sabato, 24 agosto 2019

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Arrivano i fondi del Viminale per la videosorveglianza

04/03/2019

di Stefano Manzelli - Consulente enti locali e forze dell’ordine www.sicurezzaurbanaintegrata.it

Sarà una videosorveglianza urbana a macchia di leopardo quella che farà seguito alla graduatoria pubblicata il 13 novembre scorso dal Viminale per assegnare i primi 37 milioni di contributi previsti dal DL 14/2017. Oltre 400 Comuni avranno accesso ai primi finanziamenti ministeriali per potenziare gli impianti di videosorveglianza urbana, ma altri fondi sono in arrivo dal Pacchetto Sicurezza, per un totale sul quadriennio di circa 127 milioni. Un bel tesoretto, purché i Comuni sappiano gestire bene i rapporti formali e adeguino il proprio operato nella direzione indicata dalla complessa normativa di settore, privacy inclusa. 

Il DL 14/2017 ha previsto un cofinanziamento a fondo perduto degli impianti di videosorveglianza urbana. Per individuare le modalità di presentazione delle richieste di ammissione al beneficio, nonché i criteri per la ripartizione delle risorse, è stato adottato il DM 31/01/2018, scaduto lo scorso 30 giugno. I criteri di valutazione delle domande spaziavano dall’indice di delittuosità, alla dimensione demografica del Comune con maggiori possibilità di essere ammessi al finanziamento per i Comuni del sud e a maggior rischio sociale. Ma, alla prova dei fatti, non è andata come si aspettavano i 2.426 enti che hanno presentato tempestivamente la domanda. La graduatoria ha infatti premiato 428 comuni assegnando 37 milioni di euro a numerosi enti con scarso indice di criminalità. Sono rimaste escluse intere aree geografiche della Sicilia, della Puglia e della Campania (mentre in Liguria, ad esempio, molte decine di enti sono stati ammessi). Ora la palla passa ai Comuni. Quelli che hanno presentato dei semplici progetti di fattibilità tecnica dovranno formalizzare tutti gli atti di gara e gli impegni di spesa. Ma sarà anche necessario prevedere attentamente la tipologia di rapporto interforze da mettere in campo sul territorio con i nuovi sistemi di videosorveglianza

Perché senza un’analisi preventiva dell’impiego condiviso, nel rispetto della privacy, delle linee guida sottoscritte dalla Conferenza Stato-Città del 26 luglio 2018 e della complessa normativa tecnica correlata, il rischio di spendere male le risorse è dietro l’angolo. 

Ulteriori risorse con il pacchetto Salvini

Per potenziare i sistemi di videosorveglianza urbana i Comuni potranno accedere ad ulteriori contributi finanziari statali, oltre a quelli già previsti dai bandi ministeriali, comunitari e regionali. Si tratta di una dote di ben 90 milioni di euro che potranno essere erogati dal Viminale alle amministrazioni locali che si accorderanno con la prefettura per supportare tecnologicamente i moderni patti per la sicurezza. Lo prevede l’art. 35-quinquies del DDL di conversione del Decreto Sicurezza n. 113/2018. Il testo dell’articolato è molto sintetico e razionale. Al fine di potenziare gli interventi in materia di sicurezza urbana per la realizzazione degli obiettivi di cui all’articolo 5, lettera a) del decreto legge 20 febbraio 2017, n. 14 con riferimento all’installazione, da parte dei comuni, di sistemi di videosorveglianza, l’autorizzazione di spesa di cui all’art. 5, comma 2-ter, del dl 14/2017 è incrementata di 90 milioni nel quadriennio 2019 – 2022. In buona sostanza: ai già previsti 37 milioni di euro fissati dal decreto sicurezza dell’ex ministro Minniti (e già incardinati nel bando scaduto il 30 giugno scorso), il Viminale aggiunge ulteriori 90 milioni, per un totale di 127 milioni di euro. Che andranno finalizzati al potenziamento degli impianti di videosorveglianza urbana integrata, previa sottoscrizione di appositi patti per la sicurezza tra il sindaco e il prefetto. E’ possibile che a questo punto il Viminale ritenga di allargare almeno per qualche anno (come evidenziato dal Ministero dell’interno con la circolare diramata il 18 dicembre 2018) la forbice dei progetti che sono già in attesa di essere finanziati dal precedente bando scaduto da qualche mese. Oppure che decida di calendarizzare un nuovo bando specifico. Anche perché la tecnologia nel frattempo prosegue e pure le indicazioni normative, la prassi e la gestione del trattamento dei dati personali. Che, in caso di impianto destinato alla tutela della sicurezza urbana, potrà essere regolata ai sensi della direttiva Ue 2016/680 e solo marginalmente dal regolamento Ue 2016/679.

La versione integrale dell’articolo riporta tabelle, box o figure, per visualizzarle apri il pdf allegato.  



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