Nella prima parte di questo contributo, pubblicata sul numero di febbraio di secsolution magazine, abbiamo introdotto la struttura di base di una blockchain e i principali elementi che ne consentono la realizzazione. In questa seconda parte ci soffermeremo ad illustrare come sono soddisfatte alcune proprietà fondamentali della blockchain che hanno contribuito a renderla un ingrediente fondamentale in diversi contesti applicativi.
Ci riferiamo in particolare alla immodificabilità della blockchain e all’anonimato degli utenti. Forniremo poi al lettore alcune informazioni per districarsi nel sempre più complicato mondo delle blockchain.
Nel contributo precedente, abbiamo visto definito la blockchain come una serie di blocchi ciascuno contenente un certo numero di transazioni. Ogni blocco è caratterizzato da un’impronta o digest, una stringa di 64 caratteri che lo contraddistingue da tutti gli altri blocchi e che viene calcolata una particolare funzione di hash crittografico. Vediamo ora come questi “ingredienti” possono essere usati per garantire la immodificabilità dell’intera struttura, altra proprietà che rende le blockchain particolarmente interessanti. In realtà, la blockchain non è di per sé immodificabile ma, grazie ad una serie di accorgimenti adottati in fase di “costruzione”, consente ad ogni utente di rilevare immediatamente ogni modifica fraudolenta che sia apportata alla stessa.
Vediamo qual è il meccanismo principale adottato in questo senso.
Danilo Bruschi - Dipartimento di Informatica “G. degli Antoni” - Università degli Studi di Milano - prosegue questa interessante analisi nel suo articolo
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