lunedì, 9 dicembre 2019

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“Tanto non sanzioneranno proprio me”, ovvero: come non comportarsi con il GDPR

15/11/2019

di Alberto Patella - Key Account Geovision Gvsion Italia

Il GDPR in Italia è assai poco rispettato, soprattutto nel campo della videosorveglianza. E dire che il precedente decalogo sulla privacy, unitamente al DLGS 196/b, dava indicazioni specifiche in materia. Il GDPR ha di fatto standardizzato queste procedure, armonizzando il territorio europeo e stabilendo precise sanzioni. Ma il punto è che già prima del GDPR in Italia non eravamo compliant. Ci si è spesso adagiati sul fatto che l’impianto di videosorveglianza, irregolare ma funzionante, del territorio comunale di vattelapesca, facesse scaturire la realizzazione di un altro, del comune adiacente simile o uguale, anch’esso irregolare. E così via.

Le irregolarità vanno dall’assenza di cartelli informativi che avvertano della presenza di telecamere, ad uffici pubblici dove sui monitor per visualizzare le telecamere spiccano adesivi dove sono scritte login e password del sistema, oppure a telecamere motorizzate che possono essere spostate e puntate sulle finestre di private abitazioni. Bisogna anche pensare che la mancanza di manutenzione degli impianti di videosorveglianza, porta al degrado degli apparati di ripresa fino a renderli inservibili. Nel campo giudiziario, questo porta alla mancata utilizzabilità delle immagini depositate come elemento probatorio in fase di dibattimento, con il rischio di archiviazione del caso per insufficienza di prove. 

La legge non ammette ignoranza

E ancora: telecamere puntate in zone non inerenti al contesto; monitor e videoregistratori lasciati incustoditi e accessibili con il semplice mouse, con la possibilità di interrompere le registrazioni o cancellare file video; nessuna gerarchia di password, unica password dove tutti possono vedere tutto, senza che si possa risalire all’operatore che ha eseguito l’azione. Per non parlare della documentazione che dovrebbe essere a corredo di chi ha acquistato il sistema: certificazioni di consegna lavori assenti, certificazioni CE spesso non pervenute. Si ignora che esistono professionisti che eseguono queste valutazioni con esatti principi studiati a livello universitario. E tuttavia le risposte sono generalmente: “figuriamoci se capita a me o se mi sanzionano per questo”; e ancora “l’elettricista che ha fatto l’impianto non è più reperibile”, o un semplice “non lo sapevo”. Ma la legge non ammette ignoranza.

E la TVCC evolve

E nel frattempo la TVCC evolve, aggiornandosi con le nuove tecnologie di Intelligenza Artificiale. I sistemi potranno con relativa semplicità identificare e catalogare persone attribuendone l’età con relativa precisione, il colore della pelle, il sesso e potranno analizzare i comportamenti. Anche le cose (auto, camion, motocicli) potranno essere catalogate per colore, forma, dimensione ecc. E non parliamo di un remoto futuro: la rivoluzione è già in atto, anche se sta passando sottotraccia e colpevolmente inosservata. Banalmente: il vostro smartphone indicizza tutte le immagini quasi con la stessa efficacia. Provate a scrivere gatto o cane o auto nell’elenco delle foto: lo smartphone vi proporrà una selezione di oggetti/soggetti che avete richiesto. Tutto questo è applicato anche alle telecamere di Videosorveglianza. I dati incrociati da un database disponibile aiuteranno le forze dell’ordine a ricostruire atti criminosi, ma dall’altra parte esporranno ad un’invasione della sfera personale che potrebbe suscitare qualche protesta innescando una serie di controlli a tappeto.

Meglio prevenire

Ecco perché è necessario accertarsi che il proprio impianto sia in regola con il GDPR. Perché anche affidarsi a grossi gruppi della sicurezza non ci mette al sicuro. Prima di sottoscrivere un qualsiasi abbonamento con aziende che vendono allarmi antintrusione unitamente alle telecamere, accertatevi dove finiscano i filmati registrati nelle vostre proprietà e se vengono rispettati i principi del GDPR. Un allarme antintrusione è ben diverso da una gestione di Videosorveglianza. Perché una registrazione video può scagionare un innocente, come non è accaduto per il fatto di cronaca dove una bambina è annegata e le immagini delle telecamere non sono state recuperabili. Le indagini andranno avanti e stabiliranno le rispettive responsabilità, ma in questo caso il non rispetto del GDPR potrebbe costare caro. Riflettiamoci.


maggiori informazioni su:
https://gvision.it



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