giovedì, 28 maggio 2020

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Smart working: dall’emergenza sanitaria al welfare aziendale

26/03/2020

di Giuseppe Ligotti - Consulente di direzione del personale, Vice Presidente nazionale di Federlavoro, membro del comitato dei sindacalisti d’impresa e della commissione di lavoro per la definizione dei CCNL in Conflavoro PMI. 

Non avremmo mai pensato che il Governo arrivasse a limitare la nostra libertà personale, ma è successo e questo deve portarci a riflettere. Cosa possiamo fare per migliorare? Come possiamo prepararci a gestire anche le situazioni di emergenza? Se è vero che dall’esperienza maturata possiamo trarre insegnamenti, e che grazie alle esperienze (anche dolorose) possiamo attivare misure che ci evitino di ripetere l'errore, la medesima impostazione si può seguire per concepire ed organizzare il mondo del lavoro e nelle politiche di efficientamento dei costi del personale. Il nostro esperto e formatore Giuseppe Ligotti ci parla di smart working come valore aggiunto di welfare. Non solo in emergenza.

Con l’emergenza sanitaria il mondo politico e imprenditoriale italiano ha riscoperto lo Smart-Working. Questa modalità di lavoro è possibile da diversi anni anche in Italia: io stesso la utilizzo da almeno 8 anni. Mi capita spesso di lavorare fuori ufficio e ho anche fatto in modo che le mie collaboratrici possano farlo all’occorrenza. Ma quello che voglio dire oggi è che lo Smart-Working non è solo una modalità di lavoro che consente al lavoratore di lavorare fuori dall’ufficio in caso di necessità. Lo Smart-working deve essere uno stile di vita, deve rappresentare un valore aggiunto che l’azienda offre al proprio collaboratore. Lo Smart-Working è Welfare!

Smart-Working = Welfare E' comprovato che il dipendente che può gestire il lavoro, organizzando autonomamente le proprie ore di lavoro, è un lavoratore più motivato, più efficiente, più creativo, più responsabile e quindi più profittevole. Ricordo che Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working al Politecnico di Milano lo definiva così: "Smart Working significa ripensare il telelavoro in un’ottica più intelligente, mettere in discussione i tradizionali vincoli legati a luogo e orario, lasciando alle persone maggiore autonomia nel definire le modalità di lavoro a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati. Autonomia, ma anche flessibilità, responsabilizzazione, valorizzazione dei talenti e fiducia diventano i principi chiave di questo nuovo approccio."

Smart-Working = economie L’impiego dello Smart-Working rappresenta un vantaggio economico importante per il dipendente. Pensiamo al risparmio di tempo per recarsi al lavoro, al costo dello spostamento ed a tutti quei costi correlati e meno visibili che il dipendente deve sostenere durante la sua assenza da casa. Lo Smart-Working è un’efficacissima politica di welfare sociale che l’azienda può attuare a favore della società. Partiamo inizialmente dalla questione più banale. Quanto potrebbe diminuire il traffico? Conseguentemente: di quanto diminuirebbe il rischio di viaggio in auto? Quanto si ridurrebbero i costi dovuti ad incidenti anche di lieve entità? Continuiamo chiedendoci quanto diminuirebbero le patologie collegate allo stress lavorativo? Quanto tutto ciò inciderebbe positivamente sui costi sanitari? E questi sono solo alcuni esempi.

Il messaggio che vorrei trasmettere è che il mondo del lavoro è in continua evoluzione. Per ridurre i costi del lavoro non basta chiedere al Governo di ridurre il cuneo fiscale. Le Governance Aziendali, che giocano un ruolo primario, devono assumersi nuove responsabilità, devono essere capaci di organizzare e programmare tempi e obiettivi precisi, devono investire sinergicamente in tecnologie e politiche sociali. Il miglioramento delle condizioni di lavoro dei propri collaboratori non si limita solo all’arredamento degli uffici o alla creazione di ambienti comuni dove i dipendenti possono rilassarsi nelle pause di lavoro. Migliorare le condizioni di lavoro vuol dire conferire ai propri collaboratori maggiore fiducia e responsabilità nel raggiungimento degli obiettivi: questo aumenta autostima e senso di responsabilità. La persona si sente valorizzata e questo aumenta la sua motivazione e le sue performance. Ed è conseguente che maggiore efficienza, maggiori performance e minori costi portino ad una maggiore competitività sul mercato in termini di costo e margini di profitto.



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