lunedì, 10 agosto 2020

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Fare squadra per portare avanti interessi comuni

29/07/2020

Intervista a Raffaele De Astis - Presidente di Assosicurezza, Associazione Nazionale Costruttori e distributori di sistemi di sicurezza

Le imprese della sicurezza tornano ad affacciarsi su un mercato che mostra tratti vecchi e nuovi, ma che si caratterizza per una continua evoluzione. La capacità di tenuta vera per le imprese sarà quindi legata alla flessibilità organizzativa, alla capacità di saper reinventare un’offerta e soprattutto alla propensione a fare squadra, soprattutto sul fronte delle rappresentanze di settore. Ne abbiamo parlato con Raffaele De Astis, Presidente di Assosicurezza, Associazione Nazionale Costruttori e distributori di sistemi di sicurezza.

Qual è lo stato dell’arte per il settore in questa fase di graduale normalizzazione?

La fase in cui ci troviamo oggi è cruciale. La domanda, seppure con diverse velocità a seconda del mercato verticale di riferimento, sta tornando a muoversi. Le aziende sono ripartite con un buon regime, ma devono calcolare bene quali potrebbero essere i picchi di richiesta rispetto a lavori che sono rimasti in sospeso. Il credito rimane poi un punto di attenzione particolare e gli spostamenti fisici sono ancora difficili. 

Quali opportunità ci sono per il comparto dopo uno tsunami di questa portata? 

Le opportunità ci sono e potranno essere colte da molte aziende: molto dipenderà dal mercato verticale di riferimento, dall’organizzazione che le aziende sono riuscite a darsi in questo periodo e da come sono riuscite a far fronte alle difficoltà. Finora sia in Italia che all’estero il mercato residenziale è stato tra i più penalizzati: sarà quindi un comparto che potrà riprendere gradualmente. Le infrastrutture critiche, in particolare l’energetico, i data center e le telecomunicazioni non hanno mai smesso di richiedere sicurezza e continueranno a mio avviso ad essere trainanti. A livello di mercati internazionali, ci sono state aree che hanno tenuto bene e non hanno rallentato la richiesta di protezioni, fondamentalmente anche in questi casi in mercati verticali di alto rischio. Per i produttori, l’export ha compensato almeno parzialmente il calo degli ordinativi, come già successo in altri momenti di crisi. Rispetto ad altri periodi, internazionalizzare sarà però più difficile per chi deve ancora creare un network e portarlo a regime (nelle fasi iniziali è del resto essenziale un contatto fisico con gli interlocutori, e se ne potrà parlare solo nei prossimi mesi). Credo però che le opportunità derivanti dalle difficoltà comuni potranno far aggregare aziende e associazioni, farle collaborare per portare avanti in modo sinergico interessi comuni a beneficio dell’intero comparto. Parole che in questo inusuale periodo potranno a mio avviso trovare un riscontro concreto.

Che iniziative ha messo in campo Assosicurezza per orientare le imprese in emergenza e durante questa complessa ripartenza?

Assosicurezza in questi quattro mesi ha continuato a informare e formare centinaia di persone facenti parte dei vari anelli della filiera, in particolare riguardo ad aspetti tecnologici e normativi. Tra le altre iniziative sono continuati i Focus Tour, che hanno avuto anch’essi il battesimo della modalità e-learning. Abbiamo cercato di mettere in campo diversi aiuti pratici ai nostri associati attraverso iniziative specifiche riguardanti l’emergenza Covid: ad esempio, abbiamo di recente messo a disposizione degli associati - e non solo - la voce di alcuni esperti in materia di agevolazioni e aiuti per le aziende, con particolare riferimento alla gestione dei contributi a fondo perduto, per spiegare nel dettaglio le modalità operative, non sempre chiare e immediate. Diversi partecipanti hanno valutato positivamente l’iniziativa, descrivendola come un valido e pratico aiuto. Altre azioni hanno subito un minimo rallentamento ma non sono state sospese, come la versione E-book del Manuale delle tecnologie, che sta procedendo e che a breve si andrà ad aggiungere all’edizione cartacea presentata lo scorso autunno.

In un periodo in cui security e safety si sono intrecciate come non mai, fondendosi peraltro con la sicurezza più squisitamente sanitaria, ha ancora senso mantenere la tradizionale distinzione anglosassone o possiamo tornare a parlare semplicemente di sicurezza?

Personalmente penso che la distinzione anglosassone tra security e safety debba rimanere ancora netta e distinta per non generare confusione. Chiaramente ci sono delle contaminazioni reciproche in alcuni ambiti, come attualmente è emerso per l’emergenza Covid-19 e mi riferisco in particolare a tutto l’insieme di soluzioni termo visive che sono state implementate per la misura della temperatura corporea legata agli accessi e al loro controllo. Sono contaminazioni tecnologiche che rimarranno e progrediranno, ma potrebbero avere anche una strada tutta loro. D’altro canto, sono convinto che col termine “security”, o nella nostra lingua “Sicurezza”, si debbano più che altro distinguere due ambiti diversi ma anch’essi sempre più intersecati tra loro, ovvero la physical security e la cyber security. Della sicurezza digitale non sempre sappiamo abbastanza, sia come utenti, sia come operatori del settore della sicurezza fisica. Ormai da qualche anno i sensori, le centrali e gli altri organi che danno vita ad un sistema di sicurezza fisica sono connessi in rete, pertanto sono essi stessi un potenziale veicolo di attacchi di sicurezza digitale al sistema di sicurezza fisico, e di conseguenza al sito protetto. Ribadisco pertanto che la parola “sicurezza”, con la quale descriviamo tutti e tre gli ambiti di sicurezza fisica, sicurezza digitale e safety, debba necessariamente trovare delle nette distinzioni. Le necessità spesso sono infatti diverse e le normative sono diverse. I punti di contatto li vedo di più tra sicurezza fisica e digitale: è sempre più importante che i professionisti della security acquisiscano competenze digitali marcate.



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