martedì, 3 agosto 2021

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Proteggere un supermercato: l’incognita del “fresco”

21/07/2021

di Giovanni Villarosa - Laureato in Scienze dell’Intelligence e della Sicurezza, esperto di Sicurezza Fisica per Infrastrutture, CSO e DPO,Vice Presidente di SECURTEC

Nei numeri scorsi abbiamo visto come proteggere attività commerciali esposte, come quelle rappresentate dai tabaccai; in questo numero affronteremo il tema della sicurezza nei supermercati, un perimetro commerciale ancora più critico, vulnerabile ai furti, alle rapine, al taccheggio, al danneggiamento e agli atti vandalici dimostrativi.

Nel settore della distribuzione alimentare, le differenze inventariali rappresentano un valore negativo superiore al 2% del fatturato annuale, percentuale derivante dalla sommatoria data dalle frodi, i furti e il taccheggio; fenomeno quest’ultimo che rimane per il settore della GDO la principale causa degli ammanchi di magazzino. Per arginare tali criticità le organizzazioni di settore investono mediamente, in tecnologie di sicurezza, lo 0,6% del loro fatturato globale. La valutazione e la misura del rischio (risk severity, risk frequency) è estremamente importante quando parliamo di ambienti commerciali vulnerabili, ampi e difficilmente controllabili il più delle volte, considerando la notevole dimensione dei locali, spesso collocati in aree di sviluppo industriale extraurbane lontane dai centri abitati. 

Gli obblighi della EN 50131

E’ bene ricordare allora come tali analisi rappresentano un vincolo normativo contenuto all’interno della EN 50131, un obbligo che tutti i professionisti (installatori, progettisti) del settore security condividono con la committenza. Uno studio che si baserà sulla raccolta di specifiche informazioni, utili nello stilare un elenco delle caratteristiche fisiche degli edifici, l’uso e il periodo temporale di funzionamento del sito, i potenziali conflitti degli spazi in uso, la tipologia dei reati commessi, tanto per citarne alcuni. Inoltre, in un secondo tempo, andrà redatto l’elenco dei sistemi/impianti da proteggere, indispensabili alla sopravvivenza della struttura commerciale stessa, come le cabine elettriche, i sistemi di alimentazione di backup, di spegnimento incendi, le reti informatiche di comunicazione, gli impianti del freddo. Successivamente, si passerà all’elencazione delle protezioni verso i sistemi di sicurezza passiva, come le casse (protezione del flusso di contante), i mezzi forti per la sicurezza del denaro, il controllo delle uscite di emergenza e di tutte le altre aperture secondarie verso il perimetro fisico esterno. Nell’analisi poi, andrà valutata la presenza di recinzioni, barriere, grate di sicurezza, cancelli, etc, verificando attentamente anche le sistemazioni degli arredi esterni a supporto dell’attività commerciale, che non incidano negativamente con il campo visivo della videosorveglianza.

L’importanza della luce

Altro aspetto molto importante sarà la valutazione delle caratteristiche illuminotecniche esterne, l’efficienza funzionale degli impianti con la compatibilità notturna delle ottiche dei sistemi video (CEI EN 62676), specialmente per le riprese a colori e ad alta definizione.

Rammentiamo sempre che un buon sistema di illuminamento riduce di molto la possibilità di attività criminali; infatti, secondo la normativa di settore, un coefficiente di 0,7 di difformità (tra zone chiaro/scure) ci permette di riconoscere facilmente un volto a una distanza di oltre 10 m, a tutto vantaggio dei sistemi di video controllo. 

Il fresco

In ultimo, vorrei richiamare l’attenzione su un particolare argomento: il cibo fresco! Rappresenta oggi la maggior vulnerabilità nel settore e presenta il maggiore impatto sulle perdite inventariali; da esperimenti in campo è emerso che un investimento tecnologico, mediante l’uso di etichette antitaccheggio sui cd freschi, è decisamente alto, talvolta superiore al valore merceologico stesso, incidendo, peraltro, sulla qualità e sulla freschezza di determinati prodotti. In questo specifico caso la videosorveglianza può far poco, come detto i sistemi Rfid ancor meno, l’antintrusione neanche a parlarne! Ora, la mancata capacità di mettere in sicurezza talune merci, tracciandole opportunamente, pone una decisa attenzione su queste aree vendita all’interno dell’organizzazione, mettendo il professionista davanti ad un grosso interrogativo: come garantire la sicurezza di questi prodotti, data la complessità architettonica delle superfici espositive e le delicate proprietà organolettiche? E allora, quale soluzione proporre alla committenza? Ebbene, è senz’altro da valutare l’aiuto che arriva in questi casi dalla tecnologia “termica”, giacché è notorio un fatto: i taccheggiatori indossano sempre abiti decisamente comodi, in modo tale da poter nascondere i prodotti in maniera trasparente! Ebbene, solo le camere termiche possono rilevare tutto ciò che è occultato sotto gli indumenti, poiché i sensori IR hanno la capacità di identificare, discriminandoli, gli alimenti freschi/congelati posti in contrasto termico con la superficie corporea del malvivente.

Sinergie con il RSPP

In ultimo, ricordiamoci che in questo specifico settore il professionista della security dovrà sempre rapportarsi con il responsabile della safety aziendale (RSPP), per potere pianificare le giuste soluzioni di sicurezza integrata, adeguate ai precisi obblighi dettati dal TU 81/08 sulla salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro, che si intrecciano con il DM 37/08, decreto che norma la sicurezza degli impianti elettronici.



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