina, insieme al sistema centralizzato che rende pubblici movimenti e transazioni dei cittadini contaciati da Covid-19 tramite tecnologia Gps e telecamere di videosorveglianza, danno però ai cittadini la possibilità di sapere se sono stati in contatto con persone che hanno contratto la malattia.

Non solo i Paesi europei ora guardano con attenzione al modello sud-coreano, ma anche gli Stati Uniti, il cui sistema di test sta già mostrando i limiti, secondo quanto ammesso dal direttore del National Institute of Allergy and Infectious Disease, Anthony Fauci.

Il presidente sud-coreano, Moon Jae-in, ha espresso ottimismo sulla situazione, affermando che, a meno di sviluppi inaspettati, si aspetta che il trend di una diminuzione dei contagi guadagni slancio. Per tre giorni consecutivi il Paese ha visto un numero maggiore di pazienti dimessi rispetto a nuovi contagi. Rimane però elevata la soglia di attenzione per una maggiore sicurezza

(https://www.agi.it/)

 

 



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