sabato, 4 luglio 2020

Interviste

Security aeroportuale 2020: ruolo della tecnologia tra virus e terrorismo

Intervista a Silvia Pagini, Policy Manager Area Security di Assaeroporti, Associazione delle Società italiane di Gestione Aeroportuale associata a Confindustria, Federtrasporto e IFSC, membro ACI EUROPE

12/02/2020

A quasi vent'anni dall'11 settembre, gli aeroporti italiani possono dirsi essenzialmente sicuri? 

A seguito dell’attentato terroristico dell’11 settembre 2001 si è reso necessario adottare stringenti misure di prevenzione e controllo finalizzate a impedire atti di interferenza illecita che possano minacciare la sicurezza dell’aviazione civile. Le suddette misure, basate su standard internazionali e recepite in specifici regolamenti comunitari (essenzialmente il Regolamento (CE) n. 300/2008 e il Regolamento di esecuzione (UE) 2015/1998), sono adottate da tutti gli aeroporti europei, e quindi anche dagli scali italiani, e riguardano l’intera filiera del trasporto aereo. Sono infatti sottoposti a controllo non solo i passeggeri, i bagagli, gli aeromobili e le merci, come maggiormente noto, ma anche le infrastrutture aeroportuali, le società di gestione aeroportuale e le compagnie aeree. Da segnalare, in questo contesto, anche la continua attività di sorveglianza espletata dall’ENAC, unica autorità responsabile nel nostro Paese del coordinamento e del monitoraggio dell'attuazione delle norme fondamentali comuni in tema di sicurezza (ai sensi del Decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del 21 luglio 2009), nonché dalla stessa Commissione europea mediante propri ispettori. Per quanto in ambito security il rischio zero non esista, esso rimane l’obiettivo cui tutta la complessa filiera del trasporto aereo tende, anche mediante continuo aggiornamento delle misure di prevenzione da adottare e delle procedure da osservare

La tecnologia permette oggi di individuare, riconoscere, tracciare e identificare persone; la biometria incorporata nei documenti di identificazione ha snellito le pratiche, rendendole al contempo più accurate. Ma qual è il reale impatto delle misure tecnologiche di sicurezza? Quanto conta nel quotidiano lavorativo la componente umana? 

Lo sviluppo tecnologico ha indubbiamente contribuito a migliorare e rendere più efficienti molte procedure, nell’ambito del sistema aeroportuale e non solo. Esempi concreti nel settore sono rappresentati dall’implementazione dei sistemi di automated border control (cosiddetti eGates) grazie ai quali, sotto la supervisione della Polizia di Frontiera, si procede con il controllo automatizzato dei passeggeri che attraversano le frontiere interne e/o esterne mediante lettura del passaporto o carta di identità elettronici. 

Si riscontra, tra l’altro, un crescente interesse nella sperimentazione di nuove tecnologie al fine di migliorare l’esperienza di viaggio dei passeggeri, innalzare i livelli di sicurezza degli scali e ridurre i tempi prima e dopo il volo proprio mediante l’utilizzo di biometrie. Ferme restando le opportunità derivanti dallo sviluppo tecnologico, in un periodo caratterizzato da differenti tipologie e livelli di minacce, la componente umana resta ancora un elemento fondamentale per l’individuazione di tutti quei comportamenti sospetti che non sarebbero altrimenti percepibili. 

Oggi criminalità e terrorismo corrono sul filo del rischio cyber: a fine 2019 Assaeroporti ha siglato un accordo con la Polizia di Stato finalizzato alla prevenzione e al contrasto dei crimini informatici a danno di sistemi e servizi informativi strategici per il Paese, quali le infrastrutture critiche. In cosa si sostanzia? 

L’accordo rientra nell’ambito delle direttive impartite dal Ministro dell’Interno per il potenziamento dell’attività di prevenzione alla criminalità informatica attraverso la stretta collaborazione con gli operatori che forniscono prestazioni essenziali. L’obiettivo, quindi, è prevenire e contrastare ogni forma di accesso illecito, anche tentato, alle infrastrutture critiche informatiche delle società di gestione aeroportuale, che può essere messo in atto con la finalità di interrompere un servizio di pubblica utilità, sottrarre indebitamente informazioni, compromettere la sicurezza del “Sistema Paese” e porre in essere qualsiasi ulteriore attività illecita. Nello specifico, il protocollo di intesa siglato tra Assaeroporti e la Polizia di Stato consente agli aeroporti interessati di stipulare, con i Compartimenti di Polizia Postale territorialmente competenti, accordi bilaterali per la condivisione diretta e immediata di informazioni relative ai sistemi e ai servizi informativi e telematici critici delle società di gestione aeroportuale. Tale collaborazione, pertanto, si svilupperà sia nell’ottica di individuare le migliori procedure per la segnalazione di emergenze relative a vulnerabilità, minacce e incidenti, sia in quella di analizzare informazioni idonee a prevenire e contrastare attacchi o danneggiamenti in pregiudizio delle infrastrutture critiche informatiche degli aeroporti. 

Come sta rispondendo il sistema aeroportuale a rischi sanitari che potrebbero assumere i contorni della pandemia, come il Coronavirus esploso a Wuhan? 

Tutti gli operatori del comparto aeroportuale sono particolarmente attenti all’evoluzione dell’epidemia da nuovo Coronavirus, monitorandone costantemente gli sviluppi attraverso le informazioni e i puntuali aggiornamenti resi disponibili dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.  A livello internazionale è diverso l’approccio seguito dai singoli Stati. Alcuni Paesi, come il nostro, hanno introdotto misure precauzionali maggiormente stringenti, mentre altri Stati non hanno ritenuto opportuno imporre l’applicazione di misure in grado di ridurre la mobilità, prevedendo, a fronte di un costante monitoraggio della diffusione dell’epidemia, attività di formazione del personale aeroportuale e di informazione dei passeggeri. Per quanto concerne l’Italia, in particolare, il Governo ha deciso di interrompere i collegamenti diretti da e per la Cina, Hong Kong, Macao e Taipei, determinando non trascurabili ripercussioni sull’intero settore del trasporto aereo e non solo. E' stata inoltre avviata una complessa macchina organizzativa che ha coinvolto Protezione Civile, USMAF e Gestori aeroportuali, al fine di rilevare, presso tutti gli aeroporti interessati da traffico aereo internazionale, la temperatura corporea dei passeggeri in arrivo e la conseguente attivazione di una specifica procedura sanitaria per i casi ritenuti a rischio. Questa, almeno, la situazione registrata ad oggi (11 febbraio 2020). L’auspicio, ovviamente, è che si abbassi quanto prima il livello di allerta dell’emergenza sanitaria e si torni presto alla normalità, così da poter recuperare a pieno l’ordinaria operatività aeroportuale e ripristinare tutti i collegamenti internazionali. 


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www.assaeroporti.com



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