Dal 31 marzo 2026 è scattato l’obbligo per le imprese italiane di sottoscrivere una polizza contro le calamità naturali, previsto dalla Legge di Bilancio 2024. Ma ad oggi (fonte ANIA) solo il 12% delle aziende risulta coperto, nonostante frane, alluvioni ed eventi estremi si moltiplichino. Eppure l’assicurazione rientra anche tra i requisiti per l’accesso al credito (sempre più legato ai criteri ESG): la mancata conformità può comportare l’esclusione da contributi e incentivi pubblici, oltre a maggiori difficoltà finanziarie.
Le polizze Cat Nat coprono danni diretti da eventi come terremoti e alluvioni, ma presentano dei limiti: esclusioni su fenomeni minori, assenza di copertura standard per la business interruption e scoperti medi del 15%. Restano inoltre fuori costi accessori e perdite indirette, con impatti significativi sulla continuità operativa.
Il settore assicurativo si evolve con modelli predittivi e tecnologie avanzate per la valutazione del rischio e la sicurezza del territorio e del tessuto imprenditoriale, ma ciò comporta premi più elevati nelle aree esposte. In questo contesto, il ruolo dello Stato come riassicuratore diventa centrale per garantire l’accesso alla copertura.
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