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Codice obbligatorio e codice nuovo: mettiamo a fuoco

21/03/2020

di Antonino Panìco - Ingegnere esperto in materia di prevenzione incendi, di impianti di estinzione e di ingegneria della sicurezza antincendio. Formatore Ethos Academy 

Approfondiamo il nuovo strumento con il quale è possibile approcciare la progettazione della sicurezza antincendi. Per tutte le attività non normate in maniera specifica, la progettazione dovrà essere obbligatoriamente condotta secondo la metodologia proposta dal D.M. 18/10/2019 “Modifiche all’allegato 1 al D.M. 03/08/2015, recante Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi, ai sensi dell’articolo 15 del D.lgs. 139/2006», ossia il Nuovo Codice. Vi sono poi una serie di attività per le quali esiste sia una regola tecnica di tipo tradizionale, sia una regola tecnica di tipo verticale. A livello pratico indicano la stessa cosa, ma da un punto di vista amministrativo significa che per l’approccio alla progettazione si può ancora utilizzare l’una o l’altra.

Anche se può apparire superfluo, si propone qui una definizione univoca del concetto di attività.  Per attività si intende una tipologia di insediamento civile od industriale, piuttosto che un impianto o deposito rilevante ai fini della pericolosità di un incendio. Alcuni esempi (a titolo non esaustivo): centrali termiche di potenza superiore e 116 KW; depositi di carta e cartone in quantitativi superiori a 50 quintali; autorimesse di superficie superiore a 300 mq. L’elenco delle attività che debbono essere sottoposte alla procedura tecnico/amministrativa di prevenzione incendi è quello dell’allegato I del DPR 151/2011m, che contempla 80 attività definendone i limiti dimensionali per l’assoggettabilità.

Differenze

La sostanziale ed importante differenza è che la regola verticale è inserita nel Codice e pertanto si sposa con la filosofia dello stesso: è quindi auspicabile (e progressivamente necessario, come definito a livello ministeriale) che si debba orientare verso questa scelta. Con il Nuovo Codice, la progettazione antincendio si differenzia dal precedente approccio per diversi motivi. Se ne elencano solo i più importanti, essendo il nuovo strumento normativo particolarmente complesso, tanto da richiedere un’analisi lunga ed approfondita.

Capire l’incendio

Un aspetto è quello legato all’identificazione dei profili di rischio, che racchiudono due concetti ossia: la caratteristica degli occupanti (familiarità o meno coi luoghi e se in stato di veglia o sonno) e la velocità caratteristica di crescita dell’incendio, ossia il parametro che illustra con quale rapidità avverrà la produzione di fumo ed il raggiungimento di potenze massime di incendio. Questo primo cambio di approccio è epocale, in quanto per la prima volta pone il progettista nella condizione - ed obbligo - di cercare di comprendere, anche se solo qualitativamente, come potrebbe essere l’incendio in quell’ambito (i precedenti approcci indicavano le misure da adottare senza obbligare a intuirne le motivazioni).

Tutto è collegato

Un secondo aspetto è la visione di insieme. Tutte le strategie antincendio parlano tra loro: reazione al fuoco, resistenza al fuoco, compartimentazione, esodo, gestione della sicurezza antincendi, controllo dell’incendio, rivelazione ed allarme, controllo dei fumi, operatività antincendio e sicurezza degli impianti non sono problemi scollegati tra loro. Non possono quindi essere trattati da strategie scollegate, perché insieme concorrono con i loro livelli prestazionali a costruire un’adeguata strategia complessiva antincendio. Una terza novità, ad avviso dello scrivente il più importante ed interessante, è quella legata alla possibilità di ricorrere alle soluzioni alternative (cfr. Secsolution Magazine n. 5 -2019), che trovano la loro migliore espressione nell’applicazione dei metodi dell’ingegneria della sicurezza antincendio. Che significa entrare intimamente nel fuoco, nell’incendio, sminuzzarne l’essenza e cercare di predirne l’evoluzione.

Padronanza del fuoco

Impadronirsi del fuoco è mestiere da stregone, ma se ci si avvicina con rispetto alla fisica del fuoco e si ha l’umiltà di sapere che non lo si potrà mai conoscere fino in fondo, con le opportune ed ampie cautele la costruzione dell’incendio attraverso gli strumenti informatici porta a risultati sorprendenti. Spesso si comprende che le norme sono troppo gravose per gli effetti che esso potrebbe avere. Fortunatamente di rado ci si accorge del contrario, e qui ci si eleva a tecnici antincendio, comprendendo che i requisiti minimi dettati da sterili norme sono insufficienti.

Essere alternativi

Le soluzioni alternative non sono solo quelle che richiedono conoscenze e strumenti così sofisticati: si può ricorrere a norme diverse da quelle nazionali, utilizzando norme di altri paesi di qualsiasi parte del mondo. Si può dimostrare quindi di aver ragionato e lavorato con coerenza ed in sicurezza anche in questo modo. Un altro modo di essere “alternativi” è quello di sperimentare in laboratorio. Ad esempio quando ho del materiale particolare, conservato in maniera particolare ma che da un puro punto di vista matematico possiede un potenziale energetico... è potenziale, dunque potrebbe sviluppare energia ma anche no: in questi casi, dare fuoco a campioni più o meno estesi di merce può raccontare cose diverse dalla matematica. Talvolta non piacevoli da scoprire.

La versione integrale dell’articolo riporta tabelle, box o figure, per visualizzarle apri il pdf allegato. 

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