lunedì, 21 settembre 2020

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Cybersecurity, Italia carente in risorse e formazione

23/09/2019

MILANO - In un periodo caratterizzato da guerra ibrida e da sempre più frequenti cyber-attacchi, l’Italia rimane indietro nella capacità di formare esperti e professionisti di sicurezza informatica

Risultano penalizzanti, in particolare, la mancanza di una visione strategica, di adeguata formazione e livelli di finanziamento. Sono dati che emergono da un report recentemente finanziato dal centro no-profit Global Cyber Security Center (Gcsec) e curato da Tommaso De Zan, ricercatore dell’Università di Oxford.

La ricerca -  “The Italian cyber security skills shortage in the international context” - prende l'avvio da input, sondaggi e interviste che sono state rivolte a manager aziendali, rappresentati istituzionali e stakeholder accademici. Emerge da questa analisi un quadro non incoraggiante sulla situazione della cyber-security nazionale, che dovrebbe mirare a uno sforzo di rinnovamento in campo tecnologico, culturale e di investimento.

Il “cyber-security skills shortage”

Noto anche con l’acronimo Csss, il  “cyber-security skills shortage” si riferisce alla carenza, comune a tutti i Paesi tecnologicamente avanzati, di professionalità ed esperti nel settore informatico, che non sono in grado di rispondere alla richiesta proveniente tanto dal settore pubblico quanto da quello privato (in Italia, “la stragrande maggioranza dei partecipanti al sondaggio ha riferito di avere sempre, o spesso, posizioni vacanti da affrontare o di non essere in grado di colmarle, notando che a volte è difficile trovare anche un solo candidato con le capacità e conoscenze richieste”). 

La situazione italianaa appare simile a quella di altri Paesi, anche se i big delle nuove tecnologie (Stati Uniti, Regno Unito, Giappone e Australia) hanno messo in campo misure e investimenti tali da poter risolvere la situazione, identificata come “una minaccia alla propria cyber-security”.

Il problema della formazione 

Il punto cruciale della questione è quello della formazione: la richiesta di candidati che abbiano già alle spalle anni di lavoro può essere giustificata infatti dalle “preoccupazioni” per un sistema formativo in cui la cyber-security è spesso sottovalutata. La situazione è tale che Dis, l’organo di coordinamento dell’intelligence nazionale, da tempo ha definito “un vasto problema” il tema dell’educazione alla sicurezza cibernetica, sulla quale è stata definita "timida" la risposta della politica italiana.

 E quello degli investimenti

Come accennato, è presente anche un problema dei finanziamenti e degli investimenti nel settore. A questo proposito risulta particolarmente grave il divario tra il nostro paese, caratterizzato anche da una situazione di inerzia politica e di assenza di linee di bilancio specifiche, e gli altri Paesi.  Non è neppure molto chiaro quanto l’Italia stia spendendo complessivamente per la sicurezza informatica; nel 2018, il governo ha creato un nuovo Fondo per la cyber-security con un totale di 3 milioni di euro per il periodo 2019-2021: un piccolo importo rispetto al bilancio complessivo speso dal Regno Unito”.

Il report si conclude con suggerimenti e raccomandazioni rivolte al sistema-Paese: il punto di partenza consiste nella determinazione delle carenze italiane, per cui si propone un'analisi online delle posizioni scoperte. Ne dovrebbe seguire una raccolta strutturata dei dati, con report periodici e approfondimenti al fine di indagare al meglio i limiti italiani. Viene quindi proposta una partnership tra aziende, istituzioni e centri di ricerca, così da individuare “una soluzione nazionale onnicomprensiva al Csss” e viene suggerito di inserire il Miur all’interno del dal Tavolo tecnico cyber, la struttura che opera presso il Dis.

Il report si conclude con l’invito ad “allocare budget per le attività in campo informatico, compreso uno specifico stanziamento per lo sviluppo di capacità e l’educazione” e con il riferimento alla necessità di designare una sola amministrazione dedicata al campo della formazione e di sviluppare politiche per la transizione scuola-lavoro.

 

(Fone: www.formiche.net)

    



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