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Controllo accessi e impianto antincendio: divisi alla meta

08/06/2021

della Redazione

Se il dialogo tra il sistema elettronico di controllo accessi e l’impianto antintrusione è da separati in casa (SecSolution 13/2021 pag. 94), quello con il sistema di rilevazione e spegnimento incendi neanche esiste. Eppure, se si vuole raggiungere l’obiettivo in caso di emergenza, i due devono necessariamente lavorare insieme, a partire dalla corretta gestione delle porte. Al di fuori di un’eventuale integrazione (che stenta a decollare), il controllo degli accessi esercitato sui varchi interni ed esterni di un edificio (specie su quelli destinati a vie di fuga) deve rispettare le norme di sicurezza previste in caso d’incendio (e non solo). Affinché qualcuno non rischi di restare intrappolato in un ufficio e fare la fine del topo. Scontato? Niente affatto.

Nell’ambito di un’impresa manifatturiera o di servizi, l’impianto di allarme antincendio – inteso come il complesso di mezzi e procedure per la rilevazione automatica e lo spegnimento delle fiamme – rappresenta, là dove è necessario, uno dei pilastri della sicurezza. Nella quasi totalità dei casi esso opera in modo indipendente dagli altri impianti installati nell’azienda posti a difesa delle persone, dei beni materiali e immateriali, in particolare dal sistema elettronico di controllo accessi basato su badge, transponder o impronta biometrica. Eppure, se si vuole raggiungere con successo la meta in caso di emergenza, i due impianti (accessi e incendio), sono obbligati a lavorare insieme, a cominciare dalla corretta gestione delle porte.

Sicurezza innanzi tutto

La struttura fisica e il modo di funzionamento dei varchi devono tenere conto delle norme di sicurezza che disciplinano la materia antincendio. Nella maggior parte dei casi le porte sono costruite secondo tali normative e regolarmente certificate. Il problema insorge quando uno o più varchi, non necessariamente uscite di emergenza, vengono sottoposti al controllo elettronico degli accessi, magari dopo l’installazione e la messa in servizio dell’impianto antincendio. In queste occasioni non sempre le cose vanno per il verso giusto. A volte finisce che, a causa di un’automazione troppo spinta o di qualche progettista un po’ sbadato, non vengono prese misure efficaci atte a salvaguardare l’incolumità delle persone in caso di emergenza col rischio che qualcuno possa rimanere intrappolato in un ufficio e fare la fine del topo. In breve: qualunque tipo di controllo automatico esercitato su un qualsiasi varco non deve impedire in alcun modo un’apertura manuale dall’interno, facile, rapida e sicura.

Il giusto tipo di chiusura

Qualsiasi varco può essere controllato sia in entrata che in uscita attraverso la tecnica di identificazione più idonea ed essere sottoposto alle verifiche più stringenti (logiche, spaziali e temporali) ma deve sempre prevedere una via di uscita manuale in caso di pericolo. Per le porte prive di maniglione antipanico è sufficiente che le stesse si possano aprire dall’interno azionando la maniglia. In altri contesti basta installare il giusto tipo di chiusura come, ad esempio, un elettromagnete o un incontro elettrico self-safe. In questi casi occorre prevedere un pulsante di emergenza (posizionato bene in vista dal lato uscita) il quale, se azionato, toglie l’alimentazione al dispositivo di sblocco e la porta rimane aperta fino a quando il tasto stesso non viene riarmato. Sempre in fase di allestimento dei varchi, un errore da evitare è manomettere o soltanto praticare dei fori sulle porte tagliafuoco già installate perdendo così la certificazione rilasciata dal costruttore. Le predisposizioni per applicare il dispositivo di apertura (elettromaniglia a infilare, riscontro elettrico in corrispondenza dello scrocco, contropiastra per l’elettromagnete ecc.) nonché, ove richiesto, per il contatto magnetico stato porta (aperta/chiusa) e il microswitch all’interno del maniglione antipanico (segnalazione di uscita manuale), così come per il passaggio dei vari cavi, devono essere previste ed eseguite in sede di fabbricazione delle porte stesse. 

Se solo si parlassero

Oltre a queste interazioni di base, i sistemi elettronici di controllo accessi più avanzati offrono la possibilità di interfacciarsi con la centrale di allarme antincendio, seppure in modo elementare e ridotto. Nell’instante in cui il sistema accessi riceve la segnalazione d’incendio in corso, ad esempio, può aprire in modo permanente le porte oppure intervenire su quei varchi che sono parti integranti della compartimentazione dei locali. Non è detto che il risultato sia garantito (molto dipende da come sono state elettrificate le porte, dalla continuità di energia elettrica e di altre situazioni contingenti) ma rappresenta comunque un’ulteriore misura di sicurezza. Analogamente, dopo lo spegnimento dell’incendio in una o più zone divenute temporaneamente impraticabili per le conseguenze provocate dalle sostanze estinguenti, si può concedere l’ingresso soltanto a una determinata categoria di utenza (e negarlo ad altre, sebbene autorizzate), fino a quando persiste lo stato di inaccessibilità. Non ultimo è il grande contributo che il sistema accessi può dare in caso di incendi e altri eventi nefasti rendendo disponibile in tempo reale l’elenco dei presenti nell’edificio, la loro eventuale localizzazione e l’appello presso i punti di raccolta.

La versione integrale dell’articolo riporta tabelle, box o figure, per visualizzarle apri il pdf allegato. 

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