mercoledì, 23 settembre 2020

Interviste

Un mondo fatto di Reti

“Il tema è al centro dell’attenzione del Governo e ci sono già delle indicazioni e delle agevolazioni per chi intraprende il percorso di aggregazione con altre imprese.” Se ne parlerà il 28 Ottobre a TechnologyBIZ

07/10/2010

Siamo in un periodo di crisi, il PIL diminuisce e i posti di lavoro si riducono, la situazione è sicuramente seria, tuttavia bisogna reagire. In fondo la crisi potrebbe rappresentare anche un'opportunità per chi ha il coraggio di variare le proprie strategie, per chi ha la forza di rischiare percorrendo strade alternative, una di queste strade è il nuovo contratto di Rete.
Il "Decreto Incentivi" convertito nella legge 33, 9 aprile 2009, ha introdotto in Italia la disciplina del contratto di rete. Le PMI che scelgono di partecipare ad una "rete" possono dar vita a collaborazioni tecnologiche e commerciali con aziende della stessa filiera produttiva, acquisendo maggiore forza contrattuale, agevolazioni amministrative, finanziarie e per ricerca e sviluppo.

Ne abbiamo parlato con Marco De CandiaPresidente Assoservice - Società di Servizi di Confindustria Bari e BT

Cosa sono le reti di impresa?
Per raggiungere obiettivi di sviluppo degli affari, le imprese hanno diverse modalità di stare insieme. C'è un aspetto sostanziale che è "come fare business" ed un aspetto formale che è "quale strumento giuridico è idoneo per condividere strategie, obiettivi, costi e ricavi". Una rete può essere formalizzata attraverso un consorzio, un'ATI o un contratto di rete, ma anche sotto altre forme riconosciute come i distretti. Sull'aspetto sostanziale è importante sottolineare che la rete è un modo di organizzare comportamenti economici e i sistemi produttivi legati ad essi; tuttavia si tratta soprattutto di una struttura collaborativa permanente.
Il contratto di rete risponde a esigenze di condivisione di scopo, fondo patrimoniale, governance decisionale, rappresentanza unitaria verso l'esterno. Si arriva al contratto di rete dopo un iter di reciproca conoscenza che ha creato affidabilità e complementarietà.


Quali sono i fattori critici di successo?
La piccole e medie imprese che si aggregano in rete devono riuscire ad essere efficienti, flessibili e creative. Efficienza vuol dire specializzarsi in una nicchia quindi avere soluzioni replicabili, lavorare sui volumi, avere costi più bassi. Flessibilità significa invece investire in campi di competenza ristretta e sfruttare le capacità adattative degli uomini. Creativa in quanto deve usare le capacità personali degli imprenditori per non limitare il proprio potenziale, deve saper creare significati, identità ed immaginare cose nuove. La voglia e la capacità di condividere la conoscenza e di fidarsi degli altri rivestono un ruolo cruciale per il successo di una rete. E' qui che si gioca la partita importante. Un gruppo coeso può così giocare alla pari sui mercati con grandi aziende.


In Italia qual è la situazione ci sono già casi concreti?
L'AIPAssociazione Italiana per le Politiche Industriali ha pubblicato dei libri che riportano diversi casi interessanti. La dislocazione geografica è varia ed anche la tipologia di rete. Si passa da reti orizzontali di condivisione come il Consorzio della Moda della Provincia di Verona costituita sotto la forma giuridica di Consorzio ad una rete baricentrica come il polo aereonautico campano che ruota intorno ad Alenia ma che si regge su accordi strategici e non su uno strumento giuridico. A maggio di quest'anno è nato uno dei primi contratti di rete. E' successo a Bologna ed è costituito tra aziende manifatturiere. Ne sono protagoniste 11 piccole e medie imprese, tutte subfornitrici delle case dell'automotive ed operanti nei diversi comparti della meccanica: dai trattamenti dei metalli alle fusioni in leghe leggere, alle lavorazioni meccaniche di precisione, alla carpenteria metallica, alla componentistica per telai e motori, alla verniciatura.


Può essere questo lo strumento per far ripartire il Sud, vista la particolare composizione del nostro tessuto industriale
?
In questo momento sto lavorando in un progetto di Confindustria e della Luiss per la formazione di manager di rete di imprese. Avere figure professionali che facilitano i processi di aggregazione e li guidano è fondamentale per il territorio italiano ma soprattutto per il meridione. Il tema è al centro dell'attenzione del Governo e ci sono già delle indicazioni e delle agevolazioni per chi intraprende il percorso di aggregazione con altre imprese. Il Sud per la sua storia e la conformazione del tessuto imprenditoriale ha l'obbligo di fare questa strada. Bisogna essere molto realisti. Ci sono economie emergenti, che non sono solo Cina e India, che fino a qualche anno fa non apparivano in nessuna classifica economica. Oggi hanno crescite di gran lunga superiori al nostro Paese e non possiamo ignorarlo. Anzi dobbiamo studiarle, conoscerle e farci affari. Lavorando sulla conoscenza e sul trasferimento di idee chi meglio di un gruppo di imprenditori meridionali creativi che si mettono in rete può ambire a questi nuovi mercati?

 

Antonio Savarese



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