di Giuseppe Ligotti - Vice Presidente nazionale di Federlavoro, membro del comitato dei sindacalisti d’impresa e della commissione dilavoro per la definizione dei CCNL in Conflavoro PMI
Il costo del lavoro è una questione annosa e divisiva: l’Italia si colloca infatti al terzo posto nella classifica dei 36 Paesi Ocse in base al cuneo fiscale, con una differenza media del 47,9% tra costo per il datore di lavoro e retribuzione netta del dipendente (dati Taxing Wages 2019). In sostanza, il personale è di gran lunga la voce di spesa che incide di più sul bilancio aziendale, con un peso che spazia dal 65% al 79%. Esistono però diverse soluzioni per ridurre la spesa del personale o per gestirlo in modo più profittevole. Con soddisfazione per entrambe le parti.
Per gestire il personale in modo efficiente e profittevole, occorre operare su più fronti: 1) analizzare il bilancio per valutare il costo del personale e la sua incidenza sul totale delle voci di spesa; 2) esaminare il sistema organizzativo e l’organigramma dell’impresa; 3) verificare l’allineamento delle retribuzioni alle posizioni ricoperte; 4) formulare alcune ipotesi di intervento, che possono comportare una riorganizzazione interna del lavoro, politiche retributive che comportano sgravi fiscali, politiche di welfare e altre attività;5) coinvolgere tutti gli attori nella fase di confronto attivo: imprenditori, rappresentanze sindacali e dipendenti. Si tratta di un metodo win-win: garantisce infatti il rispetto dei diritti dei lavoratori e contribuisce a creare maggior senso di appartenenza alla realtà aziendale, riducendo l’assenteismo, aumentando la produttività e contribuendo alla creazione di un clima collaborativo.
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