venerdì, 3 luglio 2020

Interviste

Fare squadra per portare avanti interessi comuni

Intervista a Raffaele De Astis, Presidente di Assosicurezza

01/07/2020

Le imprese della sicurezza tornano ad affacciarsi su un mercato che mostra tratti vecchi e nuovi, ma che si caratterizza per una continua evoluzione. La capacità di tenuta vera per le imprese sarà quindi legata alla flessibilità organizzativa, alla capacità di saper reinventare un'offerta e soprattutto alla propensione a fare squadra, soprattutto sul fronte delle rappresentanze di settore. Ne abbiamo parlato con Raffaele De Astis, Presidente di Assosicurezza, Associazione Nazionale Costruttori e distributori di sistemi di sicurezza.

Archiviata (speriamo) l'emergenza, il comparto si avvia verso una graduale normalizzazione. Qual è lo stato dell'arte in questa fase 2/3/n?

Quattro mesi sono ormai passati dalla scoperta dei primi casi a Codogno e la nostra nazione, come tante altre, seppure con tempistiche e modalità diverse, ha subito uno scossone generale senza precedenti. L’emergenza sanitaria ha fermato quasi tutto, ha sconvolto le strutture sanitarie, i territori, l’economia, le aziende, le persone, ma anche le certezze di tutti noi, le abitudini, l’emotività. Da esseri resilienti quali siamo, ci siamo organizzati rapidamente e abbiamo cercato di far fronte alle innumerevoli variabili che ci si presentavano giornalmente. Questo tempo di grande stress e incertezze è stato utilizzato da molti per cercare di re inventarsi, per mettere in discussione le certezze, per trovare una fonte di ispirazione positiva seppur nella grande difficoltà. Non tutti ci sono riusciti, ma le esperienze positive ci sono e sono tante. Il comparto della sicurezza non fa eccezione in tutto questo scenario.

Ci sono stati molti imprenditori che hanno da subito messo in campo idee e attività che potessero dare un senso reale a quei mesi surreali che abbiamo vissuto. Pertanto, al netto di aver ovviamente pensato in primis alla sicurezza delle proprie risorse rincorrendo le regole che cambiavano settimanalmente, molti hanno riorganizzato la produzione, la logistica, hanno mantenuto il contatto con i clienti attraverso video corsi e informative a distanza continue, in modo da soddisfare sia il requisito informativo di contenuto, ma anche quello di relazione interpersonale seppur a distanza.

La fase in cui oggi ci troviamo, dove l’emergenza è molto meno marcata di qualche mese fa, è comunque cruciale per diversi motivi. La domanda, seppure con diverse velocità a seconda del mercato verticale di riferimento, sta tornando a muoversi. Le aziende sono ripartite con un buon regime di attività, ma devono calcolare bene quali potrebbero essere i picchi di richiesta rispetto a lavori che sono rimasti in sospeso. Il credito rimane un punto di attenzione particolare, gli spostamenti fisici sono ancora difficili.

Quali sono le tendenze e le prospettive per il mercato? Quali le difficoltà ancora in corso?

 Le opportunità per le aziende del nostro settore ci sono e potranno essere colte da molte aziende. Dipenderà sostanzialmente dal mercato verticale di riferimento, dall’organizzazione che le aziende sono riuscite a darsi in questo periodo e come sono riuscite a far fronte alle difficoltà. Finora sia in Italia che all’estero il mercato residenziale è stato tra i più penalizzati. Sarà pertanto un comparto che potrà riprendere, ma gradualmente. Le infrastrutture critiche, in particolare l’energetico, i data center, le telecomunicazioni non hanno mai smesso di richiedere sicurezza e continueranno a mio avviso ad essere trainanti.

A livello di mercati internazionali, ci sono state aree che hanno tenuto bene anche in questo periodo nero e non hanno rallentato la richiesta di protezioni, fondamentalmente anche in questi casi in mercati verticali di alto rischio. Per i produttori, l’export ha compensato almeno parzialmente il calo degli ordinativi anche in questa emergenza, come lo ha fatto anche in crisi passate. Rispetto ad altri periodi internazionalizzare sarà d’altro canto più difficile per coloro i quali devono ancora creare il proprio network e portarlo a regime, in quanto in queste fasi iniziali è ancora importante un primo contatto fisico con gli interlocutori, che potrà gradualmente ricominciare solo nei prossimi mesi.

Le opportunità derivanti dalle difficoltà comuni potranno far aggregare aziende e associazioni, nell’ottica di collaborare insieme per portare avanti in modo sinergico interessi comuni a beneficio di tutto il comparto. Queste belle parole son sicuro potranno diventare ancora più concrete in questo inusuale periodo.

Che iniziative sta mettendo in campo l'Associazione per orientare le imprese in questa complessa ripartenza?

Assosicurezza in questi quattro mesi ha continuato a Informare e formare centinaia di persone facenti parte dei vari anelli della filiera, in particolare riguardo ad aspetti tecnologici e normativi. Tra le altre iniziative sono continuati i Focus Tour che hanno avuto anch’essi il battesimo della modalità e-learning. Abbiamo cercato di mettere in campo diversi aiuti pratici ai nostri associati, riguardanti proprio il periodo attuale, attraverso iniziative specifiche riguardanti l’emergenza Covid.

Ad esempio, abbiamo di recente messo a disposizione degli associati e non solo, la voce di alcuni esperti in materia di agevolazioni e aiuti per le aziende con particolare riferimento alla gestione dei contributi a fondo perduto, per spiegare nel dettaglio le modalità operative non sempre chiare e immediate. Diversi partecipanti hanno valutato positivamente l’iniziativa descrivendola come un valido e pratico aiuto. Altre azioni hanno subito un minimo rallentamento, ma non sono state sospese, come la versione E-book del Manuale delle tecnologie, che sta procedendo e che a breve si andrà ad aggiungere all’edizione cartacea presentata lo scorso autunno.

In un periodo in cui security e safey si sono intrecciate come non mai, fondendosi peraltro con la sicurezza più squisitamente sanitaria, ha ancora senso mantenere la tradizionale distinzione anglosassone o possiamo tornare a parlare solo di sicurezza?

 Personalmente penso che la distinzione anglosassone tra Security e Safety debba rimanere ancora netta e distinta per non generare confusione. Chiaramente ci sono delle contaminazioni reciproche in alcuni ambiti, come attualmente è emerso per l’emergenza Covid19 e mi riferisco in particolare a tutto l’insieme di soluzioni termo visive che sono state implementate per la misura della temperatura corporea legata agli accessi e al loro controllo. Sono delle contaminazioni tecnologiche che rimarranno, progrediranno, ma potrebbero avere anche una strada tutta loro.

D’altro canto, sono convinto che col termine “Security”, o nella nostra lingua “Sicurezza”, si debbano più che altro distinguere due ambiti diversi ma anch’essi sempre più intersecati tra loro, ovvero la Phisical Security e la Cyber Security. Di questa seconda Sicurezza Digitale non sempre sappiamo abbastanza, sia come utenti, che come operatori del settore della Sicurezza fisica. Ormai da qualche anno i sensori, le centrali e gli altri organi che determinano un sistema di Sicurezza fisica sono connessi in rete e pertanto loro stessi sono un potenziale veicolo di attacchi di Sicurezza digitale al sistema di Sicurezza fisico stesso e di conseguenza al sito protetto.

Ribadisco, pertanto, che l’unica parola “Sicurezza” con cui descriviamo tutti e tre gli ambiti di sicurezza fisica, sicurezza digitale e safety, debba necessariamente trovare delle nette distinzioni.  Le necessità spesso sono infatti diverse, le normative sono diverse. In particolare, i punti di contatto li vedo di più tra Sicurezza fisica e Digitale, soprattutto considero sempre più importante che i professionisti della Security acquisiscano competenze digitali sempre più marcate.

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