DPO, consulenti privacy e aziende si trovano a confrontarsi con numerose e sempre più complesse sfide, tecniche e normative, nella gestione della sicurezza informatica e della protezione dei dati. Uno scenario in cui svariati ostacoli, non ultimi quelli legati alla comunicazione, sembrano frapporsi tra i professionisti incaricati e l’effettiva sicurezza dei dati e il rispetto delle relative norme.
Con Paolo Romani, Consulente Privacy certificato e Sicurezza Dati, abbiamo approfondito i nodi di questa complessità e le peculiarità di quella che si configura come soluzione, di cui Romani ha la paternità, in grado di fare “da ponte” tra reparto IT e professionisti della privacy e della data protection, tra management ed esigenze di compliance, valorizzando sia l’attività di chi tutela i dati sia la stessa immagine aziendale.
Nei nuovi scenari tecnologici e normativi della data economy come sta cambiando il ruolo del DPO?
Il DPO non è più soltanto una figura di controllo, chiamata a verificare la conformità alle normative. Oggi il DPO è sempre più un ponte tra la strategia aziendale e la tutela del dato. In un contesto dove le informazioni sono il nuovo oro, il DPO diventa garante non solo del rispetto del GDPR, ma anche della fiducia. E per farlo bene ha bisogno di strumenti che gli permettano di capire – davvero – cosa succede nei sistemi informatici aziendali, senza dover diventare un tecnico.
Concretamente quali sono le difficoltà più impattanti che incontrano DPO e aziende, nella gestione della compliance e della sicurezza?
Le principali difficoltà sono due: la mancanza di visibilità e la complessità tecnica. Il DPO spesso si trova a navigare tra normative giuridiche da una parte e report informatici pieni di sigle dall’altra. E senza un linguaggio comune tra privacy e IT, capire se l’azienda è davvero in regola diventa un’impresa. Inoltre, la sicurezza viene gestita a compartimenti stagni, e il rischio reale è che nessuno abbia una visione completa della situazione. Questo crea incertezza, inefficienze e, nei casi peggiori, vulnerabilità ignorate.
La soluzione AmicoHacker da lei ideata a quali esigenze risponde?
AmicoHacker nasce proprio per rispondere a questa mancanza di chiarezza e controllo. È uno strumento pensato per DPO, consulenti privacy e aziende che vogliono sapere, in modo semplice e immediato, se ci sono problemi nella rete o nel sistema. Risponde all’esigenza di tradurre il linguaggio tecnico in azioni concrete. Non serve essere esperti di sicurezza informatica: basta leggere un’email.
Può spiegare i plus che rendono questa soluzione così performante e gli aspetti che la distinguono da altri dispositivi?
Il primo plus è la comunicazione via email. Niente interfacce complicate, niente cruscotti da interpretare: tutto arriva in casella, con un linguaggio chiaro. Il secondo è il monitoraggio continuo, che non si limita a fotografare una situazione (come fa un penetration test). Ultimo aspetto, ma non meno importante: AmicoHacker non raccoglie i dati aziendali, li anonimizza e li classifica, rispettando la privacy fin dal cuore del sistema.
Può portare qualche esempio?
Un DPO ci ha raccontato che conoscere il livello di controllo sulle dotazioni informatiche delle diverse aziende che segue è un cruccio, un problema a cui spesso gli viene risposto con “spallucce virtuali”. Ora, con AmicoHacker, il solo fatto di poter ricevere una relazione con un linguaggio appropriato, non un semplice report, cambia la scena. Il DPO sa che avere questa relazione, dove sono indicate anche eventuali falle, può realmente fare la differenza in caso di verifiche del Garante: tale documento può essere usato per meglio dimostrare la propria accountability, che – tradotto – significa dimostrare l'attenzione alla protezione dei dati.
È corretto affermare che AmicoHacker permette di trasformare la conformità da obbligo in vantaggio competitivo?
Assolutamente sì. Quando puoi dimostrare di avere sotto controllo la tua sicurezza informatica, il GDPR non è più un peso, ma diventa una leva. Un’azienda che sa proteggere i dati dei propri clienti, che può documentare le misure adottate, che risponde in modo rapido a un’eventuale violazione, è un’azienda che ispira fiducia. E la fiducia, oggi, è uno dei valori più forti sul mercato. Con AmicoHacker, la conformità smette di essere una casella da spuntare e diventa una vera strategia.
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